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Le parole di Leonardo Pieraccioni che ricorda Luana, la 22enne morta in un incidente sul lavoro

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images

Di certe storie è impossibile parlare: mancano le parole e non è una frase fatta. Davanti a episodi come quello di Luana D'Orazio, morta tragicamente sul lavoro a 22 anni, qualsiasi cosa si dica sembra scontata e scialba. Guardando le sue foto, vita e morte si mescolano inscindibilmente eppure a 22 anni alla morte non si pensa nemmeno. Si pensa a cantare, ballare e, sì, lavorare perché questo è il mondo in cui viviamo. Tra le foto di D'Orazio che circolano online in questi giorni c'è anche un selfie con Leonardo Pieraccioni ed è proprio l'attore, ospite a Che Tempo Che Fa ad aver ricordato la ragazza. "L’ho avuta come comparsa in un mio film, Se son rose, nella scena di una festa. C’erano tanti ragazzi, me la ricordo vagamente perché erano davvero tanti. Ma il ricordo di quella scena di una festa spensierata di ventenni aggiunge ancora più dolore. Perché la vita a vent’anni dovrebbe essere e continuare così, come una festa. Lascia un bambino di cinque anni, non ci sono parole".

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Pieraccioni parla di "una notizia terribile, vista la sua età e la modalità dell’incidente" e conclude "per quanto possa servire" mandando un abbraccio alla famiglia. D'Orazio - originaria di Pistoia - è morta la mattina del 3 maggio mentre lavorava in un’azienda tessile del distretto di Prato, a Oste di Montemurlo. La ragazza è rimasta impigliata nell'orditoio, la macchina che permette di preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto e ora spetterà agli inquirenti stabilire cosa è andato storto e “cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza” come spiega il procuratore capo, Giuseppe Nicolosi. Secondo quanto riportato dall'Ansa, al momento ci sarebbero due indagati e si starebbe procedendo ai dovuti accertamenti tecnici con il macchinario posto sotto sequestro.

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La tragica vicenda di D'Orazio ha riaperto un dibattito che in realtà è sempre tristemente attuale, quello sulle morti bianche. In Italia la situazione delle morti sul lavoro - spesso dovute alla mancanza di misure di sicurezza adeguate - è molto grave. Come riporta La Stampa, lo scorso 29 aprile nel deposito Amazon di Alessandria una trave ha ceduto investendo sei persone e causando un morto e cinque feriti. Nelle stesse ore nel porto di Taranto ha perso la vita un gruista di 49 anni mentre a Montebelluna (in provincia di Treviso) un operaio di 23 anni è morto venendo investito da un'impalcatura. Tre morti in un solo giorno, ma la media giornaliera italiana non si discosta di molto. Secondo l'Inail, nel primo trimestre del 2021 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale sono state 185, 19 in più rispetto alle 166 registrate nel primo trimestre del 2020. Si tratta di una media di due persone ogni giorno morte svolgendo il proprio lavoro. "È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e stanzoni dove si continua a morire e dove, troppo spesso, la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo", scrivono in un comunicato Cgil, Cisl e Uil di Prato. "Bisogna investire sul futuro dei giovani offrendo loro la possibilità di un posto di lavoro dignitoso e sicuro. È un impegno che ci chiama tutti al più alto senso di responsabilità”. No, non si può più rimandare.

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