Legge di stabilità: ecco di cosa si parla

Il governo ha dato il via libera alla legge di stabilità: dal 2013 calo dell’imposta sul reddito per le aliquote più basse, aumento di un punto percentuale sull’Iva e revisione retroattiva delle deduzioni fiscali, ossia già a partire dai redditi del 2012.

Il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl nella notte di martedì 9 e mercoledì 10, dopo ben sette ore di discussione. Nel provvedimento c’è un calo dell’Irpef per le aliquote sui primi due scaglioni dell’imposta sui redditi delle persone. La decisione è stata presa, però, a scapito dell’Iva che sarà aumentata: un punto percentuale in più per le due aliquote (dal 10 all’11% e dal 21 al 22%) da luglio 2013. L’aliquota sul primo e sul secondo scaglione dell’Irpef, invece, viene ridotta: dal 23 scende al 22% per i redditi fino a 15mila euro, dal 27 al 26% per quelli fino a 28mila.

Il presidente del Consiglio, Mario Monti ha sottolineato come “l’austerità non è un circolo vizioso e oggi possiamo vedere e toccare con mano che la disciplina paga e conviene perché ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura e ci si può permettere qualche piccolo sollievo come la riduzione dell’Irpef”. “Speriamo che gli italiani – ha aggiunto – vedano in queste decisioni prese nella legge di stabilità, che non sono modificazioni della rotta, che questa stessa rotta ha un senso”.

Al di là dei due provvedimenti già citati, Iva e Irpef, il ddl prevede anche di reperire le risorse, oltre che con la spending review, anche con la Tobin Tax, da cui saranno esclusi i titoli di Stato. Novità anche per le assicurazioni che vedono l’acconto sulle loro riserve tecniche salire dallo 0,35 al 0,50% e vengono posticipate di cinque anni le deduzioni riconosciute alla banche per il maggior valore riconosciuto al riallineamento per l’imposta sostitutiva. Sconti (pari al 19%) per le erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato; modifiche al testo di legge riguardante l’Imu per gli immobili non commerciali, quindi anche quelli di proprietà della Chiesa; stretta sugli statali con il blocco dei contratti fino al 2014 e limitazioni ai permessi per la cura di parenti affetti da handicap.

Ma le novità che potrebbero essere introdotte dalla nuove legge riguardano, tra gli altri, anche i tagli alla Sanità. Per il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, si può quantificare attorno al miliardo, grazie ad una ulteriore riduzione della spesa per l’acquisto di beni, servizi e dispositivi medici. Stop agli affitti e all’acquisto di auto e immobili da parte delle amministrazioni pubbliche, aumentano anche i tagli per le Regioni a statuto speciale che arrivano ad un miliardo di euro.

Le deduzioni e detrazioni, come detto, saranno riviste per ridurre gli sconti fiscali, per redditi superiori ai 15mila euro. Viene introdotta una franchigia di 250 euro per la maggior parte delle deduzioni (dovrebbero rimanere escluse quelle sulla sanità) e detrazioni Irpef e, per le sole detrazioni, si fissa il tetto massimo di detraibilità di 3mila euro. Ed è proprio questo il punto che sta suscitando più polemiche. Cerchiamo di capire nel dettaglio come potrebbero cambiare, in negativo ovviamente, gli sconti fiscali. Per prima cosa gli italiani dovranno munirsi di calcolatrice per verificare quanto potranno recuperare dalle prossime dichiarazioni dei redditi. Sì perché il governo pare intenzionato a rendere retroattive le norme che sta introducendo. In palese contrasto con lo Statuto del contribuente. Una sorta, se la bozza verrà confermata dal Parlamento, di arroganza fiscale. Per la quasi totalità degli sconti varrà la franchigia, ossia la possibilità di considerare le spese solo a partire dai 250 euro in su. La maggior parte delle voci messe insieme, non tutte, dovrà tenere conto del tetto dei 3mila euro, ovvero la possibilità di considerare ai fini fiscali una spesa massima di 15-16mila euro (considerato che 3mila, la spesa detraibile, è il 19% di 15.789 e che al 20% sono rimasti ormai pochissimi sconti come quello sui mobili).

A rischio, per intenderci, ci sono le spese sanitarie, quelle sostenute per il mutuo della prima casa e i suoi interessi passivi, le commissioni versate all’agente immobiliare, le spese mediche e quelle per l’istruzione. Un contribuente che ha sostenuto questi costi, contando sulla possibilità di recuperare quanto previsto dalla legge, si potrebbe trovare a riavere indietro dal fisco nulla o molto meno rispetto a quanto preventivato. Il ministro Girilli, intanto, ha confermato che “il nuovo sistema di detrazioni partirà dal primo gennaio 2013 da un punto di vista di cassa”. Che tradotto significa che riguarderà retroattivamente i redditi e le detrazioni del 2013 che saranno dichiarate con il 730 e l’Unico 2013. “E’ una situazione complessa – ha aggiunto il ministro – con una serie di tecnicalità che si ripresentano ogni volta che si toccano le aliquote”. Il taglio delle detrazioni, ha ricordato il ministro, vale 1 miliardo rispetto ai 6,5 derivanti dal taglio di un punto dell’Irpef: “Ci sono 5,5 miliardi che entrano nelle tasche degli italiani”. Mentre per Gianfranco Conte, presidente della commissione Finanze della Camera il ddl vìola lo statuto del Contribuente con il taglio retroattivo delle deduzioni e “naturalmente il Parlamento correggerà”. Anche Stefano Fassina, il responsabile Pd per l’Economia spiega come “il ddl abbia un segno profondamente regressivo sul piano sociale ed economico e necessita di significative modifiche in Parlamento”. Perché lavoratori disoccupati, senza indennità di disoccupazione o gli esodati pagheranno più Iva, senza alcun sollievo dall’Irpef e chi ha redditi imponibili inferiori a 30mila euro all’anno, non riuscirà a compensare la maggiore Iva.

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