Italia markets closed
  • FTSE MIB

    26.489,18
    +211,61 (+0,81%)
     
  • Dow Jones

    35.294,76
    +382,20 (+1,09%)
     
  • Nasdaq

    14.897,34
    +73,91 (+0,50%)
     
  • Nikkei 225

    29.068,63
    +517,70 (+1,81%)
     
  • Petrolio

    82,66
    +1,35 (+1,66%)
     
  • BTC-EUR

    52.690,63
    -801,90 (-1,50%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.464,06
    +57,32 (+4,07%)
     
  • Oro

    1.768,10
    -29,80 (-1,66%)
     
  • EUR/USD

    1,1606
    +0,0005 (+0,05%)
     
  • S&P 500

    4.471,37
    +33,11 (+0,75%)
     
  • HANG SENG

    25.330,96
    +368,37 (+1,48%)
     
  • Euro Stoxx 50

    4.182,91
    +33,85 (+0,82%)
     
  • EUR/GBP

    0,8437
    -0,0041 (-0,49%)
     
  • EUR/CHF

    1,0701
    -0,0007 (-0,06%)
     
  • EUR/CAD

    1,4344
    +0,0001 (+0,01%)
     

Lo smart working diventa Radical(e)

·3 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 18 set. (askanews) - Settembre è il mese della ripartenza, non solo scolastica, e la domanda che molte aziende si sono poste dopo il Covid è proprio se continuare lo smart working o tornare in presenza massivamente. Il 2020 ha visto infatti coinvolto 97% delle grandi imprese nel lavoro a distanza, con il 94% della Pubblica Amministrazione italiana e il 58% delle PMI, per un totale di 6,58 milioni di lavoratori, circa un terzo dei dipendenti italiani. Ben 10 volte più dei 570mila censiti nel 2019, una vera e propria testimonianza del boom dello smart working che sembrerebbe promettere una conferma anche per gli anni a venire.

Se ci spostiamo negli Stati Uniti, quasi due terzi delle oltre 200 aziende della new economy, che hanno risposto a un sondaggio di metà luglio condotto dalla Bay Area Council (la principale associazione imprenditoriale di San Francisco, ndr.), hanno affermato di aspettarsi che i propri dipendenti possano ritornare in ufficio due o tre giorni alla settimana massimo.

E se Microsoft e Amazon hanno proposto un rientro più importante a partire dai prossimi mesi, Google lo ha spostato al 2022, consentendo al 20% del suo personale di lavorare in remoto su base permanente e passare a un modello ibrido per gli altri; così Facebook, Apple, Airbnb, che non prevedono rientri per il prossimo anno; mentre Twitter, LinkedIn e Coinbase lasceranno la scelta ai dipendenti, permettendo loro di lavorare da qualsiasi posto.

Ma cosa accade in Italia?

Molte delle decisioni che riguardano la Pubblica Amministrazione e le grandi aziende sono state regolate dai contratti nazionali: la prima prevede un ritorno in presenza di tutti il prima possibile; mentre per grandi gruppi come Bankitalia si parla di massimo 10 giorni al mese e 100 all'anno per il lavoro da remoto; INPS 2 giorni a settimana da remoto e Ferrovie dello Stato da 6 a massimo 11 giorni al mese in remoto.

A fare da contrappeso e segnare un passo sono le aziende digitali, le startup, che cercano invece di lasciare piena libertà seguendo i modelli americani.

Per Alessandro Seina, Ceo di Radical Storage (www.radicalstorage.com) leader globale del deposito bagagli con 3mila punti di deposito in tutto il mondo, la soluzione è stata presa grazie ai numeri registrati nell'ultimo anno, che hanno dimostrato la potenza di uno strumento come lo smart working.

"Abbiamo collaboratori in tutte le parti del mondo - spiega Seina - e anche a chi si trova in Italia è sempre stata data la facoltà di decidere da dove lavorare. Può sembrare un'ovvietà ,ma quello che conta non è il tempo che passi davanti a una scrivania, ma la qualità del tempo e i risultati ottenuti. Nonostante la a difficoltà del nostro settore noi non abbiamo notato alcuna flessione, anzi, la produttività ha avuto uno sprint. Il nostro rientro sarà un modello ibrido, consentendo il lavoro da remoto e pianificando dei momenti di aggregazione come, per esempio, il Radical Camp. Si tratta di un appuntamento fisso di 2 o 3 giorni una volta ogni 2 mesi in una località diversa, dove poterci ritrovare tutti insieme, per verificare e definire gli obiettivi, ma anche per svegliarci la mattina e usare la stessa macchinetta del caffè".

Una scommessa e una sfida, questa, che si propone per molti come l'occasione di creare una cultura all'interno della propria azienda e del proprio paese, che avvalli questo modello e che riesca a far sentire tutti parte di un progetto e di esserne responsabili, anche se non si condivide la stessa stanza.

"La vera difficoltà per le aziende sarà la capacità di misurare i risultati - conclude Seina - questo è ovviamente più facile per le aziende digitali come noi, che misurano ogni scelta in base a metriche, a differenza delle aziende tradizionali o addirittura della Pubblica Amministrazione, che su questo aspetto sono più indietro, ma che ci auguriamo potranno sfruttare questo momento per recuperare terreno e dare al Paese un'opportunità in più".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli