Italia markets closed
  • FTSE MIB

    22.965,63
    -127,47 (-0,55%)
     
  • Dow Jones

    31.496,30
    +572,16 (+1,85%)
     
  • Nasdaq

    12.920,15
    +196,68 (+1,55%)
     
  • Nikkei 225

    28.864,32
    -65,78 (-0,23%)
     
  • Petrolio

    66,28
    +2,45 (+3,84%)
     
  • BTC-EUR

    41.355,30
    +61,28 (+0,15%)
     
  • CMC Crypto 200

    982,93
    +39,75 (+4,21%)
     
  • Oro

    1.698,20
    -2,50 (-0,15%)
     
  • EUR/USD

    1,1916
    -0,0063 (-0,52%)
     
  • S&P 500

    3.841,94
    +73,47 (+1,95%)
     
  • HANG SENG

    29.098,29
    -138,50 (-0,47%)
     
  • Euro Stoxx 50

    3.669,54
    -35,31 (-0,95%)
     
  • EUR/GBP

    0,8612
    -0,0004 (-0,05%)
     
  • EUR/CHF

    1,1085
    -0,0036 (-0,32%)
     
  • EUR/CAD

    1,5068
    -0,0094 (-0,62%)
     

Le mostre più belle che possiamo tornare a vedere dal 18 gennaio

Di Silvia Airoldi
·14 minuto per la lettura
Photo credit: © Amedeo Benestante
Photo credit: © Amedeo Benestante

From ELLE Decor

La buona notizia è che, dopo oltre due mesi, riaprono i musei e le mostre anche se solo nelle regioni in zona gialla e nei giorni feriali. In effetti, il nuovo Dpcm del 16 gennaio e il decreto varato dal governo il 13 gennaio, che entrano in vigore dal 16 gennaio al 5 marzo, mettono in atto una serie di misure anti Covid ancora più restrittive per il contrasto e il contenimento del virus. La situazione epidemiologica è peggiorata, tanto che è stato prorogato lo stato d'emergenza al 30 aprile, un trend negativo che non riguarda solo l'Italia, dove però alla crisi pandemica si somma quella politica, ma anche il resto dell'Europa - vedi Germania e Inghilterra in lockdown totale - e del mondo.

Ma vediamo quali sono le novità, cosa è consentito fare e cosa no.

Nel sistema di divisione dell'Italia in fasce colore di rischio, con criteri di entrata RT (indice di trasmissione del contagio) resi ancora più severi, viene istituita una zona bianca. Al suo interno è abolita ogni restrizione, tutte le attività sono aperte mantenendo gli unici obblighi del distanziamento e dell'uso della mascherina. Ma considerando che una regione diventa bianca solo se il rischio è classificato come basso e con casi di contagio inferiori a 50 ogni 100 mila abitanti per tre settimane consecutive, al momento si tratta solo della prospettiva di uno scenario futuro, di uno spiraglio di luce, si spera non troppo lontano. Da lunedì 18 gennaio è previsto il ritorno a scuola per le superiori con una didattica in presenza almeno del 50% (esclusa zona rossa e salvo ordinanze regionali più restrittive), mentre per contrastare la movida il Dpcm impone la nuova regola per i bar del divieto di asporto dopo le 18. Le limitazioni si applicano anche agli spostamenti, con il divieto fino al 15 febbraio di entrare ed uscire dalle regioni, anche se sono di colore giallo, fatti salvi motivi di lavoro, necessità e salute. E sempre fino a quella data restano chiusi gli impianti sciistici. Se la riapertura in zona gialla dei musei, rimasti chiusi dopo il Dpcm del 4 novembre, va letta come un buon auspicio e nell'intenzione del governo “quale luogo simbolico della cultura del Paese”, si confermano, invece, le chiusure di palestre, piscine, cinema e teatri fino al 5 marzo. Fino a quella data è prorogato il coprifuoco dalle 22 alle 5 e le misure per le fasce rossa, arancione e gialla già in vigore durante le feste di Natale.

