Lavoro: la rivoluzione che arriva dagli States

Siamo a un punto di svolta, anzi, a un punto di non ritorno. Nella società liquida i teoremi dimensionali e fisici del passato sono stati superati da nuovi valori: l’adattabilità e la virtualità. In un mondo del lavoro percorso da febbrili mutamenti, i tempi, i modi e i luoghi stanno subendo una rivoluzione copernicana, impensabile fino a pochi anni fa. La possibilità di trasferire grandi quantità di informazioni e di creare – grazie al cloud computing – archivi digitali consultabili ovunque vi sia una connessione alla rete, sta rendendo desueti uffici e ambienti impiegatizi. Ed è proprio nel fornire supporti tecnici e “infrastrutturali” a questo mutamento del modo di lavorare che molte imprese statunitensi hanno trovato la soluzione per prosperare in tempo di crisi.

In questa rivoluzione copernicana il web ha, ovviamente, un ruolo di primo piano. 37 Signals attraverso la piattaforma Basecamp ha ideato un ambiente di lavoro nel quale far incontrare e dialogare i free lance che collaborano a uno stesso progetto. Si tratta di un ambiente online coerente e intuitivo che mette in comunicazione i liberi professionisti e che facilita il livellamento fra free lance, piccole e grandi imprese. Con Box le collaborazioni al di fuori dell’ufficio stanno diventando una norma, invece di un’eccezione. Quest’azienda, operante nell’ambito del cloud computing, può ormai contare su 14 milioni di utenti e 140mila aziende su scala globale. Molti dei problemi con i quali si è dovuto convivere nell’ultimo ventennio di alfabetizzazione digitale, sono spazzati via da questa tecnologia di immagazzinamento: niente più mega-file vincolati al Pc aziendale, né preoccupazioni per non poter lavorare da casa sulla più recente versione di un file. Tutto è accessibile ovunque. Jive è uno strumento innovativo che porta la logica dei social media nel mondo aziendale. Si tratta di una social business platform nella quale gli aggiornamenti di stato e i flussi di attività vengono condivisi dagli impiegati in modo da aumentare la produttività e rendere più facile la ricerca delle persone e delle competenze necessarie in un determinato momento.

Ripensare i luoghi di lavoro non significa soltanto esternalizzare ai collaboratori e delegare tutto al web. Per le giovani aziende aprire un ufficio può essere un investimento difficile da sostenere, la soluzione, dunque, può essere il co-working. Per soli 250 dollari al mese WeWork Labs offre a 100 imprenditori e liberi professionisti operanti per 200 aziende di New York la possibilità di avere accesso a spazi di lavoro condivisi e sale riunioni ma anche a eventi e meeting con potenziali investitori. Anche LiquidSpace opera nel co-working e, attualmente, può contare su di una rete di 2000 spazi lavorativi in condivisione, uniformemente distribuiti in tutte le più importanti città statunitensi.

L’andamento altalenante dell’economia costringe le aziende a ricercare figure professionali estremamente flessibili: oDesk si occupa di trasformare questa flessibilità in opportunità offrendo a imprese e free lance contratti a progetto e lavoro on demand, a breve e a lungo termine. SYPartners, invece, si occupa di team building fornendo alle aziende strumenti online atti a migliorare la coesione fra colleghi e a favorire il conseguimento degli obiettivi preposti.

Quasi tutte le più importanti invenzioni dell’umanità sono nate per errore o per colmare una mancanza. Alla regola non fanno eccezione le idee che stanno alla base di molte start up. Prendiamo, per esempio, Ted Rodin fondatore di Fancy Hands. Prima di lanciare la sua impresa di servizi, Rodin era a corto di tempo, non riusciva più a conciliare lavoro, famiglia e il tempo per leggere un libro. La sua idea è stata quella di creare, con Fancy Hands, un pool di assistenti in grado di fare ricerche, fissare riunioni o, molto semplicemente, portare a spasso i cani. In Italia qualcosa del genere c’è già: si chiama banca del tempo ed è una forma di reciproco volontariato. Nei produttivistici Stati Uniti, ovviamente, qualcuno si è fatto i conti in tasca e ha capito come fosse meglio, in tempi di crisi, costruirci sopra un business.