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L'infermiera rientrata dalla pensione per combattere il Covid: "Non mi sento Wonder Woman"

Luciana Matarese
·Giornalista
·2 minuto per la lettura
Marina Panseri (Photo: )
Marina Panseri (Photo: )

Marina Panseri voleva combattere il Covid continuando a stare al suo posto e l’ha fatto. Sessant’anni a giugno, era andata in pensione a metà ottobre; un mese dopo è tornata in servizio all’ospedale della sua città dove ha lavorato per trentasei anni. Infermiera - “ma a lavorare ho iniziato giovanissima, in fabbrica”, spiega - dal 1985 al “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo, l’epicentro della prima fase della pandemia, simbolo mondiale - impossibile dimenticare le immagini delle bare dei morti sui camion dell’esercito - della ferocia del coronavirus. Il 14 gennaio è stato l’ultimo giorno di lavoro, prima di lasciare il posto ha deciso di raccontare la sua esperienza ad HuffPost Italia.

Marina era là, nel reparto di Malattie Infettive, quando cominciarono ad arrivare i primi contagiati - “non riuscivano a respirare e non sapevamo ancora bene come assisterli”, ricorda - era là quando l’ospedale arrivò “ad avere da solo un numero di ricoverati in terapia intensiva che avrebbe mandato in sofferenza un’intera regione italiana con risorse limitate”, ha scritto “il Post”. Era là quando, “insieme ai medici noi infermieri ci sentivamo sul punto di essere travolti dalla marea di pazienti che sembrava inarrestabile”, racconta, e sempre là man mano che, giorno dopo giorno, “ci siamo ritrovati ancora più uniti per superare le difficoltà, inevitabili”. Quando medici, infermieri e operatori sanitari hanno dovuto imparare a capirsi a gesti “nel silenzio che faceva da sottofondo alle nostre giornate”, a tenere a bada la fame e la sete per evitare di dover andare al bagno e spezzare il turno, quando hanno “fatto di tutto per evitare che le persone morissero e non è vero che abbiamo scelto di salvare uno invece che un altro”, quando hanno dovuto comuni...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.