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Licenziamento, quanto costa oggi al datore di lavoro

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

Licenziare chi ha un contratto a tempo indeterminato costa al datore di lavoro. Si tratta del cosiddetto ticket di licenziamento, i cui importi sono stati aggiornati al 2021. Questo particolare ticket è una sorta di contributo che l’azienda deve pagare nel caso in cui il licenziamento possa portare alla corresponsione dell’indennità di disoccupazione. L’obiettivo di questo ticket è appunto finanziare il fondo per la NaspI.

Quali sono gli importi del ticket di licenziamento 2021?

Per calcolare il valore del ticket di licenziamento occorre considerare il 41% del massimale mensile del trattamento di disoccupazione e moltiplicare questo numero per gli anni di anzianità del dipendente presso la stessa azienda (fino a un massimo di tre anni). Per esempio, l’importo del ticket - aggiornato al 2021 - per un dipendente con un anno di lavoro è di 503,30 euro, mentre il valore massimo del ticket per i lavoratori con tre o più anni di servizio è di 1.509,89 euro.

Per le aziende che dovranno procedere con i licenziamenti collettivi, gli importi sono differenti. Queste ultime dovranno corrispondere, infatti, da 1.509,84 euro per un lavoratore con un solo anno di esperienza a un massimo di 4.529,52 euro. In quali casi, però, è il datore di lavoro a doversi fare carico di questi costi? La circolare dell’Inps numero 44 del 2020 ha chiarito che il ticket di licenziamento va pagato dal datore di lavoro esclusivamente nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e qualora vada corrisposto l’assegno di disoccupazione. Inoltre, se il lavoratore non soddisfa i requisiti per beneficiare della NASpI, spetta al datore farsi carico dei costi del ticket.

Il ticket di licenziamento, infine, non è dovuto nei casi di dimissioni del lavoratore o qualora il dipendente sia titolare di pensione e nemmeno nei casi in cui la società sia dichiarata in fallimento.