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Leucemia, nuovo marcatore 'bussola' per cure migliori ai bimbi

(Adnkronos) - I ricercatori della Fondazione Tettamanti di Monza, in collaborazione con colleghi di Germania e Repubblica Ceca, hanno individuato un nuovo marcatore di rischio utile a orientare come una 'bussola' il trattamento dei bambini con leucemia linfoblastica acuta (All). In uno studio pubblicato su 'Leukemia', rivista del gruppo Nature, gli scienziati hanno verificato che il monitoraggio delle cellule leucemiche che possono sopravvivere al primo trattamento antitumorale (Minimal Residual Disease, Mrd) rappresenta un indicatore importante per distinguere tra due diversi sottotipi di All in età pediatrica, caratterizzati dalla stessa alterazione genetica ossia dal gene di fusione Bcr-Abl1. Monitorando la malattia residua nelle fasi iniziali della terapia, si potrà quindi definire l'approccio più appropriato per i bimbi colpiti da queste forme di All migliorando la risposta clinica.

In particolare - precisano dalla Fondazione brianzola - la malattia residua permette di capire se un bambino affetto da All con gene di fusione Bcr-Abl1 soffre della forma Ph+ All 'tipica' oppure di una forma più simile alla leucemia mielode cronica (Cml), detta per questo Ph+ All 'Cml-like'. I criteri diagnostici convenzionali utilizzati finora non consentono di distinguere tra le due tipologie di All, ma non si tratta di una distinzione da poco, avvertono i ricercatori. Infatti, benché entrambe le forme siano caratterizzate dalla presenza del gene di fusione Bcr-Abl1 nel Dna delle cellule tumorali e da tassi di sopravvivenza globalmente paragonabili (75% circa a 5 anni), la Ph+ All tipica e la Ph+ All Cml-like non sono la stessa malattia, prevedono terapie differenti e rispondono diversamente ai trattamenti in uso, con tassi di ricaduta variabili nei due casi.

"Nei bambini affetti da Ph+ All tipica - commenta Giovanni Cazzaniga, responsabile dell'Unità di ricerca di Genetica della leucemia della Fondazione Tettamanti e professore associato di Genetica medica all'Università degli Studi di Milano-Bicocca - la malattia residua minima valutata dopo il primo ciclo di trattamento ha anche un valore prognostico, perché ci permette di prevedere quali pazienti avranno maggiori probabilità di andare incontro a una recidiva di malattia e pertanto necessitano di terapie più 'aggressive'", considerando che i bimbi con Ph+ All tipica hanno ricadute più frequenti che sono la prima causa di morte in questo gruppo. "Al contrario, i bambini con la forma Cml-like sono maggiormente danneggiati dalla tossicità di trattamenti intensivi e potrebbero beneficiare di terapie mirate. Questa informazione è pertanto cruciale per indirizzare opportunamente le scelte cliniche, nell'ottica di minimizzare il rischio di ricadute e di limitare la tossicità, ove non giustificata".

"Riuscire a capire di quale tipo di All soffre il bambino fin dalle prime settimane di terapia, in funzione della riduzione della malattia residua minima - conclude dunque Cazzaniga - permette di calibrare il trattamento da somministrare nel periodo successivo in funzione del rischio di ricadute e di limitare la tossicità, ove non giustificata".

Allo studio hanno partecipato Michela Bardini, ricercatrice post-doc della Fondazione Tettamanti, e Cazzaniga in qualità di co-responsabile della ricerca. Il lavoro è stato finanziato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro Airc e dal Comitato Maria Letizia Verga, oltre che da grant della Charles University e del Consiglio per la ricerca sanitaria Ceca, fondi del ministero della Salute della Repubblica Ceca, della Fondazione Deutsche Krebshilfe e dell'Unione europea nell'ambito di Next Generation Eu.