Da domenica 17 gennaio scattano i nuovi colori delle regioni, che vedono colorarsi di giallo solo la provincia autonoma di Trento, Toscana, Molise, Basilicata, Campania e Sardegna. I musei e le istituzioni culturali sono pronti, stanno fremendo per la riapertura al pubblico dei loro spazi espositivi, nel rispetto ovviamente delle misure di sicurezza peraltro già attuate l'estate scorsa, e per la ripresa delle mostre ed eventi in programma, in un calendario che ha già subito troppe cancellazioni e posticipi. Riparte, finalmente, il dialogo interrotto con i visitatori. Ecco una lista di musei e appuntamenti da scoprire o riscoprire a partire da lunedì 18 gennaio anche se questa volta, purtroppo, la cultura non potrà varcare i confini regionali e dovrà fare i conti con le sole visite nei giorni lavorativi della settimana.

Giovanni Boldini. Il Piacere, Mart, Rovereto

Photo credit: Jacopo Salvi
Photo credit: Jacopo Salvi

Mentre nel fine settimana fervono i preparativi a porte chiuse per la riapertura in sicurezza, lunedì 18 gennaio il Mart potrà finalmente inaugurare la nuova mostra "Giovanni Boldini. Il Piacere", che attende da novembre di essere visitata. La Belle Époque, il fascino della società, dei personaggi e intellettuali di quel tempo rivivono nelle opere del grande ritrattista. Sono 170 le opere esposte del pittore che da Ferrara si trasferisce a Parigi, dopo avere frequentato a Firenze i Macchiaioli, dove conosce Courbet, Manet, Degas e diventa uno degli artisti più richiesti della Ville Lumière di fine secolo. Tanto che le donne dei suoi quadri, nobildonne e attrici incontrate nei salotti culturali e mondani di Parigi e ritratte nell'essenza della loro femminilità, dettano i canoni dello stile e dell'eleganza dell'epoca e i loro abiti, disegnati da pennellate lunghe e vibranti, definiscono le tendenze della moda. Il percorso espositivo segue un criterio cronologico e mette in luce temi particolari, come le relazioni con il poeta Gabriele d’Annunzio, attraverso comuni muse ispiratrici quali Luisa Casati, la 'Divina Marchesa', colta e trasgressiva, interprete assoluta dell’eleganza e dell’eccentricità della Belle Époque. La mostra, da un'idea di Vittorio Sgarbi, è curata da Beatrice

Avanzi e da Tiziano Panconi. Insieme alla retrospettiva dedicata a Boldini, riprenderà, fra l'altro, la mostra"Caravaggio. Il contemporaneo" e riaprirà l’Archivio del ’900.

www.mart.trento.it

MUSE, Musei Civici, Firenze

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

“Non vogliamo perdere neanche un minuto”, ha detto l'assessore alla cultura del capoluogo fiorentino, Tommaso Sacchi, di fronte all'occasione di riaprire i musei, un messaggio fondamentale da parte della cultura e “un segnale di speranza importante” per la società, in questo periodo di grande crisi provocata dalla pandemia. Così lunedì 18 gennaio riapriranno in sicurezza, secondo orari specifici, i musei comunali: Museo di Palazzo Vecchio (Sala del Duecento Arazzi Medicei e Torre di Arnolfo), Museo del Novecento, Museo Stefano Bardini, Cappella Brancacci, Museo di Santa Maria Novella, Museo del Ciclismo Gino Bartali, Memoriale di Auschwitz.

musefirenze.it

Henry Moore. Il disegno dello scultore, Museo del Novecento, Firenze

Photo credit: Henry Moore Archive. Reproduced by permission of The Henry Moore Foundation
Photo credit: Henry Moore Archive. Reproduced by permission of The Henry Moore Foundation

