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L'insostenibile ignoranza del socialismo

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

È stato esattamente ieri, lunedì 14 dicembre, che ho drizzato le orecchie perché sta iniziando ad emergere con una certa insistenza non solo una forma mentis prona ad accettare una insinuazione crescente del sistema statale nella proprietà degli individui, ma addirittura che esso possa prenderne il controllo totale. Il discorso riguardava gli sfratti in questo periodo "difficile". Innanzitutto non si realizzava che la difficoltà del periodo è stata resa tale dal totalitarismo sanitario insieme ad una incessante crescita della burocrazia. La volontà di volere ammazzare il piccolo commercio, in particolar modo in Italia, è palese quando tutti i dati puntano ad una sola ed inequivocabile verità: i luoghi di "contagio" non sono i luoghi comuni di aggregazione. In questo contesto, quindi, diviene praticamente ovvio il motivo per cui ci sono stati e ci sono lockdown generalizzati e la spasmodica necessità di controllo da parte dei pianificatori centrali. La transizione verso un sistema distopico e totalitario è la ragione della follia generalizzata, vista la data di scadenza raggiunta da quello attuale.

E badate bene, questo esito è stato stimolato anche dai cosiddetti "esperti" e ricercatori nel campo scientifico, i quali col loro lavoro hanno avallato tutta questa serie di scelleratezze che stanno portando miseria, sofferenza e povertà. È così che il socialismo genera il suo consenso.

Quando i modelli statistici vi rassicurano sul fatto che esiste un'inflazione dei prezzi intorno al 2%, mentre le vostre percezioni vi dicono il contrario, chi è che vuole nascondere l'operato truffaldino delle autorità? Quando i modelli statistici vi rassicurano sulla solidità del sistema bancario centrale ma avanzano qualche timida critica nei confronti di chi le guida, chi è che vuole nascondere la natura predatrice delle autorità? L'ancella prediletta dello status quo è proprio la figura dello scienziato che fa ricerca, celebrandone il ruolo quando è allineato e relegandolo nelle tenebre quando non lo è. Non conta più la validità e il ragionamento alla base della ricerca, ma il modo attraverso il quale torturare i dati a disposizione fino a fargli dire ciò che si vuole. Quindi ecco che un Friedman viene ascoltato quando propone obbrobri come il sostituto d'imposta o una crescita dell'offerta di moneta tra il 3-5%, mentre su qualsiasi altro argomento concernente una maggiore libertà dal punto di vista sociale e commerciale viene ignorato.

Allo status quo, al sistema statale e al sistema bancario centrale, serve un trampolino di lancio. Una giustificazione accademica agli occhi della popolazione affinché possa dire di aver ottenuto l'approvazione "scientifica". Sin dai tempi di Keynes va avanti questa pratica. Non importa quanto siano assurde le ipotesi di partenza, o se i dati inseriti sono irreali, l'importante è la conclusione che vada a giustificare un interventismo continuo all'interno dell'ambiente di mercato. Senza la povertà diffusa il socialismo non ottiene consensi, ma questa è allo stesso tempo la sua spada di Damocle visto che una povertà diffusa significa meno ricchezza reale da predare. È l'apodittismo delle leggi economiche nella sua forma più visibile.

E da qui ne consegue una maggiore necessità di controllo. Alla luce di questo background, non sorprende se osserviamo affermazioni come quelle del Papa riguardo la proprietà privata.

IL TALLONE D'ACHILLE DEL SOCIALISMO: IL CALCOLO ECONOMICO

La critica migliore e più specifica che è stata mossa al socialismo proviene dalla mente di Ludwig von Mises quando mise su carta Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. In quel saggio del 1920 espresse l'inevitabile fine che avrebbero fatte tutte quelle economie strizzanti l'occhio ad un tale sistema. L'impossibilità di un calcolo economico in accordo con i desideri degli individui e la negazione della scarsità sono i principali temi affrontati. Nonostante la masnada di giovani russi mandati negli Stati Uniti a studiare affinché, una volta tornati in patria, avrebbero potuto trovare il modo di mimare la borsa americana ed i relativi successi, nonostante "intellettuali" occidentali del calibro di Paul Samuelson sostenessero la presunta superiorità di economie socialiste su quelle libere, alla fine è arrivato il 1991 e con esso la caduta sotto gli occhi di tutti dei sogni di gloria socialisti.

Judy Shelton nel 1984 fu la prima a farsi venire qualche dubbio, ma il merito per questa "previsione" venne giustamente dato a Mises sulle pagine del New Yorker da parte di Richard Heilbroner. Tanti bei calcoli matematici, statistiche e modelli tutti finiti nella pattumiera della storia, il loro regno ideale quando si ha a che fare con la macroeconomia. Sia ben chiaro, non che questo strumento sia inutile, ma quando lo si sostituisce al ragionamento logico-deduttivo l'inganno e le distorsioni sono sempre dietro l'angolo. Come disse George Canning, posso provare tutto con la statistica, tranne la verità.

