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L'Europa a corto di gas confida in un inverno clemente

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Gas (Photo: Getty&HP)
Gas (Photo: Getty&HP)

L’inverno sta arrivando, il gas no. Continua a peggiorare col passare dei giorni quello che gli esperti chiamano “l’energy crunch”, la grave carenza di gas ed energia che sta facendo lievitare costi di approvvigionamento e bollette. La corsa dei prezzi non si arresta da settimane, le forniture di gas sono inferiori alla domanda e le scorte sono già in sofferenza. Risultato: i timori di molte famiglie di non potersi permettere i costi di riscaldamento in un inverno che si spera sia più mite del solito si stanno affacciando anche in Europa. Il Vecchio Continente si trova oggi costretto a confidare in condizioni meteorologiche favorevoli per i prossimi mesi a causa della grave carenza globale e soprattutto della sua dipendenza dalle forniture estere: nel 2019 il tasso di dipendenza, dati Eurostat, era pari al 61%, il che significa che più della metà del fabbisogno energetico dell’Ue è stato soddisfatto dalle importazioni nette. L’Italia fa anche peggio della media Ue, essendo dipendente dall’estero per più dell′80% del suo fabbisogno energetico. Ora, con le scorte di gas ai minimi e il caro prezzi dell’energia, l’inverno rischia di essere un problema.

Secondo una ricerca di BloombergNef l’Europa ha attualmente scorte sotto la media stagionale (71% contro la media del 92%) ma con una stagione rigida potrebbero assottigliarsi al 4%. Uno scenario simile, spiega l’analisi, farebbe proseguire il rialzo dei prezzi in bolletta spingendo sempre di più i consumatori verso energie alternative. Fra i fattori alla base del fenomeno le forniture limitate della Russia, la crescente domanda della Cina che assorbe le forniture destinate all’Europa e la difficoltà per i produttori Usa, che già viaggiano alla massima capacità, di rimpiazzare le mancanze.

Per il momento le criticità nel Vecchio Continente si tradurranno i bollette più alte. In Francia le tariffe regolamentate per il gas aumenteranno del 12% a partire da ottobre, e secondo il ministro dell’Economia Bruno Le Maire l’aumento dei prezzi è destinato a durare ancora qualche mese. In Spagna il costo dell’energia all’ingrosso ha superato di nuovo 150 euro per megawattora, attestandosi su un livello tre volte superiore a un anno fa, e domani è previsto toccare i 189,9 euro, il massimo storico. L’Italia non fa eccezione: in Gazzetta Ufficiale è stato appena pubblicato il decreto taglia-bollette per mitigare l’impatto del caro-energia, ma le spese che i consumatori dovranno affrontare non saranno da poco. Il Governo Draghi ha stanziato poco più di tre miliardi a fronte di un aumento di nove miliardi. Sei miliardi mancanti che, secondo l’aggiornamento di oggi dell’Arera, l’autorità per l’energia, si tradurranno in rialzi sulle bollette per l’elettricità del 29,8% e su quelle del gas del 14,4%, a partire da venerdì 1° ottobre.

Sono tante le cause dietro l’aumento dei prezzi: il boom della domanda globale post-Covid, le minori forniture da Russia e Norvegia, l’apporto ancora insufficiente delle rinnovabili, eventi climatici avversi, la grave dipendenza da Paesi stranieri e la contestuale riduzione della produzione interna, le politiche per la transizione green. Il contratto TTF, utilizzato dagli operatori come benchmark per il mercato europeo e che prende il nome dall’hub dei Paesi Bassi, ha aggiornato il massimo storico toccato questa mattina gli 85 EUR/MWh. Solo un anno fa scambiava intorno ai 10 EUR/MWh. In sostanza mille metri cubi di gas costano mille dollari. Nell’ultimo anno e mezzo il prezzo è cresciuto di oltre il 900%.

Il rincaro del gas si riflette sui costi dell’energia. Alla borsa elettrica, nella settimana da lunedì 20 a domenica 26 settembre, il Gme ha registrato un prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN) pari a 172,39 euro MWh, in rialzo di 9,38 euro MWh, pari a +5,8%, rispetto alla settimana precedente. Anche il prezzo del petrolio è in deciso rialzo sull’onda della forte domanda e del calo delle scorte. Il Wti del Texas sale a 76,3 dollari (+1,23%) mentre il Brent avanza a 79.6 (+1,1%) dopo aver toccato gli 80 dollari. Ieri Goldman Sachs ha stimato possibile per il petrolio del Mare del Nord un livello di 90 dollari, visto l’andamento rialzista del mercato. Sale, com’è ovvio, anche il prezzo della benzina: in modalità self ha raggiunto il prezzo medio nazionale di 1,676 euro al litro, 5,7 centesimi in più della settimana precedente. Per ritrovare un prezzo più alto bisogna risalire a ottobre 2014, quando viaggiava in media a 1,681 euro. In rialzo anche il gasolio, a 1,523 euro, 6,8 centesimi in più della rilevazione del 20 settembre. Secondo l’Unione nazionale dei consumatori “dall’inizio dell’anno un pieno da 50 litri è aumentato di 11 euro e 74 cent per la benzina e di 10 euro e 22 cent per il gasolio. Su base annua è pari a una batosta ad autovettura pari a 282 euro all’anno per la benzina e 245 euro per il gasolio”.

