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L'economista Clò: "non possiamo fare a meno del gas"

·3 minuto per la lettura

La crisi energetica in atto "è anche la conseguenza dei nostri errori e in particolare della totale assenza dell'Europa. Insomma si tratta della cronaca di una morte annunciata. Non bisognava essere dei geni per capire, 6-7 mesi fa, lo tsunami che poi sarebbe arrivato. Non si è voluto capire e mettere in atto le azioni necessarie per attenuare la crisi che arrivava. Una volta accaduta si è cercato di tamponare ex post. Ora si annunceranno nuovamente prezzi dell'elettricità del gas in aumento che stanno diventando sempre più insopportabili per le famiglie e le imprese". Ad affermarlo è il direttore del trimestrale 'Energia' e del blog 'RivistaEnergia.it', Alberto Clò denunciando in particolare l’assoluta inerzia dell'Ue mentre il prezzo del gas è alle stelle.

A metà del 2020, rileva l'economista conversando con l'Adnkronos, il prezzo del gas "era inferiore ai 2 dollari/Mil.Btu. A fine 2020 era a 10 dollari e oggi è arrivato a oltre 50 dollari. Dove erano i controllori del mercato? i prezzi aumentano e non si cerca di capire perché questo avviene. A metà 2021 abbiamo visto che il livello delle nostre scorte era la metà di quello che doveva essere ma non si è voluto capire e agire".

Ora, sottolinea Clò, "c'è chi parla di una crisi temporanea ma io temo continuerà nel 2022. Quando usciremo dall'inverno probabilmente i prezzi scenderanno ma il problema è strutturale e quindi resterà. Non c'è gas in giro per il mondo". Per l'economista "bisognerebbe modificare pur parzialmente i criteri di fissazione dei prezzi finali, oggi interamente ancorati ai prezzi spot".

Di fronte a questa situazione l'Ue è rimasta per lo più inerte, sostiene l'economista. "Non è stata avviata un'azione diplomatica con la Russia per arrivare ad un accordo. Anzi si è scelto il muro contro muro. Ma il coltello dalla parte del manico lo ha il presidente della Russia, Vladimir Putin", sottolinea Clò. In questa crisi "l'Europa non è esistita". I governi europei, in questi due mesi, osserva, "hanno preso decisioni opposte a quelle che avrebbero dovuto prendere per rispettare il Green Deal".

Il Regno Unito, rileva l'ex ministro dell'Industria, "ha riattivato vecchie centrali a carbone, in Germania hanno aumentato la produzione di carbone e la Francia ha deciso di non abbandonare il nucleare ma anzi di rilanciare puntando su quello di nuova generazione". La crisi, sostiene Clò, "ha dimostrato le crepe della transizione ecologica. Con il Green deal i prezzi aumenteranno ulteriormente ed è una strada che, in questo momento, non è possibile perseguire".

Il gas, spiega l'economista, "è essenziale. Non possiamo farne a meno. E' essenziale per garantire la copertura energetica e per sopperire alla discontinuità delle rinnovabili". Proprio per questo "le compagnie petrolifere ed energetiche dovrebbero tornare ad investire. Gli investimenti sono scesi da 800 a 250 miliardi di dollari. Se non aumenteranno gli investimenti non aumenterà l'offerta". La transizione energetica, sottolinea ancora Clò, "significa lo stop ai fossili in pochi decenni ma non è possibile. Siamo ostaggi del petrolio".

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