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L'Italia è tra i paesi più sani al mondo

Rossana Prezioso
 

L’importante è la salute. E quando c’è la salute c’è tutto. Una consapevolezza tipica degli italiani, in particolare dei meridionali, che viene confermata anche dai numeri e dalle ricerche. Se la crisi ha distrutto il tessuto sociale e ha cambiato molti stili di vita intaccando persino i consumi e la frequenza delle visite mediche, nulla ha potuto nei confronti della dieta mediterranea, punto di forza ed elisir di lunga vita, che è riuscita a sopravvivere alla crisi proprio grazie al fatto che è economica. 

Non sempre ricchi, ma almeno sani  

Anche da Bloomberg la classifica che conferma la durata e la qualità della vita regala punti a favore dell’Italian Style. Soprattutto a tavola. Numeri alla mano si parla di 93,11 punti su cento secondo il Global Health Index che per arrivare a questo livello ha preso in considerazione una scala particolarmente ampia di fattori che vanno dalla durata media della vita alla salute mentale passando per la diffusione e l’incidenza di fattori di rischi come la pressione arteriosa.  partendo proprio dalle aspettative di vita, oggi la media per i neonati è di 80 anni, una longevità che è ottima non solo dal punto di vista matematico (gli italiani sono, insieme ai giapponesi, la popolazione più longeva al mondo) ma anche da quello qualitativo. E in questo caso si conferma anche un altro luogo comune: i soldi non fanno la felicità. Infatti Roma deve scontare pene ancestrali come il debito pubblico e l’insicurezza politica ed altre zavorre relativamente più giovani come la disoccupazione, peggiorata con l’entrata in scena dell’euro e dell’Ue, e la perdita di competitività internazionale, questa, però, al limite del trentennio di vita. Se non di più. Eppure gli standard del benessere psicofisico tricolore è addirittura più alto di quello di altre nazioni notoriamente più ricche ed altrettanto notoriamente più tristi.

Gli Usa: regno del junk food

Un esempio su tutti sono gli Stati Uniti, 34esimi. In realtà la situazione è leggermente più complessa: i soldi permettono di migliorare la salute solo ed esclusivamente se alla base c’è una consapevolezza delle strategie da adottare per preservarla; in questo caso le strategie possono essere facilitate dalla presenza dei soldi ma non è necessario se si dispone, come in Italia è più facile che accada, di una qualità del cibo migliore e di una disponibilità più ampia nella scelta della dieta di stampo vegetariano. Anche in questo caso l’esempio più evidente, ma anche più famoso, arriva proprio da Washington: a causa della loro tavola particolarmente ricca di junk food, il tasso di obesità è tra i più alti del pianeta. E qualsiasi italiano che abbia avuto la (s)fortuna di vivere negli States per qualche tempo se ne è accorto subito.  

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