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Le Regioni dicono no al piano del governo

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·4 minuto per la lettura
L'esterno di palazzo Chigi durante l'incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il commissario all'emergenza Covid Domenico Arcuri, Roma, 23 ottobre 2020. ANSA/ANGELO CARCONI (Photo: ANSA)
L'esterno di palazzo Chigi durante l'incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il commissario all'emergenza Covid Domenico Arcuri, Roma, 23 ottobre 2020. ANSA/ANGELO CARCONI (Photo: ANSA)

Basta l’orario di convocazione per capire l’accelerazione che Giuseppe Conte ha voluto imprimere al nuovo dpcm, una gran fretta con i dati dei contagi e delle terapie intensive che incalzano, dopo lunghe giornate di indecisione. I capi delegazione al governo e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia sono stati convocati per le 6.30 del mattino per quella che sarà una riunione fiume. Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Roberto Speranza e Teresa Bellanova soppesano, valutano e discutono su ogni singola misura per quasi otto ore prima che, poco dopo le 14, il vertice venga sciolto.

Ore passate a discutere di dettagli tecnici, a limare particolari, a discutere su virgole e cavilli. A un certo punto spunta del sushi, che ormai ha sostituito la pizza dei tempi di Renzi come genere di conforto durante i vertici fiume. A poco serve nello stemperare la tensione. L’ala rigorista preme per un sostanziale coprifuoco, l’idea iniziale di chiudere i locali alle 20 si trasforma nelle 18, c’è l’appoggio del Comitato tecnico scientifico, i 5 stelle sono perplessi, riflettono i dubbi di Conte. E’ Teresa Bellanova la più dura. “Ma vi rendete conto che state scaricando su alcuni comparti produttivi e sulla scuola problemi che sono da un’altra parte?”, l’attacco del capo delegazione di Italia viva. Perché contestualmente si ragiona sulla scuola, e ci si orienta per una stretta sulle superiori, per il 75% di didattica a distanza, mentre c’è chi sosteneva le ragioni dello stop. La convitata di Pietra è Paola De Micheli, i trasporti l’elefante nella stanza. “E’ lì che si propaga il contagio - spiega un esponente di governo - l’immobilismo della ministra è ormai incomprensibile, nonostante tutti i problemi che ci sono”. L’obiezione è sensata, viene avanzata anche su palestre e piscine, come anche su teatri e cinema, tutti destinati alla chiusura: hanno patito il lockdown, gli abbiamo chiesto di mettersi a norma per rispettare i protocolli, fare migliorie, investire, e adesso li costringiamo a chiudere?

Bellanova capisce di essere in minoranza, pretende che il dpcm sia varato in concomitanza con il decreto già definito “Ristoro”, quello che dovrebbe contenere gli aiuti per le categorie colpite. Roberto Gualtieri, anche lui presente al vertice, la rassicura, si stanno dragando tutti gli avanzi di cassa, la stesura è già a buon punto, Conte assicura che entro lunedì sarà in Consiglio dei ministri.

Rimane insoluto il problema della mobilità fra Regioni, Boccia si incarica di portarlo in discussione con i governatori. La riunione viene sciolta, alle 15 le misure sono sottoposte al Cts che le valida, avanza un’obiezione sulla necessità di chiudere anche le fiere nazionali e internazionali e di lasciare aperti i locali per il pranzo della domenica, con lo scopo di diminuire la possibilità di aggregazioni familiari. Il premier, a quel punto, accarezza l’idea di parlare al paese già nella sera di sabato. L’intoppo però è a un passo.

Alle 16 il ministro degli Affari regionali si collega con i presidenti. Un confronto cordiale, ma serrato. I governatori del Nord hanno dubbi, il piemontese Cirio non capisce perché un bar possa rimanere aperto fino le 18 e una palestra no, il friulano Fedriga spiega che occorrono evidenze scientifiche per una stretta così dura a carico solo di un pezzo della realtà produttiva, le province si accodano, spiegando che altrimenti verrebbero vanificati gli sforzi per i protocolli, dalla Calabria e dal presidente dell’Anci Decaro si sottolinea una forte penalizzazione per il Sud, abituato a orari che slittano più in là nella giornata, e per i piccoli borghi. Boccia mette sul tavolo il problema della mobilità tra le Regioni: “Ve lo sottopongo affinché si decida insieme. La nostra posizione è che al momento non sia necessario, ma decidiamo insieme, non facciamo che poi c’è chi va per conto suo”.

La riunione si aggiorna, i presidenti si fermano tra loro per elaborare le proposte. Il documento che arriva sul tavolo del governo dopo meno di un’ora non fa menzione della mobilità, ma spariglia ancora le carte in tavola. I governatori chiedono che i ristoranti rimangano aperti almeno fino alle 23, i bar alle 20, e che la didattica a distanza nei licei e negli istituti professionali sia al 100%, oltre a chiedere una valutazione,dati epidemiologici alla mano, su palestre, piscine, teatri e cinema.

L’idea di una conferenza stampa serale svanisce, sono quasi le 22 di sera quando Conte riconvoca tutti per fare il punto della situazione. Il dpcm sarà firmato domenica, seguirà solita conferenza stampa. “Sperando che non sia troppo tardi”, confessa a tarda sera un ministro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.