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L'interlocutore dell'Italia non è la UE: sono i mercati

Marco Cattaneo
 

L’attuale tensione in merito alla legge di bilancio italiana per il 2019 viene descritta come un conflitto tra l’Italia e la UE. E i toni sono, effettivamente, molto accesi.

Ricordiamoci, tuttavia, che il vero interlocutore dell’Italia non è la UE, e neanche singole nazioni quali Germania o Francia (per quanto nella UE abbiano un peso politico particolarmente elevato).

La UE dà “consigli” e “raccomandazioni” (seguendo le quali l’economia italiana si è ridotta nelle condizioni attuali…) ma non dà soldi né fornisce garanzie.

La UE è un consulente: la paghiamo noi (siamo contribuenti netti), diamo soldi noi e forniamo noi garanzie per altri paesi (e non viceversa) tramite i fondi salvastati. Un consulente il cui contributo alla soluzione dei problemi economici italiani non è stato esattamente brillantissimo - e che per di più si pone in termini e toni che un consulente, nei confronti del suo cliente, non userebbe mai (e se lo facesse il suo incarico non durerebbe a lungo…).

Ma al di là di questo, il punto chiave è che i soldi li danno i mercati. E’ così perché l’Italia è indebitata in una moneta che non emette. Un errore enorme, ma questa è la situazione odierna.

E i mercati devono essere convinti che l’Italia sia in grado di ridurre (in proporzione al PIL) il Maastricht Debt, il debito in euro che deve essere collocato e rifinanziato.

Come è possibile? Introducendo uno strumento finanziario che non è debito (i CCF) per effettuare azioni di politica economica espansiva.

In queste condizioni sarà possibile mostrare in modo assolutamente convincente che la strategia di riduzione del Maastricht Debt (in rapporto al PIL) esiste, è solida e fondata.

Questa è le linea da adottare, e questa è la logica sottostante. Da spiegare al mercato, non alla UE.

Autore: Marco Cattaneo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online