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L'episodio al Liceo Socrate di Roma: le ragazze hanno risposto scoprendo le gambe

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stop minigonne rivolta studentesse
stop minigonne rivolta studentesse

Al liceo classico e scientifico Socrate, a Garbatella, Roma, l’anno scolastico è iniziato nel segno della polemica e, almeno in questo caso, il covid non centra proprio nulla. A far discutere sono state le dichiarazioni della vicepreside dell’istituto che, durante le comunicazioni di inizio anno, ha invitato le ragazze a non indossare la minigonnaperchè ai professori cade l’occhio“. Da li è partito tutto, con le studentesse che si sono indignate per le parole usate dalla vice dirigente e hanno così deciso di far partire la loro rivolta presentarsi a scuola tutte in gonna e attaccando dei manifesti con scritto: “Non è colpa nostra se gli cade l’occhio”, a cui fa seguito l’hashtag “Stop alla violenza di genere”.

Stop alle minigonne: la rivolta delle studentesse

Dall’edizione romana di Repubblica il racconto di alcune giovani donne della scuola. “Il primo giorno di scuola – racconta una ragazza della classe VB scientifico – la vicepreside, entrando in classe per dare delle comunicazioni, ha poi chiamato fuori una mia compagna, che quel giorno indossava una gonna. Le ha detto che non era il caso di vestirsi in quel modo, che era provocante, che a qualche professore poteva cadere l’occhio. E a quanto abbiamo saputo la stessa frase è stata detta anche ad altre studentesse. Era una gonna normale, morbida. E che comunque, a prescindere da tutto, era il suo modo di esprimersi”.

Il tam tam via social della notizia ha portato alla protesta, con tutte le ragazze che si sono presentate in gonna a scuola. “I nostri corpi non possono essere oggettificati, non possiamo prendere la colpa per gli sguardi molesti degli insegnanti maschi”, si legge tra i messaggi che circolano nel liceo firmati dal gruppo di studentesse Ribalta femminista.

La risposta del preside

“Personalmente non ne so nulla – ha detto Carlo Firmani, preside della scuola – ma su una cosa posso garantire personalmente: il Socrate fa della libera espressione un punto fermo. Per me è ovvio che tutte e tutti possono vestirsi come vogliono, gli unici limiti sono la Costituzione, il codice penale, e naturalmente un po’ di buon senso. Di certo non abbiamo un dress code né ci verrebbe mai in mente di imporlo. Ma avvierò subito delle verifiche, non oso pensare che una persona sia tanto ingenua e così poco attenta da esprimersi in un modo del genere. Le opinioni personali vanno bene, ma si parla di opinioni soggettive e tali devono restare, se si passa alla censura è un problema”.