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Letizia Moratti, la Thatcher allo zafferano

Stefano Baldolini
·Ufficio centrale HuffPost
·1 minuto per la lettura
Il neo assessore alla Sanità e vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti prende parte al  consiglio regionale, Milano, 19 gennaio 2021. ANSA / MATTEO BAZZI (Photo: ANSA)
Il neo assessore alla Sanità e vicepresidente della Regione Lombardia Letizia Moratti prende parte al consiglio regionale, Milano, 19 gennaio 2021. ANSA / MATTEO BAZZI (Photo: ANSA)

Dov’è finita donna Letizia? L’avevano chiamata per ristabilire un minimo di ordine nella sua amata Lombardia funestata dal Covid, e non sembrava neanche troppo difficile dopo il disastro del tandem Fontana-Gallera, eppure per ora sembra non azzeccarne una. “Prima la storia dei vaccini col pil, poi la ‘settimana rossa’ per errore: è stato un uno-due da ko”, ci dice Luigi Crespi, che la Moratti la conosce bene, avendoci lavorato dai tempi di viale Mazzini, per seguirla a viale Trastevere e anche a San Patrignano, nel passaggio di testimone da Muccioli padre a Muccioli figlio. “Mi ritengo un morattiano, anzi un morattista convinto”.

Ebbene, ci ripetiamo, che sta succedendo alla dottoressa Moratti, prima presidente donna nella storia della Rai, prima e unica sindaca di Milano, già ministra tostissima dell’Istruzione e manager di un certo successo? Ha perso il suo tocco magico? Il “soave pugno di ferro”, come lo chiamava il suo caro amico Indro Montanelli? Perché più che “Margaret” - Berlusconi la definiva così, e non era mica poco, ma lei non gradiva - più che la Thatcher, oggi la “dottoressa” Letizia sembra rappresentare alla perfezione la classica “sciùra”, una signora della Milano bene alle prese con improvvide scocciature, noie quotidiane da scrollarsi di dosso: un po’ l’eterna seccata Mariangela Melato che sfancula con classe i Giancarlo Giannini di tutto il globo.

Oh intendiamoci, nulla di offensivo. Anzi, l’appellativo è di riguardo: per dire, sciùra di successo è la Miuccia (Prada) che in azienda chiamano “signora”, o ne è stata icona la grandissima Franca (Valeri). Insomma, un mix di rigore, acume, indipendenza, risotti, foulard e decisionismo elegante (pare esista anche un “biondo alla milanese”). Una Thatcher allo zafferano. Prendiamo...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.