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L'Europa, dice il nuovo rapporto Eurostat, è sempre un po' più vecchia e un po' più povera

·4 minuto per la lettura
Photo credit: Alexander Spatari - Getty Images
Photo credit: Alexander Spatari - Getty Images

L'Eurostat è da un pezzo avaro di buone notizie, per i cittadini della Ue, ed ancor più per noi italiani. Che non ci sorprendiamo più, ma avremmo anche voglia di vedere pronta, per il futuro immediato, la volontà di attuare politiche da spallata dura contro lo stallo in cui certi problemi irrisolti giacciono. Lo scorso agosto, l'ufficio statistico dell'Unione Europea aveva condiviso dati pesantissimi su come da noi le madri lavoratrici siano state le prime vittime sacrificali, con un tasso di disoccupazione che ci vede tragicamente primi in Europa. Nessuno peggio, e sarebbe anche difficile dato che abbiamo solo il 57,3% di donne con figli che hanno anche un'occupazione. Significa, e non occorrono particolari abilità matematiche, che quasi la metà è disoccupata. Quante per scelta, è difficile dirlo. Sta di fatto che al secondo e terzo posto ci sono Grecia e Spagna, con percentuali di madri che lavorano parecchio migliori: 61, 3% la prima, 66,2% la seconda. Non solo: sempre Eurostat (che fa quel che deve, ma quando arriva con i suoi report ormai ci fa tremare i polsi) a luglio aveva rilevato che in Italia nella fascia delle 20-34enni il 35% è Neet, ovvero non studiano e non lavorano, tendenzialmente non tanto per scelta, quanto per desertificazione dello scenario che sta loro attorno. La più alta quota di NEET è stata registrata nelle regioni meridionali del nostro Paese e nelle regioni ultra periferiche della Francia, e tassi relativamente elevati riguardano anche diverse regioni di Romania, Bulgaria e Grecia. Più in dettaglio, nel 2020 in sette regioni dell’UE più di un giovane su quattro non ha occupazione, né un’istruzione o una formazione adeguata. Quattro di queste Regioni, come dicevo, si trovano in Italia: Molise (25,5%), Calabria (26,5%), Campania (28,0%) e Sicilia (29,3%).

Oggi, invece, ce n'è un po' per tutti, anche se la nostra situazione è sempre da maglia nera: le proiezioni di Eurostat nel rapporto 2021 sulle chiavi statistiche dell’anno mostrano innanzi tutto un continente che invecchia. Secondo il rapporto l’Europa ora conta 447 milioni di abitanti, il 5,9% della popolazione mondiale. Il numero, però, è destinato a calare dopo un provvisorio aumento che terminerà nel 2026, quando ci saranno 449 milioni di abitanti. Seguiranno oltre 50 anni di decrescita demografica, e nel 2080 si stima ci saranno 419 milioni di europei. Tra i fattori c’è sicuramente il cosiddetto tasso di fecondità. Nei paesi sviluppati il tasso di “sostituzione della popolazione”, cioè il tasso utile a garantire lo stesso numero di abitanti, è di 2,1 figli per donna. In Europa il tasso di fecondità è di 1,53. Un tasso che può avere, sottolinea nel rapporto Eurostat, "gravi risvolti per questioni come i fondi pensione, le entrate del governo e l'erogazione di servizi come quello sanitario e sociale.".

Eurostat ci tira di nuovo in ballo anche per quanto riguarda il mercato del lavoro rapportato alla formazione degli under 30: “Una delle preoccupazioni più urgenti - si legge nel report fresco di pubblicazione - nel campo delle politiche sociali e occupazionali è la disoccupazione giovanile. L’andamento dei mercati del lavoro giovanile è strettamente legato ai sistemi di istruzione e formazione e riflette, almeno in certa misura, una discrepanza tra le competenze acquisite dai giovani e le competenze richieste dai datori di lavoro (per coprire i posti di lavoro vacanti)”. “Gli alti tassi di disoccupazione giovanile – prosegue – sono particolarmente concentrati nell’Europa meridionale. In 22 regioni oltre il 40% della forza lavoro di età compresa tra 15 e 24 anni risulta disoccupato nel 2020. Questo gruppo comprende otto regioni della Grecia, sette della Spagna, quattro dell’Italia meridionale e tre regioni ultraperiferiche della Francia”.

E nel rapporto si sottolineano anche gli effetti nefasti della pandemia di Covid-19: la mortalità è aumentata del 13,4% rispetto al 2019, con la la Lombardia tristemente prima in Europa con un numero medio di decessi settimanali che è stato 2,5 volte più alto della media fra il 2016 e il 2019. Dopo di noi alcune aree della Spagna e la regione Liguria. Sempre rispetto all’anno prepandemico, è aumentata anche la popolazione considerata povera: ora sono 91,4 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale, 15 milioni in più rispetto al 2019. Un continente, quello europeo, dove persiste una radicata discriminazione salariale fra donne e uomini, con le prime che guadagnano in media il 14,1% in meno dei colleghi uomini.

Brutto anche il voto in pagella sull’inquinamento nell’area della pianura padana e della Lombardia, tra le prime per inquinamento nell’Europa Occidentale, sfiorando i livelli dell’Europa dell’Est. Se non serve la spallata ora, allora quando?

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