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Le Borse provano a resistere ai dati Pmi cinesi in rallentamento a settembre

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Le Borse provano a resistere ai dati Pmi cinesi in rallentamento a settembre
Le Borse provano a resistere ai dati Pmi cinesi in rallentamento a settembre

Avvio sopra la parità per i listini del Vecchio Continente, dopo i dati in frenata dell’economia cinese. Restano i timori per l’energy crunch. Petrolio poco mosso

Le Borse europee iniziano al rialzo l’ultima sessione del mese che si preannuncia all’insegna della volatilità. A Milano il Ftse Mib segna +0,58%, il Dax a Francoforte +0,35%, il Cac 40 di Parigi +0,92%, l’Ibex 35 di Madrid +0,71% e il Ftse 100 di Londra +0,56%. La Borsa di Tokyo chiude in calo, dopo la chiusura mista di Wall Street, con l’indice Nikkei a -0,31% e con l’attenzione degli investitori focalizzata sul nuovo premier Kishida.

VOLATILITÀ ATTESA

L’ultima seduta di queste mese coincide anche con la chiusura del trimestre che comporterà inevitabilmente degli aggiustamenti dei portafogli, con conseguente aumento della volatilità. Nella notte l’Asia si è mossa contrastata, con i timori legati alla crisi energetica e sui dati cinesi che continuano a mostrare un rallentamento della ripresa, anche se il Pmi servizi ha fornito segnali positivi.

DATI CINESI IN CONTRAZIONE

Il Pmi manifatturiero cinese è sceso inaspettatamente a 49,6 a settembre, rispetto alle aspettative del mercato di 50,1, che corrisponde al valore di agosto. “Ieri i funzionari del governo cinese sono arrivati a mettere un freno all'eccessivo trading speculativo ordinando la riduzione degli spread”, commenta Jeffrey Halley, analista senior per l'area Asia Pacifico di Oanda. “Con la Cina chiusa per festività per una settimana a partire da domani, è improbabile che i Pmi manifatturieri rimbalzino per ottobre". Nonostante l’iniezione di liquidità della banca centrale cinese, gli spread risentono delle tensioni legate anche alla crisi energetica.

DOLLARO PROTAGONISTA

Sul fronte valutario, il dollaro torna protagonista, salito sui massimi da 18 mesi contro yen e da 14 mesi contro l’euro, sceso sotto la soglia di 1,16. Dall’obbligazionario Usa arrivano segnali di stabilizzazione, dopo che gli Stati Uniti votano oggi per evitare lo shutdown, con i rendimenti del Treasury decennale sceso all’1,52%. Poco mosso il prezzo del petrolio, con il Brent scambiato a 78,62 dollari al barile e il Wti a 74,95 dollari. Lo spread apre in lieve rialzo a 105 punti base.

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