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L'euro affonda dopo le parole di Powell

Emanuele Canegrati
 

L'euro si è fortemente indebolito nei confronti del dollaro ieri, dopo la conferenza stampa del governatore della Federal Reserve Jerome Powell, che ha motivato le scelte della banca centrale di mantenere i tassi d'interesse invariati al 2,5%, come ampiamente atteso dal mercato. In realtà, subito dopo la pubblicazione della decisione del FOMC, l'euro si era apprezzato contro il biglietto verde, salendo fino a quota 1,1265 in pochi minuti, con i traders che hanno letto evidentemente in chiave molto dovish il comunicato della Fed, soprattutto per la parte relativa ai timori di una bassa inflazione prolungata nel tempo.

Poi, non appena il governatore ha preso la parola, l'euro ha iniziato la sua discesa che l'ha portato fino a quota 1,1191, quindi di nuovo sotto la soglia psicologica dell'1,12. Difficile dire cosa abbia spinto i traders a leggere in chiave hawkish le parole di Powell, capovolgendo la lettura del comunicato della Fed di pochi minuti prima, dal momento che il governatore è sembrato essere più colomba del previsto, annunciando, anche se non esplicitamente, un "whatever it takes" da parte della banca centrale per riportare l'inflazione al livello del 2,0%, in questo momento ancora lontano e indesiderato dai banchieri centrali americani.

Il che può significare solo un mix di politiche monetarie accomodanti o, addirittura, come ritiene qualcuno, ultra-accomodanti, che si risolvono in una riduzione dei tassi d'interesse e in una politica espansiva del bilancio. In altre parole, il riconoscimento di una forward guidance molto dovish, nonostante per poterne valutare l'effettiva realizzabilità gli analisti avranno bisogno di un po' di tempo.

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