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LinkedIn: 7 motivi per rifiutare un invito

Davide Mazzocco

Cosa dobbiamo fare quando riceviamo un invito su LinkedIn? È meglio accettare anche gli inviti degli sconosciuti allargando la nostra rete o concentraci su chi conosciamo e opera nel nostro settore? Quando veniamo invitati sul social network dedicato alle professioni è buona regola prendere in esame il profilo di chi ci sta invitando e, solo dopo averlo fatto, decidere se accettare o meno il suo invito.

Decidere se includere solo chi conosciamo o abbiamo incontrato anche una sola volta è una scelta molto personale: i social network hanno abbattuto molte barriere, su tutte quelle di una conoscenza vis-à-vis. Grazie a Facebook o Twitter, infatti, possiamo essere in contatto anche con persone che non abbiamo mai incontrato fisicamente.  

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Ma, in ogni caso, prendere in rassegna i profili delle persone che ci invitano è un passaggio obbligato. Michael O’Donnell, Managing Director della società Thesis Ventures, sostiene che una rete di relazioni “vere” e “solide” è migliore di un network di centinaia di contatti fasulli, con gente che non si conosce e di cui non si conosce il modus operandi. Ecco sette regole d’oro con cui O’Donnell consiglia di operare la “scrematura” degli inviti che riceviamo.

1. Immagine del profilo. Bisogna dare un volto a un nome: i profili senza immagine o con un logo aziendale sono sospetti. Se si vuole seguire un’azienda la si segue sulla propria pagina, se l’invito arriva da una persona è giusto che ci sia anche il suo volto, come se ci si dovesse conoscere nella realtà, vis-à-vis.

2. Profilo incompleto. Se il profilo è incompleto, redatto sciattamente, se non contiene le informazioni relative ai precedenti professionali e ai titoli di studio, è difficile avere un quadro definito di una persona e, quindi viene meno la reciprocità e  bi-direzionalità dell’interesse che è alla base di LinkedIn.

3. Pochi collegamenti e sostegni. Un profilo privo di collegamenti desta qualche sospetto. Anche chi muove i primi passi nel mondo del lavoro dovrebbe avere alcuni contatti fra i suoi ex compagni e dovrebbe essere sostenuto da qualcuno, magari da un ex insegnante o da una persona che lo ha avuto in stage.

4. Invito standard. Anche l’invito mandato di default dal social network “vorrei aggiungerti al mio link professionale di LinkedIn” è scarsamente attrattivo. Scrivere un messaggio personale, con il nome del destinatario nell’incipit, facendo capire di avere speso più del secondo necessario al clic, è sicuramente un migliore biglietto da visita.

5. Mentire sulla conoscenza. Un altro passo falso è mentire sulla modalità con la quale hai conosciuto una persona: nel momento in cui inoltri l’invito, infatti, ti viene richiesto se il potenziale nuovo contatto sia un ex collega, un compagno di classe, una persona con la quale hai collaborato o fatto affari.

6. Messaggio promozionale. L’invito è stato preceduto da una InMail nella quale hai provato a vendere un prodotto o un servizio? Ciò significa che usi LinkedIn come un megafono per la tua attività e non come uno strumento di dialogo alla pari.

7. Profilo egotico. I profili in cui l’autore si auto-definisce “visionario” o in cui i collegamenti sono più 10mila sono davvero poco credibili e rivelano una politica di espansione “random” poco utile per le finalità di questo strumento che si basa soprattutto sulla reciprocità. Quando una persona con migliaia di contatti ti chiede di diventare un suo nuovo collegamento più che una relazione  improntata sulla reciprocità ti sta invitando a diventare membro del suo fan club!


















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