La carenza non risparmia nessuno. In Cina sono più di diciassette le province e le regioni che hanno annunciato tagli alla produzione di energia. Ci sono stati blackout in molte delle province settentrionali. I residenti in grattacieli sono stati costretti a fare le scale in alcune città dove la direzione dell’edificio ha sospeso i servizi di ascensore per risparmiare elettricità. Fortune riferisce che domenica, l’amministrazione provinciale dell’energia nella provincia meridionale del Guangdong ha chiesto ai residenti di smettere di usare l’aria condizionata e di affidarsi alla luce naturale invece che alle lampadine elettriche. In Cina il caro-energia, unito alla crisi immobiliare legata a Evergrande, rischia di azzoppare la crescita economica nell’ultima parte dell’anno.

L’Europa vuole evitare a tutti i costi di trovarsi in una situazione analoga. E soprattutto non vuole che le forti tensioni che si stanno vedendo nel mercato dell’energia possano avere ripercussioni sull’inverno alle porte. Secondo uno studio della Confederazione europea dei sindacati, quasi tre milioni di lavoratori in Europa non possono permettersi di riscaldare le proprie case a causa dei bassi salari, “e ora l’aumento dei prezzi dell’elettricità in tutta Europa rischia di far sprofondare ancora più lavoratori nella povertà energetica”. Secondo le stime del sindacato l’Italia è tra i paesi con la percentuale più alta di lavoratori poveri che non possono permettersi il riscaldamento. Sono il 26,1%, a salire la Grecia, con il 28,7%, il Portogallo, con il 30,6%, la Lituania, con il 34,5%, la Bulgaria, con il 42,8% e Cipro con il 45,6%.

Le iniziative nazionali non bastano, motivo per cui la Commissione Ue ha annunciato una proposta comunitaria per far fronte al caro-energia al prossimo vertice in Slovenia dei capi di Stato e di Governo del 6 ottobre. “Ci sono diversi componenti dell’aumento del gas dall’incremento della domanda in special modo in Asia e il fatto che i fornitori non rispondono velocemente alla richiesta di approvvigionamenti”. Bruxelles ha inoltre puntato il dito contro la Russia, dopo che la Norvegia ha assicurato che aumenterà le sue forniture: “Spero che la Mosca faccia altrettanto”. Il Cremlino ha replicato affermando che sta monitorando la situazione dei prezzi europei. Ma ha preso le difese di Gazprom, la società statale russa che rifornisce i gasdotti del Vecchio Continente: “Adempie ai suoi obblighi” ma è pronta “a considerare nuovi contratti a lungo termine”. “Ovviamente monitoriamo come il mercato spot si sta sviluppando in Europa”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Peskov. “Abbiamo già detto che Gazprom si è avvicinata al massimo storico in termini di volumi di forniture di gas naturale ai consumatori europei: Gazprom rispetta pienamente tutti i suoi obblighi”.

Qualche giorno fa il Parlamento Ue ha lanciato chiare accuse a Gazprom, accusandola di limitare le forniture di gas all’Europa. C’è chi sostiene che il colosso dell’energia di Putin possa contribuire con la riduzione interessata delle sue forniture (come quella che si registra in queste ore nel gasdotto Yamal Europe) al rialzo dei prezzi, anche per recuperare dalle perdite registrate col crollo della domanda all’inizio della pandemia. Oppure, chi ritiene che le minori forniture siano una forma di pressione indiretta per velocizzare, e comunque non rallentare, l’entrata in funzione del Nord Stream 2, il gasdotto che approda in Germania senza passare dall’Ucraina, con cui la Russia è in conflitto. La compagnia energetica ha appena firmato un contratto per la fornitura di gas per 15 anni all’Ungheria. Il contratto, che dal 1° ottobre prevede la fornitura di 4,5 miliardi di metri cubici di gas all’anno fino al 2036, ha innescato la “delusione” delle autorità ucraine per aver “aggirato” Kiev. Secca la replica del Cremlino: “Questo è un contratto a lungo termine, che garantirà all’Ungheria forniture di gas affidabili, prevedibili e regolari lungo rotte garantite ed economicamente redditizie. Qui non si violano i diritti di nessuno. Nessuna norma commerciale internazionale è infranta”. Tradotto: non è affar vostro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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