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L'iperinflazione è già qui

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Definizione: l'iperinflazione è la condizione in base alla quale le autorità monetarie accelerano l'espansione della quantità di moneta al punto in cui risulta impossibile per loro riprenderne il controllo.

Finisce quando la valuta fiat è infine priva di valore. È una crisi in evoluzione, non solo un evento culminante.

Questo articolo definisce l'iperinflazione in termini semplici, chiarendo che la maggior parte, se non tutti gli stati, hanno già fatto imboccare alle loro valute fiat la via verso la distruzione mediante l'iperinflazione. Le prove stanno ora diventando chiare.

Il fenomeno è alimentato dall'eccesso di spesa pubblica rispetto alle entrate fiscali, che è già fuori controllo negli Stati Uniti e altrove. Il primo round di coronavirus è servito solo a rendere più evidente il problema a chi aveva già capito che la fase espansiva del ciclo del credito stava volgendo al termine, e unendosi alle conseguenze economiche della guerra dei dazi tra Cina e USA, siamo condannati a ripetere le condizioni che portarono al crollo di Wall Street nel 1929-1932.

Per gli storici economici queste dovrebbero essere affermazioni ovvie. Il fatto è che la base imponibile, quantificata dal PIL, misurata dal tasso reale di perdita del potere d'acquisto del dollaro e confermata dal tasso accelerato di aumento della moneta in senso lato negli ultimi dieci anni, è diminuita drasticamente in termini reali mentre gli impegni di spesa pubblica sono saliti.

In questo articolo viene proposta un'analisi per il dollaro, ma le stesse dinamiche iperinflazionistiche interessano quasi tutte le altre valute fiat.

Introduzione

Negli ultimi dieci anni ho condotto due crociate per attirare l'attenzione su questioni che credo siano di interesse pubblico. Dal 2011 ho scritto una serie di articoli sulla politica cinese riguardo l'oro, la quale ha accumulato oro fisico sin dal 1983. Il meme che l'oro si stava spostando da ovest a est è stato ampiamente compreso e adesso è quasi un cliché. La seconda crociata è stata quella di informare il pubblico che il ciclo economico, o commerciale, era solo il sintomo di un ciclo del credito bancario, che inevitabilmente si conclude con una crisi di contrazione del credito.

È giunto il momento per una nuova campagna, su un argomento di cui ho scritto negli ultimi mesi, e cioè informare il pubblico che i loro stati e le loro valute fiat sono ora in uno stato di iperinflazione. Non è uno sviluppo lontano nel tempo come molti potrebbero pensare; è già qui.

Cos'è l'iperinflazione?

Capire perché l'iperinflazione è già qui significa sapere da cosa è costituita. Non è un aumento dei prezzi, o una condizione che esiste quando i prezzi aumentano al di sopra di un tasso predeterminato: l'aumento dei prezzi è la conseguenza sia dell'inflazione che dell'iperinflazione. Come ha affermato Milton Friedman, l'inflazione è sempre un fenomeno monetario, sebbene abbia rovinato la definizione aggiungendo: "[...] nel senso che è e può essere prodotta solo da un aumento più rapido della quantità di moneta rispetto alla produzione". Aveva torto su quest'ultima parte, fondendo l'effetto dei prezzi con l'aumento della quantità di denaro. Quando anche i cosiddetti monetaristi sono imprecisi sull'inflazione, per non parlare dell'iperinflazione, non sorprende se la confusione nel pubblico in generale sia ampiamente diffusa.

Può esserci solo una definizione di iperinflazione ed è quella indicata sopra, che tra l'altro non troverete in nessun libro di testo. Non c'è nemmeno una definizione nel libro Azione umana di von Mises, solo di inflazione, ed è più una descrizione che una definizione. E poiché è un fenomeno relativamente recente legato a valute fiat scoperte, l'iperinflazione non è mai stata definita separatamente dalla definizione di inflazione data dagli economisti classici. Nemmeno la differenza tra inflazione e iperinflazione può essere distinta per grado.

Date un'occhiata a M1 degli Stati Uniti mostrata nel seguente grafico.

La progressione dell'inflazione monetaria annua da meno del 6% prima della crisi Lehman al 9,6% fino a marzo di quest'anno, e al 65% nelle trenta settimane successive, è assolutamente chiara. Se le autorità monetarie avessero la conoscenza, il mandato, l'autorità, la capacità e il desiderio di smettere di inflazionare la valuta, non descriveremmo il fenomeno come iperinflazione, ritenendolo invece nient'altro che un breve periodo di inflazione eccezionale prima di un ritorno a politiche monetarie più sensate.

Ma il sound money fu scartato nel 1971, quando l'accordo di Bretton Woods del dopoguerra fu definitivamente abbandonato; non che il sistema monetario in quel momento fosse in alcun modo solido, così come la foglia di fico di Adamo non era un capo di abbigliamento. Il fatto è che il sound money in America è stato abbandonato molto tempo prima, con la fondazione della FED a Jekyll Island prima della prima guerra mondiale.

