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Le differenze tattiche tra Beppe Iachini e Cesare Prandelli alla Fiorentina

Chiara Manetti
·4 minuto per la lettura

La panchina della Fiorentina quest’anno non trova un padrone. Beppe Iachini ha iniziato la stagione, Cesare Prandelli l’ha continuata fino alle sue clamorose e inaspettate dimissioni, facendo subentrare ancora una volta il tecnico di Ascoli Piceno. Colui che è destinato nuovamente a portare la Viola alla salvezza, come fece nella stagione 2019/20. Del resto, Iachini è uno specialista in questo, capace di enormi e tempestivi cambi di marcia che conducono le sue squadre alla permanenza in Serie A.

L’avvio della stagione 2020/21 era stato stentato: nelle prime 7 giornate Iachini era riuscito a portare la Viola alla vittoria in sole due occasioni, a fronte di 2 pareggi e 3 sconfitte. Certo, il modo con cui era stata costruita la squadra non lo aiutava. C’erano da un lato Pulgar e Amrabat perfetti per un centrocampo a 2, dall’altro Castrovilli, Duncan e Bonaventura adatti per uno a 3. Se schierava due punte e cinque difensori (dato che Milenkovic e Pezzella non sembravano a loro agio nella difesa a 4) voleva dire tenere in panchina due tra Vlahovic, Kouamé e Cutrone e pure Callejon che ha costruito la sua carriera nel 4-3-3.

Di conseguenza Iachini è dovuto scendere a compromessi, optando per un 3-5-2, lo stesso che aveva usato nella stagione precedente per salvarsi. Amrabat schierato come regista affiancato da due interni, Chiesa sulla fascia destra e Kouamé prima punta. Dopo la cessione di Chiesa è mancato però un vero sostituto e l’intera fase offensiva è stata posta sulle spalle di Frank Ribery, chiamato in causa praticamente in ogni occasione, anche solo per far uscire la palla dalla difesa. Lentezza generale, resistenza nel passare la palla al centro e mancanza di profondità hanno completato il quadro. La continua staffetta tra le punte, poi, non ha permesso a nessuno dei tre di trovare la continuità necessaria, tanto che l’attacco viola era uno dei più sterili della Serie A.

Beppe Iachini | Giuseppe Bellini/Getty Images
Beppe Iachini | Giuseppe Bellini/Getty Images

Iachini non è riuscito a imprimere la sua grinta e aggressività né nel gioco troppo difensivo e con poche idee (sostanzialmente palla a Ribery e ci pensa lui), né nei giocatori. Ecco che, alla settima giornata, è arrivato l’esonero.

Prandelli, uomo più calmo e razionale, ha però osato più di Iachini con formazioni offensive che prevedevano un difensore in meno e un attaccante in più. Ha usato sia il 4-3-3 che il 4-2-3-1 ma, non riuscendo a ottenere risultati positivi, spesso è dovuto tornare al 3-5-2, preferendo dare sicurezza alla difesa. Cercava di spingere sull’aggressività dei difensori e di risolvere le difficoltà di ripiegare dietro la linea della palla del 4-3-3 o del 4-2-3-1. In più Vlahovic era troppo isolato. Prandelli ha infatti variato molto in difesa. Ad esempio, contro la Roma, ha optato per un 3-4-2-1 e una marcatura a uomo, mentre contro il Milan ha usato un 4-4-2 e una marcatura a zona. Mettendosi a specchio in entrambi i casi. In attacco, invece, Prandelli ha puntato sugli uomini di maggior talento, dando piena fiducia a un Vlahovic definitivamente esploso nelle ultime partite giocate e mettendo al centro della Viola un rinato Eysseric. Ed è quasi un miracolo che Vlahovic sia riuscito a segnare 13 reti, considerando la rigidità della squadra e la difficoltà nell’arrivare al tiro.

Cesare Prandelli e Dusan Vlahovic | Giuseppe Bellini/Getty Images
Cesare Prandelli e Dusan Vlahovic | Giuseppe Bellini/Getty Images

Ma l’allenatore arriva fino a un certo punto. La tensione della situazione si vede nel modo in cui i giocatori sono in campo: terrorizzati di sbagliare, minimizzano i rischi anche se vuol dire perdere una situazione favorevole. Alla luce di questo e nella consapevolezza di non essere più in grado di allenare la squadra per vari motivi, Prandelli si è dimesso. Iachini è tornato, ha già affrontato la sua prima partita con la Viola e le differenze dalla sua prima gestione si sono viste. Non in termini di risultati, ma di scelte tattiche e di uomini (a parte il modulo che rimane il 3-5-2).

La Fiorentina dello Iachini 1.0 aveva dei punti fissi come Caceres, Amrabat, Biraghi e l’alternanza degli attaccanti. La Fiorentina dello Iachini 2.0 invece si pone in continuità con quella di Prandelli. Quarta, lanciato proprio da Iachini in un momento di difficoltà, è ormai un titolare fisso assieme a l'inamovibile Vlahovic. Biraghi e Amrabat si sono seduti in panchina, lasciando spazio a Pulgar, Bonaventura e Castrovilli. Certo, i rientri dalle Nazionali potrebbero aver condizionato le sue scelte. Ma è chiaro che le dinamiche della squadra sono cambiate e che non si poteva resettare ogni cosa. Sono però molte le conferme di Iachini della precedente gestione. Vedremo se il tecnico di Ascoli Piceno continuerà su questa via o meno, puntando sempre a un solo obiettivo: la salvezza

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