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Le navi abbandonate sul Lago d'Aral, scheletri di un disastro ambienta

·2 minuto per la lettura
Uzbekistan, l'incredibile deserto di navi abbandonate sul Lago d'Aral
Uzbekistan, l'incredibile deserto di navi abbandonate sul Lago d'Aral

Sembrano delle inquietanti installazioni artistiche, di quelle che siamo abituati a vedere nelle mostre che cercano di risvegliare le nostre coscienze sui danni perpetuati dall’uomo nei confronti del delicato ecosistema del mare. Invece è tutto vero. Le navi abbandonate sul Lago d’Aral in Uzbekistan sono una monumentale testimonianza di uno dei più grandi disastri ecologici della storia.

L’inquietante deserto delle navi abbandonate sul Lago d’Aral

Vi sarà capitato di vedere qualche foto di una o più navi arenate sul fondo desolato e polveroso di un deserto di sabbia. Magari avrete pensato a un paradosso dal mood artistico invece è tutto vero.

Gli scheletri di quelle navi arenati a chilometri dal bagnasciuga esistono sul serio e sono la triste testimonianza di un disastro ambientale causato dall’uomo, la specie più distruttiva del pianeta. Si trovano su quello che un tempo era considerato il quarto lago del pianeta per estensione: il Lago d’Aral al confine tre l’Uzbekistan e il Kazakistan.

Così grande che veniva chiamato “mare” e che ora, così come hanno testimoniato le foto diffuse dalla Nasa, è quasi del tutto prosciugato, perdendo circa il 75% della sua superficie. E no, non si è trattato di un problema derivato dal cambiamento climatico.

Il motivo del prosciugamento del Lago d’Aral

Il motivo, come spesso accade, è squisitamente economico. Nei primi anni Sessanta, per irrigare i vasti campi di coltura intensiva di cotone delle aree circostanti, il governo dell’Unione Sovietica decise di prelevare l’acqua del lago attraverso un sistema di canali di irrigazione. L’Uzbekistan è diventato successivamente uno dei principali esportatori di cotone (soprattutto negli anni ’80) ma questo successo ha avuto un enorme costo ambientale.

La rovina di Moynaq con le sue navi abbandonate

Oltre ad aver prosciugato le acque del Lago d’Aral, questa scelta ha determinato la rovina delle comunità che vivevano nelle cittadine circostanti.

Tra queste la città – ormai quasi deserta – di Moynaq, famosa per il suo cimitero di navi arrugginite e arenate nella sabbia. Un tempo infatti, la città era un importante centro di pesca industriale dove si trovavano stabilimenti di lavorazione del pesce e di conserve. Le navi abbandonate sono come dei scheletri restituiti dal mare.

La scelta di prelevare le acque del Lago d’Aral attraverso i canali, ha determinato la sua rovina economica e solo poche persone hanno deciso di rimanere nella propria città. Le navi arenate nel deserto di sabbia, rappresentano l’inquietante testimonianza di un grave danno ambientale. Senza il mare per moderare i venti e il tempo, i cittadini di Muynak ora devono affrontare estati più calde di prima e, al contrario, inverni più freddi, inoltre i venti spesso portano la sabbia inquinata in città.

Non solo le navi abbandoante. A testimonianza di questo scempio ambientale, esiste anche un museomuseo che racconta la storia di Moynaq.

(Foto copertina: byMartijn Munneke from Netherlands – Vissersboot, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15555321)