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Le rivelazioni di Maria Falcone a 30 dalla strage di Capaci: "Mio fratello fu isolato"

Maria Falcone ricorda strage di Capaci
Maria Falcone ricorda strage di Capaci

“Giovanni era stato osteggiato dalla magistratura”. Maria Falcone sottolinea ancora una volta l’isolamento del fratello a trent’anni dalla strage di Capaci. E aggiunge ” La mafia ha ricevuto colpi durissimi ma non è finita”

Trent’anni dopo la strage di Capaci, l’Italia ricorda Giovanni Falcone

Trent’anni fa la Strage di Capaci. Alla vigilia delle commemorazioni previste per il 23 maggio, Maria Falcone ha rilasciato un’intervista a Fanpage.it nella quale sottolinea il clima particolare nel quale si è trovato a svolgere il proprio lavoro il fratello, Giovanni Falcone.

“Maria Falcone: Giovanni osteggiato dalla magistratura”

” Giovanni era stato osteggiato dalla magistratura. Forse perché era anni luce più avanti rispetto ad altri magistrati. Si era reso conto del metodo e del modo con cui si doveva combattere la mafia. Eppure in 30 anni nessuno ha chiesto scusa per l’isolamento né a livello di magistratura né a livello di politica” ha affermato. “Invece Giovanni ci teneva tantissimo al prestigio della magistratura e quindi non avrebbe voluto che se ne parlasse male anche se lui ne era stato la vittima” ha aggiunto.

Il lato umano di questo isolamento

Dal giorno della strage impegnata a difendere la memoria di suo fratello e delle vittime di mafia con la sua Fondazione, in un passaggio dell’intervista ha sottolineato anche il lato umano di questo isolamento:

” Giovanni era una persona intelligente. Dietro questa intelligenza c’era tanta volontà e tanto studio. Tanto senso del dovere e tanta voglia di lavorare per la sua patria e per la sua Sicilia. Era un uomo curioso, amante dell’arte, della musica e dello sport. Insomma, aveva interessi veri che gli hanno permesso di resistere a quel regime di isolamento che dovette subire dalla magistratura“.

“La mafia non è finita”

Maria Falcone ricorda poi l’importanza del Maxiprocesso che “sfatò il mito dell’impunibilità della mafia” ma, sottolinea a margine dell’intervista “La mafia ha ricevuto colpi durissimi ma non è finita. Ha solo capito ora che deve essere silenziosa perché la reazione dello Stato dopo le stragi è stata talmente forte che è riuscita a disarmarla. Oggi Cosa Nostra ha ripreso la sua naturale attitudine, ovvero quella di essere silenziosa”

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