Legge di stabilità, raffica di microspese e mance dell'ultima ora

L'ultima legge dell'anno contiene una pioggia di interventi poco utili e mininorme piuttosto singolari

Il nome, sulla carta, è rimasto quello: legge di stabilità. Ed è stata approvata con 309 sì, 55 no e 5 astenuti. Eppure sembra ben altro, tra emendamenti e modifiche dell’ultim’ora. Ha tutta l’aria di somigliare molto a un’appendice della legge Mancia, costellata da una lunga serie di aggiustamenti che si rivelano, a conti fatti, sostanziali. Almeno in termini economici. Così, mentre ci si appresta a dare il via libera ad una legge ritenuta prioritaria si scoprono, tra le “urgenze”, anche una serie di scelte piuttosto singolari.

A spiccare è il super finanziamento di 8,4 miliardi di euro, in 16 anni, destinato a Finmeccanica, nascosto tra incoraggianti iniziative come l’aumento di 100 milioni per il fondo di finanziamento delle università, i 5 milioni per il Gaslini di Genova e qualche soldo in più per i malati di Sla. In mezzo però c’è il “contributo” di 2,25 miliardi di euro da spalmare in 13 anni per la famigerata linea Tav Torino Lione, con un aumento sostanziale: si passa da 530 milioni a 680 e vengono stanziati altri 150 milioni dal 2016 al 2029.

Come dimenticare poi i 200 anni dalla nascita di Giuseppe Verdi per il quale è previsto un altro ricco milione di euro? Stessa cifra che è destinata ai 70 anni della Resistenza, mentre il settore termale, per l’integrazione nel sistema nazionale, godrà di ben 2 milioni. Il tutto con un occhio anche all’ambiente: si affronta infatti il tema del dissesto idrogeologico con 10 milioni di euro nei prossimi 2 anni. Peccato solo per l’Abruzzo, “dimenticando” le altre regioni. 

I collegamenti stradali, comunque, hanno sempre la meglio. Per la Pedemontana sono in arrivo 80 milioni mentre la Tirreno-Adriatica ne avrà “solo” 30. Ma c’è di più. Ben 600mila euro saranno destinati esclusivamente a un ufficio, per il suo funzionamento: l’Unido-Itpo, Ufficio per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti . Stando alla legge così come è stata presentata con i suoi emendamenti, a slittare sono cose ritenute, a quanto pare, meno prioritarie: rinviate al 2014 le esenzioni per lo scaglione di reddito più basso dalla parte di aliquota regionale che eccede l’aumento dello 0,5%. Cosa che avrebbe permesso un risparmio per le famiglie di 600 euro. Con la mannaia pronta ad abbattersi anche sul fondo Brunetta  - per l’esenzione Irap per i piccoli imprenditori – che taglierà nel 2014 50 milioni, contro i 40 previsti per il 2015 e i 50 a partire dal 2016.

Irrisorio, al confronto, anche il fondo destinato alle vittime del disastro aereo del Monte Serra in cui persero la vita 38 allievi dell’Accademia Navale di Livorno, un ufficiale e 5 membri dell’equipaggio: 3,7 milioni di risarcimento. Perché si individuano priorità di ben altra natura, come le concessioni demaniali dei porti turistici prorogate fino al 2015. Come potevano mancare poi i giochi d’azzardo? In questo caso ci pensa un sub emendamento la cui approvazione cancella lo slittamento previsto dal milleproroghe sull’avvio delle gare per l’apertura di sale dove sarà possibile giocare d’azzardo. Gli emendamenti improvvisi non lasciano indifferenti neanche l’esecutivo.

Il ministro della Salute Renato Balduzzi si dice “sconcertato da questi emendamenti notturni, che sembrano invertire la direzione che il Governo ha avuto quest’anno sul gioco d’azzardo, che ha un impatto sanitario enorme”. Aggiungendo: “Il Governo sta cercando di difendere in tutti i modi il senso complessivo del provvedimento. Siamo davanti all’assalto di questa o quella lobby“. Per i finanziamenti non è finita qui: 52 milioni andranno per interventi sul fronte dell’editoria, delle tv e radio locali. In particolare al fondo per l’editoria vanno 40 milioni per un atto che è stato modificato sulla base dell’influenza esercitata, è fuori dubbio, dalla fine della legislatura.

Il Senato infatti ha stravolto il testo e questo emerge in modo netto dal maxiemendamento sul quale i senatori hanno votato la fiducia: un unico articolo di 554 commi, 343 più 211 indicati come bis, ter e quater. Tirando le somme la manovra prevedeva per il 2013 che una parte degli impegni -  2,487 miliardi - venisse finanziata attraverso un aumento del deficit.

In questo, il Pdl ha fatto la sua parte cambiando orientamento e annunciando il suo voto a favore per "l'importanza della legge". Voto che cozza con la dichiarazione precedente di astenersi per le distanze con la politica economica del Governo ma che  sembra influenzato dalla scelta della collocazione politica futura, quella di Monti, ancora da formalizzare. Complice dunque, a quanto pare, la fine della legislatura che ha proiettato i partiti in campagna elettorale con il Senato che ha modificato gran parte del disegno di legge. Anche per introdurre svariati interventi di spesa.