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Le condizioni del giovane Ferrerio restano gravissime dopo il pestaggio di un senza dimora

Davide Ferrario
Davide Ferrario

Quei due pugni con ginocchiata che hanno ridotto Davide Ferrerio in agonia danno la cifra di quanto sia stata violenta l’aggressione che il 22enne giovane tifoso del Bologna ha subito ad opera del 21enne senza dimora Nicolò Passalacqua, originario di Colleferro, in provincia di Roma. Il ragazzo è ricoverato in fin di vita all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro e in queste ore in Calabria è giunta madre di Davide, Giuseppina Orlando. La dinamica dell’aggressione è sconcertante per violenza: l’ordinanza con cui Passalacqua è indagato per tentato omicidio cita l’incontro fra i due a Crotone fra via Esterna Firenze e via Vittorio Veneto.

Due pugni e una ginocchiata: Davide in agonia

Quello è il punto esatto in cui, pare per punizione per uno sguardo di troppo ad una ragazza, Davide è stato raggiunto, bloccato e fatto oggetto di un micidiale uno-due: ginocchiata violentissima allo sterno saltando e in sequenza mentre il 22 cadeva due pugni fortissimi al volto. Davide è caduto a terra privo di sensi in strada. Quei colpi infatti gli avevano provocato un trauma cranico severo per il quale ancora oggi la prognosi è riservata a Catanzaro. Non è dato sapere se il devastante trauma cranico di Davide sia il frutto di uno dei due pugni ricevuti i della caduta all’indietro a seguito della spaventosa sequenza di colpi che ne ha accelerato velocità ed impatto, ma il ragazzo oggi è in fin di vita e le sue condizioni di salute sono disperate.

L’accusa della madre: “Dovevate fermarlo”

Per Davide è stata organizzata anche una fiaccolata e sua madre ha detto: “Voglio dire ai cittadini di Crotone di denunciare. Di essere meno omertosi, di intervenire immediatamente quando si verificano degli episodi così gravi. In tanti siete venuti per mio figlio e vi ringrazio però dovevate sostenere anche mio figlio quella sera, quando erano le 20.45, in pieno centro. E nessuno lo ha fatto. È stato visto correre, con uno che gli correva dietro. E nessuno ha detto: ‘Hei, fermati!’. Oggi mio figlio non sarebbe in coma“.