Lo spreco si trasferisce dal Parlamento alle Province

Troppi patrocini senza giusta causa per eventi, festival, fiere

L’ente amministrativo sponsorizza e il contribuente paga. Comuni, Province e Regioni italiane non hanno difficoltà alcuna a patrocinare eventi, manifestazioni e studi, tanto più che, pur essendo doverosa la pubblicazione della spesa sostenuta, non esiste una rilevazione nazionale del volume delle risorse erogate. Tuttavia, al tempo del grande furore per gli sprechi romani, tollerare quelli in provincia non ha molto senso. Non mancano nemmeno gli argini legislativi per fermare la grande onda di patrocini e finanziamenti, come la legge 241 del 1990, secondo la quale occorre pubblicare in via preventiva i criteri e le modalità per erogare i sussidi pubblici. E nemmeno siamo nel campo della discrezionalità pura perché perché il decreto legge 78 del 2010 (convertito in legge 122 del 2011), limita la spesa per “relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza” al 20% di quella sostenuta nell'anno 2009 per le medesime finalità e vieta del tutto la spesa per sponsorizzazioni.

Forse non basta. Gli sprechi continuano ma forse, a differenza di quelli della politica, il pubblico ne risente meno: dopo tutto, ne è lui stesso parte, quando magari partecipa disinvoltamente all’evento, pensando che ad essere esaltata è quella stessa territorialità mortificata in altre occasioni, e degna di riscatto. In un’inchiesta sul sito dell’Espresso, gli esempi sono molteplici e per non far torto a nessuno citiamo i più significativi per regione. 

In Piemonte spicca il Raduno internazionale dello spazzacamino finanziato dalla città di Verbania; in Lombardia 20mila euro sono stati spesi per un convegno sui vent'anni della caduta del Muro di Berlino; in Veneto, nobilissimo appare l’investimento di 34mila euro voluto dalla provincia di Padova per pensionare il vecchio stemma araldico per adottarne uno nuovo con una "P" a nove colori. Più culturale la donazione di fondi in Trentino, che va dai 10mila euro spesi per il "Sipario d'oro", un festival nazionale di teatro amatoriale, ai 5.700 euro per un contributo al Centro studi Judicaria per la ricerca "Voci della terra" dedicato alla "memoria individuale e collettiva legata alla coltivazione dell'ulivo dell'alto Garda e della conca lacustre".

In Liguria, tra gli eventi finanziati desta impressione, non per forza negativa, quello dedicato a "Intrecci e nodi", ovvero le tecniche di intreccio e tessitura di fili giapponese Kumihimo; nelle Marche si segnala la cena all’apertp della Pro Loco di Cartoceto, finanziata però dal Comune e dalla Provincia di Pesaro e Urbino. Nel Lazio gli eventi finanziati sono più variegati: si va dalla "Rievocazione storica della battaglia di Lepanto" a Sermoneta al torneo di tennis dal sagace nome "Uno smash per i diritti". In Campania, sempre secondo l’Espresso, la mostra su Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi, "Bob e Nico", che si svolgerà a Napoli, nel convento di San Domenico Maggiore, costerebbe al Comune 122mila euro, alla Regione 288mila.

In Calabria, al netto di molte sagre per prodotti tipici, figura anche un premio letterario, come quello a "Pierre Teilahard de Chardin", umanista francese, finanziato dal Comune di Platì; in Sicilia, molti soldi vanno allo sport, da un appuntamento di livello mondiale come i mondiali di scherma fino al finanziamento delle bocciofile regionali, con 10mila euro. In Puglia invece, vengono definiti “sorprendenti” i finanziamenti erogati dalle amministrazioni provinciali pugliesi per eventi come il Festival dei sensi (Taranto), la "Ricerca e scrittura del libretto teatrale-musicale legato alle Veneri di parabita" (Lecce) o quelli destinati alla libreria-caffé "La Maria del Porto" di Trani (ben 80mila euro).

