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L'esperto di comunicazione: dal Governo falsa percezione sui contagi

Manuela D'Alessandro
·3 minuto per la lettura

AGI - “Il Governo non ha mai contenuto i contagi meglio di altri, ha solo dato la percezione di averlo fatto. Sui tracciamenti eravamo sempre in ritardo su altri Paesi che sembrava andassero peggio e ora, anche a causa della minimizzazione del rischio, ecco quello che sta succedendo”. Il punto di vista espresso all'AGI è quello di Robert Lingard, 29enne di origini bresciane, fondatore dell'omonima agenzia di pubbliche relazioni londinese a cui il comitato ‘Noi Denunceremo', che raccoglie le istanze dei parenti dei morti per Covid, ha deciso di affidare la comunicazione. Anche lui ha pagato un prezzo personale al virus: “Ho perso due parenti e tre sono finiti in terapia intensiva”.

"Le statistiche dei positivi sono state manipolate"

Secondo Lingard, “le statistiche si possono manipolare e il Governo ha dimostrato di saperlo fare bene su tutta la stampa internazionale che conta fino a una settimana fa. Secondo i dati forniti dal sito Our World Data curato dall'Università di Oxford, l'Italia è tra gli ultimi Paese a economia avanzata per numero di tamponi ogni mille abitanti. Ne fa addirittura meno della Spagna, metà di quelli effettuati in Inghilterra e Israele. Ora la mappatura è stata potenziata, ma è in ritardo proprio rispetto ad altri Paesi che ritenevamo irresponsabili”.

"La comunicazione istituzionale di questi mesi è stata sbagliata - prosegue - e i negazionisti nascono proprio da questo, non da chissà quale complotto. Non hanno credibilità un comitato tecnico scientifico e un governo che a febbraio sostenevano fosse inutile tracciare gli asintomatici e poi ha cambiato improvvisamente idea. Che dicevano che bisognava tenere la distanza sociale di due metri, ma si poteva fare anche uno. E che la mascherina indossata dalle persone sane non serviva a niente salvo poi obbligare tutti a metterla anche all'aperto. Non sono credibili le istituzioni che si ostinano a non chiudere Alzano, Nembro e Orzinouvi e solo qualche mese dopo sostengono che in caso di focolai opteranno per lockdown locali. O che chiedono consulenze informali a Crisanti, che ha gestito l'epidemia in Veneto facendo l'opposto di quanto richiesto dal Ministero”.

"Perché non è stato un cigno nero" 

Alla comunicazione Lingard ha affiancato, assieme all'avvocato Consuelo Locati, un lavoro di ricerca documentale da cui ha tratto la conclusione che quello che è successo “non è un cigno nero perché dal 2005 l'OMS obbliga gli Stati ad avere un piano pandemico aggiornato in virtù della minaccia transfrontaliera rappresentata da una pandemia e lo fa attraverso un documento legale chiamato Regolamentazione Sanitaria Internazionale. Nel 2013, il Consiglio d'Europa e il Parlamento Europeo approvano una Decisione che vincola gli Stati membri all'aggiornamento costante dei piani pandemici. Dal 2005 al 2018, tra aggiornamenti linee guida dell'OMS e provvedimenti europei l'Italia era stata avvertita ben nove volte. Questo rende la pandemia un evento preannunciato, per definizione non un cigno nero”.

"La trasparenza dei verbali del Cts è un bluff"

L'esperto di comunicazione è critico anche sulla gestione delle informazioni da parte del Cts: “Le linee guida dell'Oms sulla comunicazione sono chiare e chiedono completa trasparenza, con l'unica eccezione nel caso in cui la divulgazione di determinate informazioni comprometta la sicurezza nazionale. Se il Cts fosse stato trasparente non avremmo visto amministratori locali  promuovere campagna che prevedevano assembramenti e spostamenti di masse di potenziali infetti come ‘Bergamo o Milano non si ferma'.

Anche la desecretazione – sostiene - è stato un bluff perché quasi 100 verbali sono stati spalmati  su cinque mesi il venerdì nel tardo pomeriggio, prima di un week end giornalisticamente pieno. Era chiaro che la notizia dovesse essere la desecretazione degli atti, non i loro contenuti”.