Per forza di cose l'essere umano deve essere ridotto ad una macchietta, con i bisogni dati o relegati esclusivamente alla sfera biologica. Per la filosofia marxista e attualmente per la teoria economica mainstream, gli individui sono solo dei robot in cui in base a degli input (biologici, chimici, psicologici) si muovono per massimizzare l'output. Non si pongono due domande fondamentali: come e perché? Il mezzo, o i mezzi, attraverso i quali soddisfare le proprie necessità e bisogni (ovvero, tornare ad uno stato di quiete temporaneo prima di passare al successivo stato di irrequietezza/insoddisfazione) sono scarsi mentre i desideri degli esseri umani sono infiniti, e ciò per forza di cose presuppone una scelta ponderata in base allo scopo e al bacino di possibilità. Su quest'ultimo aspetto, è importante ricordare che alcune devono essere lasciate indietro. Quali? Non esiste modello matematico o teoria sociale che possa rispondere a questa domanda, ma solo il riconoscimento che esiste e bisogna subordinare eventuali autorità a questa decisione.

Altrimenti? Altrimenti a cascata si vanno a perturbare le dinamiche di mercato che spingono gli individui verso questa o quell'altra preferenza. Tale perturbazione ha un costo, perché significa imposizione di un corso determinato da un gruppo ristretto di individui che, facendo affidamento sulla teoria secondo cui gli individui hanno da soddisfare esclusivamente bisogni biologici, sono ciechi di fronte all'implicazione che ha il tempo nel lungo termine. Questo a sua volta introduce forzatamente un'obsolescenza tecnologica e produttiva che si sedimenta su un gruppo ristretto di attori di mercato, facendo in modo che sopravvivano a tutti i costi ed erigendo barriere all'ingresso.

Inevitabilmente questo porta alla sovrapproduzione di alcune merci e alla sottoproduzione di altre, portando troppo spesso a carestie diffuse: nell'Unione Sovietica dal 1921-22 e 1946-1947, in Ucraina (1932-1934), Cina (1958-1962), Cambogia (1979), Etiopia (1983-1985) e in Corea del Nord (1995-1999). L'Unione Sovietica ha dimostrato, ad esempio, che non è possibile pianificare a livello centrale il grano. Per produrlo tutto ciò di cui si ha bisogno è un buon terreno, pioggia e sole; poi basta mettere i semi nel terreno e aspettare. Il grano è un prodotto semplice e ha un ciclo prevedibile di un anno. Eppure i sovietici fallirono in modo talmente eclatante che milioni di persone morirono di malnutrizione.

Ma nel momento in cui sono di fronte all'illogicità delle loro tesi, i socialisti scartano tutti questi ragionamento come "non scientifici". Proviamo quindi a percorrere un semplice esempio, proprio quello del grano.

GRANO, PANE E PIETRE

Immaginiamo un libero mercato e in un certo momento nel tempo lo stato impone un prezzo minimo al grano, stando quindi pronto a comprare tutte le eccedenze per sostenere tale assetto. Per gli agricoltori è letteralmente una manna dal cielo, perché questo significa non dover più contrastare l'incertezza del mercato e festeggiano per i prezzi più alti che possono chiedere. Infatti questo "stimolo" spinge gli agricoltori ad aumentare la produzione per guadagnare di più, a fronte, però, di una domanda che rimane pressoché costante. Di conseguenza all'aumentare dell'offerta il prezzo percepito dagli attori di mercato che acquistano diminuisce, poiché al margine la loro necessità di grano era ed è soddisfatta con una produzione minore. Allo stesso tempo, i costi di produzione del grano aumentano visto che se ne vuole creare di più e il prezzo effettivo deve per forza di cose salire.

Più risorse scarse vengono impiegate per coltivare e grano e più attori di mercato vengono attirati in questo mercato visto il prezzo minimo impostato dallo stato. Data questa capacità maggiorata lo stato ricompra le eccedenze per stabilizzare il prezzo al minimo impostato, ma il quesito sorge spontanea: come fa a comprarle? Ovviamente imponendo più tasse. Non è necessario scomodare Laffer qui per intuire che qualsiasi tassa rappresenta uno strumento distruttivo a livello di ricchezza reale. Infatti imporre nuove tasse significa ampliare la capacità dell'apparato statale di riscuoterle e a sua volta ciò significa un'espansione della burocrazia: più regolamenti, più norme, più non discrezionalità.

Gli accademici sventolano il feticcio del moltiplicatore keynesiano, ma dimenticano che esistono gli incentivi economici e lo "stimolo" attraverso questo artificio accademico presuppone una distruzione (raccolta tasse) per finanziare una serie di attività scelte arbitrariamente da un gruppo ristretto di individui che si suppone sappiano meglio degli altri. Quest'ultimo aspetto è quello che Hayek definiva "pretesa di sapere", visto che chi interviene nell'economia di mercato lo fa con l'arrogante presupposto di essere a conoscenza di cose che altri non sanno. In realtà, è impossibile che una cosa del genere possa essere vera data l'imprevedibilità degli individui alla prova del tempo e dei loro desideri infiniti scanditi da una priorità ordinale.

Ora abbiamo, quindi, un pre Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online