Il Museo del Novecento riapre il 18 gennaio con una mostra dedicata al maestro della scultura inglese, a cura di Sergio Risaliti e Sebastiano Barassi, che ha richiesto due anni di ricerca e lavoro. L'esposizione, realizzata in collaborazione con la direzione scientifica della Fondazione Moore, rileggendo alcuni dei temi centrali nella produzione artistica di Moore, approfondisce il valore del disegno nella sua pratica e ne indaga la relazione con la scultura. Nell'esposizione sono protagonisti le forme naturali, quali rocce, ciottoli, radici e tronchi, gli animali, ma anche i teschi e quindi la relazione tra il creatore e la materia, che si esprime nel disegno delle mani dell’artista o dell’artista al lavoro nel paesaggio. Per Moore, infatti, “l’osservazione della natura è decisiva nella vita dell’artista. Grazie a essa anche lo scultore arricchisce la propria conoscenza della forma, trova nutrimento per la propria ispirazione e mantiene la freschezza di visione, evitando di cristallizzarsi nella ripetizione di formule”. L'esposizione "Henry Moore. Il disegno dello scultore", che riporta Moore a Firenze dopo quasi cinquant’anni (era il 1972) dalla memorabile mostra al Forte di Belvedere, si concentra su una parte meno conosciuta della produzione dell'artista inglese. I soggetti scelti, legati da una comune ricerca sulla struttura e sulla forma, forniscono nuovi punti di vista, rivelando richiami alla tradizione anglosassone tra pittura romantica di paesaggio, riconoscibile nei disegni dedicati agli eventi atmosferici, e osservazione scientifica, come nei disegni che ritraggono animali tipici della cultura inglese. Le mani, invece, altro tema esplorato da Moore, non sono solo lo strumento per l'attività dell'artista ma anche un forte veicolo di emozioni, sensazioni e sentimenti. Non solo, la mano racconta l’origine della creazione e della costruzione della forma nello spazio, la connessione profonda tra l’oggetto naturale e la coscienza interiore di esso. Secondo Moore, “La percezione della forma è per lo scultore una sensazione interiore: ogni forma, infatti, viene da lui percepita come se fosse contenuta nell’incavo della sua mano, e visualizzata mentalmente nella molteplicità dei suoi aspetti”. Fino al 18 luglio. A fianco della mostra è proposto il progetto espositivo "Henry Moore in Toscana", dal 18 gennaio al 30 maggio, che mette in luce il legame tra lo scultore e il territorio toscano attraverso opere, documenti e fotografie.

www.museonovecento.it

Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci, Prato

Photo credit: © photo OKNOstudio
Photo credit: © photo OKNOstudio

La riapertura di mercoledì 20 gennaio sarà contrassegnata dalla nuova bandiera di Jeremy Deller, che sventolerà sul pennone posto sul fronte anteriore del centro. All'interno del progetto Extra Flags, intitolata 'A flag for a new Pangolin Nation', la bandiera dell'artista inglese è dedicata al pangolino, il mammifero considerato, secondo alcuni studi, ospite del nuovo Coronavirus e ponte per il salto di specie dal pipistrello all'uomo. Una visione, quella di Deller, che conferma la sua vena provocatoria, ironizzando sulla pandemia negli aspetti delle strumentalizzazioni politiche nazionaliste e populiste.

Nel complesso espositivo, progetto dell’architetto razionalista Italo Gamberini ampliato da Maurice Nio nel 2016, riprendono le attività con le proroghe delle mostre e progetti in corso: "Jacopo Benassi. Vuoto", "Protext!" e "Litosfera". "Protext! Quando il tessuto si fa manifesto", fino al 14 marzo, indaga il ruolo del tessuto come strumento di rappresentazione del dissenso. Il video 'A Fragmented World' di Elena Mazzi e Sara Tirelli e l’installazione ambientale 'Produttivo' di Giorgio Andreotta Calò dialogano nel progetto "Litosfera", fino al 18 aprile. La personale dedicata al fotografo ligure "Jacopo Benassi. Vuoto" prosegue invece fino al 30 gennaio.

www.centropecci.it

MACTE, Termoli (Campobasso)

Photo credit: Gianluca Di Ioia
Photo credit: Gianluca Di Ioia

Il museo di arte contemporanea di Termoli riapre le sue sale espositive il 18 gennaio per mostrare la sua collezione permanente, costituita dalle opere acquisite tramite il Premio Termoli. Incentrata sulla ricerca artistica che spazia dal post-informale all’astrattismo, alla nuova figurazione, fino all’arte cinetica e programmata, la raccolta riunisce oggi 470 opere fra dipinti e sculture realizzati in materiali e tecniche diverse. Il museo presenta il nuovo allestimento della prima sala laterale, a cura di Caterina Riva, che non seguendo un ordine cronologico o tematico propone di “presentare sia le problematiche che le potenzialità delle opere conservate presso il Museo”, come spiega la curatrice stessa e direttrice del MACTE che per il nuovo layout espositivo ha consultato anche alcuni degli artisti per un confronto diretto. Nella sala sono presenti opere degli anni Sessanta e Settanta e “la giustapposizione di opere da tempi e contesti differenti vuole mostrare diverse strategie e materiali, e annunciare una dialettica di significati e significanti dei linguaggi artistici che da storici si fanno contemporanei e viceversa”, specifica Riva. Oltre alla selezione e all'installazione di opere nelle sale sono stati invitati critici e curatrici, artisti e artiste a scrivere dei testi su opere selezionate della collezione, che saranno a disposizione all'interno del Museo e on line.

