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Libri da studiare/1: "Di chi è la colpa" di Alessandro Piperno

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Hp (Photo: Hp)
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Il nuovo romanzo di Alessandro Piperno, “Di chi è la colpa” edito da Mondadori, è talmente bello che spetta ai critici letterari l’esame delle sue qualità e ai lettori il consiglio di sbrigarsi a leggerlo. C’è un punto per così dire di “contenuto” che però vale la pena sottolineare: la capacità di Piperno di svelare e descrivere la condizione di sospensione esistenziale del mondo ebraico italiano, e romano in particolare, di cui è figlio, ma figlio più che insofferente.

Quella particolarissima incertezza tra i richiami dell’assimilazione e la rivendicazione di un’identità separata, tra la tentazione dell’abbandono delle abitudini di vita tramandate dagli antenati e lo sciogliersi liberatorio in un magma borghese che inghiotte e miscela ogni appartenenza, tra l’attaccamento a una devozione sempre più sbiadita e il lento adagiarsi a uno stile di vita sempre più laico e secolarizzato, tra il rifugio psicologico del ghetto e il perdersi nel mondo. Infine, la cosa più importante, tra un’ansia di normalità e l’impossibilità di essere normali spezzando le catene del ricordo della Shoah, dei rastrellamenti e della persecuzione.

Questo tormentato andirivieni è lo scenario della prosa di Piperno, sezionato e anatomizzato con intelligenza ma anche con dolore, con il personaggio centrale di Gianni Sacerdoti che richiama ossessivamente l’attenzione del nipote ritrovato: questo è l’ebraismo, questo il nostro mondo. Lo stesso, ondivago, atteggiamento nei confronti di Israele riflette questo stato di sospensione, tra il dovere del primum vivere in mezzo alla turba dei nemici che lo vorrebbero annientare e l’insofferenza verso un imperativo di solidarietà che rischia di diventare poco credibile. Un romanzo, ma da cui, studiandolo, si imparano molte cose.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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