Premettendo che non è vietato finanziare eventi, ma certo, è giusto rispettare certi parametri, anche di trasparenza amministrativa, per farlo, e poiché i soggetti coinvolti non sono tutti uguali, per capire meglio, prendiamo proprio l’ultimo caso citato, quello di La Maria del Porto di Trani. Necessaria è una premessa: in realtà il soggetto finanziario è l’Associazione culturale omonima, costituita nel 1993, e non la libreria stessa, che, come negozio, non potrebbe comunque ricevere fondi di tal tipo. Tra le composite iniziative dell’associazione, ci sono spettacoli, mostre, il Progetto Lettura e poi dal 2002 "I Dialoghi di Trani", tre giornate di confronto fra scrittori, filosofi, scienziati, giornalisti, artisti. Yahoo! Finanza ha intervistato, per capire meglio il meccanismo del patrocinio, una dei soci fondatori (e attuale vicepresidente) dell’Associazione, Rosanna Gaeta. Gaeta chiarisce subito che, di fondo, c’è un equivoco che sovrappone l’Associazione alla biblioteca "ma bisogna distinguere totalmente le due cose; vorrei anche precisare che l'Espresso parla di contributi della Provincia ma in realtà il festival è finanziato dalla Regione. La libreria non intasca nulla e l’associazione nemmeno".

Pur condividendo la censura su questa tipologia di fenomeni, Gaeta ritiene che "non sia giusto fare paralleli tra un evento culturale, che ha un suo target, alto, e ha ricadute sull’indotto, e la sagra del polpo, che pure è legittima. Certo, i soggetti chiedono il sostegno ma è la Regione che valuta, cercando eventi che abbiano visibilità e portino persone: si va dal nostro Festival alla Notte della Taranta". Sgombrare l’equivoco del tornaconto personale, in casi come questi, è essenziale se è vero che "due anni fa abbiamo dovuto chiedere un prestito, oggi in cassa l’associazione ha mille euro e ogni anno non c’è  la sicurezza di avere i finanziamenti, perché la situazione peggiora, anche se, sia con l’amministrazione di centrodestra che con Vendola ora, il supporto non è mai mancato ed è stato crescente negli anni: alle origini il contributo era di ventimila euro".

E con i soldi ricevuti dai partner istituzionali si paga l’evento, viaggio e soggiorno agli ospiti, ma non il cachet, perché quelli che intervengono ai “Dialoghi” sono ospiti di calibro, ma "certo non vengono stipendiati, a volte abbiamo dovuto rinunciare ad alcune presenze perché chiamiamo solo chi accetta di venire gratis". Secondo quanto si legge su Repubblica, nel 2012 il festival ci sarà e il programma sarà presentato ad aprile, al Salone del Libro di Torino. Tra gli ospiti delle scorse edizioni, figurano Dominique Lapierre, Antonio Ingroia, Gianluigi Nuzzi, Khaled Fouad Allam, Piero Dorfles, Marc Lazar. Un evento, quello che si tiene al Castello Svevo di Trani, che ha avuto dal Ministero per i beni culturali il premio come miglior manifestazione di promozione del libro e della lettura di rilevanza nazionale, nel 2009. Insomma, non tutto è spreco, e non sempre siamo davanti alla sagra del carciofino lesso.

Se però  la generalizzazione non fa mai bene, il processo di chiarezza per iniziative simili va sempre cercato attraverso la norma che non lascia tantissimi dubbi all’interpretazione. Dopo tutto, come precisato dalla Corte dei Conti, con il termine "sponsorizzazioni" il legislatore, in molti ambiti, si riferisce a tutte le forme di contribuzione a terzi alle quali possono ricorrere gli enti territoriali per giungere alla realizzazione di eventi di interesse per la collettività. Ma, secondo una sentenza della Corte di cassazione del 21 maggio 1998, per le amministrazioni pubbliche, il riferimento alla sponsorizzazione, laddove lascia intendere spese piuttosto che entrate, è sempre improprio. Semmai si deve parlare di patrocinio, poiché gli enti amministrativi non sono imprenditori commerciali che devono trovare un vantaggio corrispettivo  a coronamento della prestazione.

Posto quindi che i patrocini sono possibili solo se non comportano spese, il divieto previsto dalla legge 122 del 2011, parla chiaro, dicendo che non è possibile, arrivare ad accordi di patrocinio che comportano spese. Morale: sono escluse le iniziative organizzate da soggetti terzi e tra queste rientrano le Pro loco, che in genere sono associazioni di diritto privato fra persone fisiche. Restano consentite le iniziative organizzate dalle amministrazioni pubbliche, sia quelle organizzate direttamente, sia indirettamente attraverso soggetti istituzionalmente preposti allo svolgimento di attività di marketing territoriale. O la sagra, l’evento, il festival rientra nella tipologia del marketing territoriale, oppure le caratteristiche sono altre, e in tal caso neppure indirettamente la relativa spesa sarà sostenibile. Il problema quindi non è l’assenza di direttive in merito; a essere elastica, per assessori, sindaci e governatori vari, sarà l’interpretazione del concetto di marketing territoriale; c’è da giurarlo.