www.fondazionemacte.com

MADRE, Napoli

Photo credit: Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano
Photo credit: Courtesy l’artista e Galleria Raffaella Cortese, Milano

Il Madre riapre le porte del suo ottocentesco Palazzo Donnaregina nel cuore del centro storico partenopeo. Dal 18 gennaio riprendono le visite ai tre livelli espositivi del museo d'arte contemporanea, che ospitano allestimenti site-specific, la collezione permanente con opere dei più grandi artisti internazionali del Novecento e le esposizioni temporanee. In questa occasione, in particolare, oltre alla collezione permanente, si possono vedere le mostre "Le massacre du printemps" di Mathilde Rosier, "Alessandro Mendini piccole fantasie quotidiane" e l'installazione "Giocherai nel quotidiano, correndo" di Temitayo Ogunbiyi.

L'opera video "Le massacre du printemps (2020)" di Mathilde Rosier, nel progetto espositivo a cura di Andrea Viliani, reinterpreta 'Le sacre du printemps', un balletto creato da Vaslav Nijinsky per i Ballets Russes nel 1913 su musiche di Igor Stravinsky. Come proprio della sua pratica artistica, Rosier dà forma a un racconto personale a partire da una narrazione esistente. Nel suo lavoro, incentrato sul rapporto tra l’essere umano e l’ambiente, i danzatori, attraverso gesti che riprendono quelli dei contadini nei campi, mettono in relazione l'atto dell'adorazione della terra a quello del suo successivo sfruttamento. Mentre lo sfondo della coreografia sono luoghi-metafora del territorio campano, ovvero le serre dell’area vesuviana, il porto della città di Napoli e l’ex sito industriale della piana di Bagnoli, emblematici nel loro significato in termini di produttività intensiva, inquinamento industriale e contaminazione. L'opera entra a far parte della collezione permanente del Madre. La mostra dedicata ad Alessandro Mendini, realizzata in collaborazione con lo Studio Alessandro Mendini e curata da Gianluca Riccio e Arianna Rosica, si concentra sulla multidisciplinarietà del lavoro del designer e architetto, esplora il legame tra la sua poetica e la cultura artistica d’avanguardia e riserva una sezione al rapporto che Mendini ha sviluppato con Napoli, in relazione ad alcuni interventi di arte pubblica realizzati nella città partenopea. Fino al 1 febbraio. "Giocherai nel quotidiano, correndo" è un playground, uno spazio di gioco, appositamente concepito per il Madre da Temitayo Ogunbiyi, la cui ricerca artistica si ispira al contesto naturale e pone l'accento sulle identità e sulle tradizioni locali. Fino al 5 aprile.

www.madrenapoli.it

Il Parco Archeologico di Ercolano

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Tutto pronto per la riapertura del 18 gennaio. La città della memoria, inondata da colate di fango che la seppellirono sotto oltre venti metri di materiale vulcanico proveniente dall'eruzione del Vesuvio del 70 d. C., attende i visitatori nel suo percorso di visita agli scavi archeologici. A riportare in luce Ercolano, anche se solo in parte - si possono vedere a cielo aperto solo circa 4,5 ettari ipotizzando che la città racchiusa entro la mura fosse di 20 ettari complessivi, per una popolazione di circa 4000 abitanti - furono le esplorazioni borboniche nel Settecento, a partire dal 1709 quando Ercolano fu 'riscoperta'. Attualmente, il parco visitabile comprende le terme e la palestra oltre a numerose abitazioni private di età imperiale e varia tipologia, case con impianto tradizionale, caseggiati plurifamiliari, grandi residenze con quartieri in posizione dominante sul mare e a cavallo delle mura. Da vedere attraverso un percorso circolare, l'area archeologica, con accesso dalla Galleria Martusciello che conduce all’antica spiaggia, il padiglione della barca, che espone l’imbarcazione scoperta sull’antica spiaggia e una serie di oggetti testimoni del legame profondo fra Ercolano e il mare, e l'Antiquariam che ospita la mostra permanente “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, nella quale sono riuniti 200 monili, preziosi, arredi domestici ritrovati nell'area appartenuti agli abitanti dell'antica Ercolano.

