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Legge di Stabilità, no ad aumento delle rendite finanziarie

Angela Iannone
Legge di Stabilità, no ad aumento delle rendite finanziarie

Si parla di manovra ed ecco la retromarcia. A meno di 24 ore dalla presentazione della Legge di Stabilità, il governo Letta inizia a fare dei passi indietro su alcune decisioni prese per reperire nuovi fondi per il Paese.

In particolare, sparisce l'aumento delle rendite finanziarie, previste dal 20 al 22% rispetto alla precedente Finanziaria del 2011 che ne determinò il passaggio dal 12,5% al 20%.
Con la manovra del governo Monti, l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (con l'esclusione dei BoT) aveva previsto un aumento di gettito annuo di 1,919 miliardi di euro. Esclusione prevista anche in questa manovra, almeno da quanto si legge sulla bozza della legge: per i titoli di stato l'aliquota resta comunque del 12,5%.

Il governo ha fatto marcia indietro sull'aumento dell’aliquota sui proventi da capitale, ma non sull'aumento dell'imposta di bollo per qualsiasi conto deposito, postale o bancario, che sale dallo 0,15% allo 0,20%. In netto contrasto con la decisione iniziale - era previsto dello 0,165% - questo aumento porterà nelle casse dello Stato almeno 3,8 miliardi di euro in tre anni. Un rincaro, in vigore dal 1 gennaio 2014, che interesserà tutti gli strumenti detenuti in un dossier titoli (o deposito titoli, strumento che le banche offrono ai propri clienti per gestire gli investimenti sui prodotti finanziari), quindi su titoli di stato e azioni, conti deposito e polizze. Un primo aumento c'era già stato un anno fa, passando dallo 0,10 allo 0,15%, ma aveva escluso il tetto massimo di 1200 euro all’imposta di bollo sulle somme depositate.

Il dietrofront è arrivato nella serata di ieri dallo stesso premier Letta, negando qualsiasi "aumento dell’aliquota delle rendite finanziarie”. Il motivo, secondo gli economisti, è che con questa decisione si sarebbe rischiato di "deprimere i mercati", già abbastanza sottotono, senza considerare gli effetti negativi che sarebbero ricaduti su banche e imprese e sulla competitività delle loro obbligazioni. A dirlo, in primis, il presidente dell'Assosim, Gianluigi Gugliotta, preoccupato per questo "inasprimento delle rendite che rappresenta sicuramente un rischio perchè potrebbe contribuire a deprimere i mercati, quantomeno in termini di volumi". Il riferimento è alla Tobin Tax, che secondo i dati Assosim ha portato ad una perdita del 20% rispetto ai mercati di Inghilterra, Germania, Francia e Spagna, disincentivando "gli investimenti azionari e obbligazionari" e "andando a inaridire le fonti di finanziamento delle imprese”. Una voce che va in controtendenza con altre, che considerano la manovra una "manovrina" o "manovretta" e che chiedono una "formula di tassazione più omogenea” che elimini "l’effetto distorsivo provocato dall’aliquota di favore dei titoli di Stato", come sottolineato da Alberto Foà, presidente dell’AcomeA.

Se l'ipotesi dell'aumento delle tasse sulle rendite viene smentita, lo stesso non accade per la mini-patrimoniale, dunque, che resta. Il ritocco sull'imposta del bollo per la tenuta e la gestione dei conti d’investimento e delle attività finanziarie porterà un incremento di 900 milioni di euro. Per arrivare ai 26,5 miliardi (11,5 solo nel 2014) previsti dalla Legge di Stabilità, le risorse verranno reperite da altre voci, prevalentemente da tagli: 4,5 miliardi di tagli alla spesa pubblica - di cui 3,5 dallo Stato e 1 miliardo per le Regioni - 3,2 miliardi da "dismissioni immobiliari, revisione del trattamento delle perdite di banche e altri intermediari" e un miliardo e 900 milioni da interventi fiscali.