Come mezzo per finanziare i deficit pubblici, l'inflazione può essere fermata tagliando la spesa pubblica e/o aumentando le tasse. Ma ora, un aumento una tantum del 65% di M1 deve essere seguito da un'altra massiccia espansione già dietro le quinte. La speranza è che ciò sia sufficiente, così come si sperava che l'originale aumento del 65% di M1 fosse sufficiente per garantire che una recessione a V sarebbe stata seguita da un ritorno alla normalità.

Le prime fasi di un'iperinflazione sono sempre viste dalle autorità monetarie come l'unica politica da perseguire. Si convincono che non ci sono conseguenze, o che possono essere controllate. Un esempio del genere è un articolo di Michael T. Kiley, un economista senior della FED. Ad agosto ha concluso che la mancanza di ulteriore spazio per tagliare i tassi d'interesse e affrontare la crisi sanitaria, richiederebbe un quantitative easing per un totale del 30% del PIL, o $6.500 miliardi, in modo da compensare la mancanza di spazio di manovra sui tassi d'interesse. Kiley scrive che circa $3.000 miliardi erano stati emessi tra la fine di febbraio e la fine di giugno, lasciando altri $3.500 miliardi ancora da emettere. Se ipotizziamo che lo stimolo completo da $6.500 miliardi venga completato entro il prossimo febbraio, l'aumento riflesso in M1 ristretto potrebbe essere più del doppio.

Kiley ha scritto il suo articolo prima dell'inizio della seconda ondata di coronavirus. Stava modellando una contrazione economica misurata in PIL reale di appena il 10% nel secondo trimestre (in realtà il 9,5%, da non confondere con il tasso annuo al 32,9%). Ma, come ho sottolineato nell'articolo della scorsa settimana, con l'inflazione monetaria ad un tale tasso, un dollaro dello scorso febbraio non è la stessa cosa di un dollaro inflazionato del prossimo febbraio, essendo stato diluito in base alle cifre di Kiley. Le conseguenze sono cambiamenti intertemporali estremamente dannosi, come descritto dall'Effetto Cantillon, per cui alla fine sia i lavoratori produttivi che i più poveri nella società perdono risparmi, stipendi e benefici previdenziali a causa della perdita del potere d'acquisto del dollaro a beneficio invece dello stato e dei suoi clientes.

Nel suo modello economico, Kiley appiattisce la Curva di Phillips nel tentativo di cercare un risultato preferito. La Curva di Phillips ha lo scopo di replicare graficamente la relazione tra inflazione e disoccupazione, l'idea è che un aumento dell'inflazione dei prezzi vada di pari passo con una riduzione della disoccupazione. Appiattirla equivale a presumere che ad un livello ritenuto di piena occupazione, i prezzi non aumenteranno tanto quanto modellato in precedenza. Ma una cosa è prevedere una tale relazione quando lo "stimolo" dell'inflazione è nell'ordine di pochi punti percentuali, un'altra è quando l'impennata è quella che abbiamo sotto gli occhi oggi.

Dobbiamo resistere alla tentazione di accettare una relazione matematica tra i prezzi di beni/servizi e il tasso di occupazione, come previsto dalla Curva di Phillips. Qualunque sia il livello di occupazione, la produzione si aggiusta grazie alla divisione del lavoro. Nel rigettare la Legge di Say, gli economisti moderni non riescono a rendersi conto che la produzione e il consumo in generale marciano o si contraggono insieme. A parte il fatto che coloro che utilizzano la valuta fiat vengono temporaneamente truffati dagli effetti iniziali dello stimolo monetario, non esiste una relazione duratura tra la quantità di denaro e l'occupazione.

Gli errori introdotti dagli economisti matematici attraverso artifici come la Curva di Phillips nascondono le conseguenze delle politiche basate sulle loro previsioni iniziali. Di conseguenza le raccomandazioni degli economisti senior della FED che utilizzano modelli economici basati su ipotesi macroeconomiche, danno un falso conforto a coloro che consigliano. Inoltre il tasso annuo del disavanzo di bilancio da marzo è stato di circa $4.400 miliardi, finanziato interamente attraverso l'espansione monetaria e notevolmente superiore a quello coperto dal calo delle entrate fiscali.

Se queste condizioni persistono nel nuovo anno fiscale, il che sembra sempre più certo, il calcolo di Kiley dell'ulteriore stimolo di $3.500 miliardi sottovaluta il problema. Secondo un editoriale di Allister Heath sul Daily Telegraph di oggi, Larry Summers, l'economista e arci-inflazionista statunitense, ritiene che il costo del Covid-19 raggiungerà il 90% del PIL degli Stati Uniti, sostanzialmente più della stima di Kiley (30%) Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online