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Libri: ne 'La Nazione liquida' Lorenzo Ait spiega come vivere nel 'Sovra-Stato' che è Internet

webinfo@adnkronos.com
·3 minuto per la lettura

Finché la bilancia con la quale mi peso invia i dati al frigo di casa e li aggiorna col software del dietologo che programma il mio prossimo ordine al supermercato, possiamo ancora parlare di 'internet of things', perché possiamo ancora distinguere tra 'analogico e digitale'. Quando non distinguo più questo passaggio e le mie azioni agiscono contemporaneamente a livello fisico e virtuale, in quel caso la divisione tra analogico e digitale si è liquefatta divenendo un ibrido che definiamo 'liquido'. E questo cambiamento è già avvenuto. Ne parla Lorenzo Ait nel suo nuovo libro 'La Nazione Liquida', 17 indizi per capire la nuova realtà ibrida e viverla da protagonisti, edito da Roi Edizioni.

Cosa si intende per nazione liquida? Non è altro che la Rete, il posto in cui ogni giorno passiamo sempre più tempo e facciamo sempre più cose. Lo abitiamo senza spostarci da casa e ci segue nei nostri viaggi. La community dei nostri social network ha più impatto sulle nostre vite di quanto non abbia la maggior parte degli enti statali. Ecco perché Lorenzo Ait - riferimento in Italia per il business liquido, imprenditore con all’attivo business milionari che gestisce dividendosi tra l’Italia e Londra, consulente per diverse aziende e autore di numerosi libri di settore – vuole svelarci tutti gli 'indizi' per comprendere questa nuova realtà che plasma le nostre vite, spiegandoci cosa fare e come comportarci all’interno di questa nazione. Sì, perché Ait ci esorta a concepire Internet come un vero 'Sovra-Stato', una struttura sovranazionale con regole proprie che possono permetterci di aggirare i limiti del mondo fisico.

Ait analizza anche business e imprenditorialità all’interno della nazione liquida e i modi per utilizzare i suoi nuovi meccanismi intrinseci, non considerandoli come ostacoli, ma come risorse per progredire. Per esempio, analizza il modello di business cooperativo che nelle aziende tech della nazione liquida sta soppiantando il classico modello competitivo. E suggerisce che occorre eliminare l’ego dai nostri ragionamenti, guardare ai competitor come a una risorsa, impostare modelli di business collaborativi per realizzare l'obiettivo di ogni imprenditore che è primeggiare sul mercato. Come, però? Sfruttando la rete e gli interessi collettivi.

Nella nazione liquida, le piccole imprese devono organizzarsi per creare sistemi che all’interno delle nicchie costituiscano dei piccoli monopoli. Cosa fare? Individuare competitor sufficientemente lontani sul piano fisico, con i quali stabilire alleanze, prediligere i monopoli all’interno di una piccola nicchia governabile al mercato aperto, sostituire la tecnologia al marketing per impostare il proprio posizionamento.

Le piccole organizzazioni, aziende o imprese, devono trovare un modo per mettere in comune gli interessi mantenendo autonomia e ruolo. Realtà locali, regionali o nazionali possono stringere collaborazioni con realtà affini e geograficamente distanti: la nazione liquida, infatti, annullerà le distanze dal punto di vista organizzativo mentre i chilometri manterranno separate le funzioni di ogni singola entità e impediranno che l’alleato si trasformi in competitor. Ciò che hanno saputo fare colossi come Amazon e Alibaba per sopperire ai limiti fisici della distribuzione, possono oggi applicarlo le piccole realtà, facendo tesoro della lezione.

Il ruolo della tecnologia nella nazione liquida è ovviamente fondamentale. La tecnologia non conferisce poteri diversi da quelli già in nostro possesso: li potenzia. Ci rende in grado di fare cose che da soli siamo già in grado di fare, ma in modo meno efficiente. "Ogni qualvolta una nuova tecnologia rende obsoleti alcuni posti di lavoro, ne crea altri", è il pensiero di Ait. Esistono nazioni nelle quali questo processo avviene più velocemente e, per di più, grazie alla nazione liquida possiamo lavorare ovunque: "ecco un superpotere che va assolutamente acquisito, l’ubiquità". Ma per usare la tecnologia e non essere sostituito da una macchina, occorre studiare e impegnarsi. "Non è in corso nessuna guerra contro le macchine - rimarca Ait, sgombrando il campo da qualsiasi luddismo 3.0 - e, anche se lo fosse, esiste un piano assai semplice e poco rischioso per vincerla: studiarle (le macchine). Le intelligenze artificiali, il digitale, le tecnologie, non le abbiamo inventate per sostituirci, ma per semplificarci la vita. Questo significa abitare consapevolmente la Nazione Liquida".