www.ercolano.beniculturali.it

Museo Nazionale, Matera

Il 18 gennaio si riapre anche nella città dei Sassi il museo istituito nel 2019, che riunisce in unica struttura il Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola, nato nel 1911, e il Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata, creato nel 2003. Il primo, nel quale sono custodite testimonianze dalla preistoria all’arte greco-romana, si presenta all'appuntamento della riapertura tanto attesa con un allestimento, migliorato nei flussi, e il ripristino come accesso d'entrata dello storico portale d'ingresso. Il Museo Nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata ospita le tre sezioni: Arte del territorio, Collezione Camillo d’Errico, Arte contemporanea con le opere di Carlo Levi e Luigi Guerricchio

www.museimatera.it

Lisetta Carmi. Voci allegre nel buio Fotografie in Sardegna 1962-1976, MAN, Nuoro

Photo credit: Courtesy Photo
Photo credit: Courtesy Photo

Anche l'ampia antologica dedicata a Lisetta Carmi, fino ad oggi sospesa, potrà finalmente essere visitata negli spazi del MAN_Museo d'Arte Provincia di Nuoro. Dal 21 gennaio, la mostra, a cura di Luigi Fassi e Giovanni Battista Martini, propone un focus particolare su una delle più importanti interpreti della fotografia italiana del secondo dopoguerra. In primo piano ci sono, infatti, le foto in bianco e nero che Lisetta Carmi ha scattato tra il 1962 e il 1976, nel corso dei suoi numerosi soggiorni nell’isola, e che rappresentano una parte meno conosciuta della sua produzione artistica. Insieme a centinaia di immagini sulla Sardegna sono esposte una serie inedita di diapositive a colori dedicate ai paesaggi dell’entroterra sardo oltre a due sezioni, più di fotografia sociale e di denuncia, che ospitano la serie de 'I Travestiti (1965-1971)', un ritratto della comunità emarginata dei travestiti di Genova, e quella degli 'operai del porto di Genova (1964)' nelle loro condizioni estreme di lavoro. Fino al 7 Marzo. Il MAN presenta anche una selezione delle opere, parte dalla collezione permanente del museo, nel progetto espositivo "D’oro e verderame".

www.museoman.it

La Stazione dell’Arte, Ulassai (Nuoro)

Photo credit: E. Loi, S. Melis. Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte
Photo credit: E. Loi, S. Melis. Courtesy Fondazione Stazione dell'Arte

Il 18 gennaio, il museo d’arte contemporanea dedicato a Maria Lai può finalmente proseguire il dialogo con i visitatori, nel suo allestimento permanente "Fame d’infinito". La mostra, a cura di Davide Mariani, è concepita come un'esperienza multisensoriale, nella quale l'arte si vede, si sente e si può toccare, arricchita da un archivio digitale per la consultazione di materiali, documentari e video di grande importanza nella lettura dell'opera dell'artista sarda. Sculture, disegni a matita e su china, telai e tele cucite, i celebri pani e i libri cuciti ma anche installazioni e interventi ambientali, tutte le opere più significative di Maria Lai rivivono nell'intenso progetto espositivo, raccontando in modo coinvolgente, anche da un punto di vista emozionale, il percorso artistico dell'artista ulassese nella sua completezza. Uno sguardo, come spiega Mariani, quello di Maria Lai che “ha saputo trasformare, con sapiente maestria, il proprio vissuto quotidiano in un’esperienza di carattere universale realizzando lavori a partire dalla reinterpretazione di miti, storie e leggende della sua terra ”. Anche attraverso “il ricorso alla metafora come mezzo capace di svelare il senso profondo delle opere”, come l'esposizione riesce bene a fare emergere. Oltre alla mostra permanente negli altri edifici dell’ex stazione ferroviaria sono ospitati progetti site-specific di artisti diversi.

www.stazionedellartexperience.com