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L'inflazione non spaventa la Federal Reserve: "Presto per ridurre gli acquisti"

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
L'inflazione non spaventa la Federal Reserve:
L'inflazione non spaventa la Federal Reserve:

Il capo della banca centrale Powell conferma la politica accomodante, servirà tempo per dichiararsi soddisfatto dei progressi dell’economia, comunque in robusta ripresa. Tassi invariati

Nessuna sorpresa dal comunicato emesso dopo la due giorni del FOMC della Fed, che ha lasciato invariata la politica monetaria, con i tassi praticamente a zero e gli acquisti del Quantitative Easing che vanno avanti invariati, anche se l’economia sta ripartendo bene e l’inflazione mostra segni di risveglio. Nella conferenza stampa seguita alla riunione il presidente della banca centrale Jay Powell ha usato termini più aggressivi, chiudendo con decisione la porta a qualsiasi ipotesi di riduzione degli acquisti di titoli, allontanando così i timori di tapering, e sottolineando che la Fed avrà bisogno di tempo prima di dichiararsi soddisfatta dei progressi dell’economia, che verranno misurati non solo in termini di crescita del PIL ma soprattutto dai numeri dei nuovi posti di lavoro che verranno creati.

INFLAZIONE LEGATA AL MERCATO DEL LAVORO

Powell ha legato il tema inflazione alle dinamiche del mercato del lavoro, sottolineando che ci vorrà ancora molto tempo perché i prezzi al consumo comincino a risentire di tensioni derivanti da livelli molto elevati di occupazione, per cui ogni ritorno dell’inflazione nei prossimi mesi è da ritenersi assolutamente temporaneo, e quindi non tale da giustificare movimenti importanti al rialzo dei rendimenti dei Treasury americani sulle scadenze lunghe. Il mercato ha apprezzato le parole di Powell senza lasciarsi però prendere da eccessivi entusiasmi. I tre principali indici di Wall Street sono rimasti contrastati ma hanno recuperato dai minimi della mattinata solo per poi tornare indietro, mentre sui Treasury sono tornati gli acquisti che hanno compresso i rendimenti in area poco sopra l’1,6%.

VALUTAZIONI ALTE DELLE AZIONI DOVUTE ALLA RIPARTENZA ECONOMICA

La reazione non entusiasta di Wall Street alla parole di Powell è probabilmente dovuta al fatto che durante la conferenza stampa il capo della Fed ha accennato alla presenza sul mercato azionario di qualche ‘pulviscolo di bollicine’, come quello su cui viaggia il virus e da cui ci si protegge con la mascherina, ma solo per aggiungere che il fenomeno non ha nulla a che vedere con la politica monetaria e che le elevate valutazioni in alcuni segmenti dell’azionario sono dovute al dispiegamento della campagna vaccinale e alla robusta ripartenza dell’economia.

SULLE CRIPTOVALUTE IMPORTANTE FARE LA COSA GIUSTA

Powell ha anche pensato bene di tenersi alla larga da commenti sull’ingente stimolo in due tempi dell’amministrazione Biden, che ha già varato il primo pacchetto da 1.900 miliardi di dollari e ha in preparazione un altro mega piano di investimenti infrastrutturali, mentre sta studiando come far digerire al Congresso l’idea di aumentare la tassazione sulle aziende e sulle plusvalenze per i redditi più alti. Powell si è invece soffermato sul tema criptovalute, tema molto attuale visto che diverse banche centrali, da quella cinese alla BCE, stanno studiando l’emissione di una propria moneta digitale, per sottolineare che la cosa più importante è fare la mossa giusta e non arrivare primi.

UN COMPITO PIÙ FACILE DI QUELLO DELLA BCE

Da molti punti di vista la Fed di Jay Powell ha un compito più facile della BCE di Christine Lagarde, la sincronia con Washington è praticamente perfetta, anche perché gli stimoli di Biden non hanno il problema di quelli del Recovery Plan e non devono essere approvati da ciascuno dei 50 parlamenti dell’Unione, mentre l’economia sta ripartendo alla grande accompagnata da un po’ d’inflazione che per ora è benvenuta. L’inizio del rientro dallo stimolo monetario resta molto lontano nel tempo e il mercato lo apprezza, con l’azionario che continua a viaggiare su livelli record e l’obbligazionario che cerca di evitare gli eccessi. Anche il mercato valutario ne prende atto con un dollaro che ha reagito con un tranquillo movimento al ribasso mentre Powell parlava.