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Le città di oggi cambiano i ritmi di vita sotto il suono della campana del coprifuoco

Di Alessia Musillo
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Maurizio Siani - Getty Images
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Parola del giorno: coprifuoco - lo ha detto anche il Sindaco di Milano, Beppe Sala, in un suo video-post che sta circolando in Rete da stamattina. Perchè, in queste ore, la Lombardia si sta preparando a chiudere portoni e portoncini di casa dalle 23 di sera alle 5 del mattino a fronte della nuova impennata dei contagi da Coronavirus. Stessa sorte tocca alla Campania e ad altre città d'Europa. In Francia, si chiama "confinamento notturno" e, al momento, serra fra i muri domestici gli abitanti di almeno sette città français, compresa la Ville Lumière. L'ora X scatta anche in Germania, non è un vero e proprio lockdown notturno ma è comunque una chiusura serrata di bar, ristoranti e späti.

Le parole sono importanti. Treccani definisce il coprifuoco come una "usanza medievale per cui, a una determinata ora della sera, gli abitanti di una città erano tenuti a coprire il fuoco con la cenere per evitare incendi", comuni durante le ore notturne per via delle candele accese. Oggi sappiamo che il coprifuoco, anche e soprattutto per come lo abbiamo conosciuto attraverso i racconti recenti dei nostri nonni, o letto sulle pagine del Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, è il divieto straordinario di uscire durante le ore notturne, imposto dalle autorità, per motivi di ordine pubblico e in situazioni di emergenza. In Italia, l'ultima volta che suonò la campana del coprifuoco risale al 26 luglio 1943 - quando la Penisola, sotto stato d'assedio, viveva i tempi del cosiddetto Commissariato Militare e costringeva chiunque a stare a casa dalle 20 alle 6 del giorno successivo.

Il coprifuoco, accetta contemporanea, arriva oggi a scandire un nuovo tempo urbano e a rinnovare l'ordine dello spazio. Le vie della notte restano vuote e ci riabituremo alla desolazione notturna, già esperienzata in lockdown. In questa dimensione da spazio dilatato, le strade diventano protagoniste dell'orizzonte urbano (senza vita) e la notte riscopre una dimensione lenta. Il luogo muta di pari passo con il tempo - e il momento per "fare cose" è solo quello scandito dal sole.

La città precede i suoi ritmi: si esce prima, si pranza prima, si fa sport prima e quell'aperitivo in sospeso si cancella o si anticipa - perché quando la notte si abbatte sul quartiere, la lentezza e il silenzio dominano lo spazio. Non ci sono passeggiate notturne e il ristorante avrà modo di servire i commensali per un turno solo. E, inevitabilmente, cambia lo stile di vita. Nord vs sud: un coprifuoco alle 23 a Napoli sarà diverso da un coprifuoco alle 23 a Bergamo. La tavola partenopea, nella tradizione, si apparecchia tardi e si sparecchia ancor più tardi; di contro, quella bergamasca, vive del canto della gallina - che alle 18:30 scandisce l'ora della cena (e non più quella dell'aperitivo, anche perché sarebbe troppo tardi per il coprifuoco).

"Non tornare oltre l'imbrunire" intimavano le nostre nonne ai nostri genitori. Ora, a darci un orario è la situazione che viviamo. E, mentre si dibatte se sia corretto assimilare un linguaggio pandemico a una comunicazione da tempi di guerra, la città, nelle sue ore più buie, cambia. Torna il vuoto fetish - odio e amore degli spazi desolati del lockdown -, la notte, dolcemente naturale, si riappropria del suo spazio in un tempo sospeso e si prepara a risvegliarsi, fra suoni e colori, solo con i primi raggi del sole in poi.