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Lavoro, presentato in Senato il progetto "Pensare con le mani"

(Adnkronos) - “Il settore delle infrastrutture deve affrontare il problema delle competenze di cui attualmente il mercato è carente: questo ambito oggi conta 350mila operai. Ne mancano circa 145mila. Il lavoro manuale è una leva irrinunciabile per le sfide che ci attendono: in quest’ottica, le imprese devono fare sistema con le scuole” afferma l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Roberto Tomasi.

Tomasi è intervenuto oggi a Roma, al Senato (Palazzo Giustiniani) per la presentazione de “il Manifesto del lavoro buono - Pensare con le mani” promosso da CNOS-FAP (Centro Nazionale Opere Salesiane – Formazione Aggiornamento Professionale) e Elis (Educazione, Lavoro, Istruzione e Sport) per ribadire la centralità del lavoro manuale in tutte le sue declinazioni. All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, i Ministri Patrizio Bianchi, Scuola e Andrea Orlando, Lavoro, oltre alla Senatrice Paola Binetti e al Direttore Generale CNOS-FAP Fabrizio Bonalume, i partner di Elis con DG Pierluigi Bartolomei, promotori dell’iniziativa e rappresentanti del mondo dell’impresa.

“Nell’ambito del progetto Autostrade del sapere – ha aggiunto l’Ad - abbiamo creato delle Academy per formare competenze tecnico-professionali nel campo delle manutenzioni e delle costruzioni, inoltre stiamo dialogando con il sistema ITS per un futuro che veda profili sempre più rispondenti alle esigenze del nostro settore. Il lavoro manuale continuerà a rivestire un ruolo primario nell’ambito delle nostre attività. Dovremmo anche raddoppiare la capacità ingegneristica del Paese: il 55% della nostra forza lavoro, ha più di 50 anni e il 45% ha tra i 20 e i 50 anni. Significa che il 45% è rappresentato da nuove competenze, mentre il resto sono figure che andremo a perdere per ragioni di età: è per questo che stiamo lavorando per attivare nuove professionalità e stimolare nuovi ingressi nel settore, mettendone in luce le opportunità. Abbiamo bisogno che l’industria si avvicini in modo deciso alla scuola e all’università, ed è il tempo che le aziende si alleino per mettere insieme fabbisogni, strumenti e programmi di azione: le sfide che ci attendono investono la capacità di individuare e coltivare le competenze del futuro nel breve, medio e lungo periodo”.

Il Manifesto, redatto dal professor Dario Nicoli del dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica di Brescia, scaturisce da una concreta analisi dei numeri, oltre ad una lettura socioeconomica del Paese Italia: gli ultimi dati Excelsior dell’Osservatorio di Unioncamere e Anpal sull’attuale e futuribile ricerca di figure professionali sono allarmanti: quasi una posizione su due non trova un lavoratore corrispondente. Le ragioni vanno dalla mancanza di candidati alla mancanza di preparazione adeguata a ricoprire il ruolo. È la prima volta, inoltre, che realtà diverse trovano una così stretta affinità e condivisione di obiettivi: la formazione è l’asset strategico più rilevante per lo sviluppo dell’Italia.

Il Manifesto propone in sintesi, cinque punti per invertire la rotta causata da decenni di svalutazione: orientamento, che è anche consapevolezza; educazione al lavoro attraverso una politica di rilanci dei percorsi formativi che allinei l’Italia all’Europa; politiche del lavoro con borse lavoro, ma anche con iniziative che osino innovare come contratti ad hoc per la successione d’impresa; il rilancio del lavoro artigianale e la tutela del lavoro manuale che non può prescindere da una revisione dei contratti di lavoro che valorizzi anche economicamente la retribuzione del lavoro manuale. La concretezza e la necessità di tante figure professionali introvabili ha fatto sì che, in poche settimane, il documento sia stato sottoscritto da oltre 90 aziende.

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