Lo stato dei servizi ferroviari e dei trasporti locali alla luce dei tagli previsti in manovra

Secondo le previsioni di Federmobilità, dal 2012 il taglio complessivo per il settore sarà di 1.665 milioni di euro

Ferrovie e trasporti locali fermi al palo dei tagli previsti dalla manovra. Un settore delicatissimo per il Paese, da sempre puntello delle classi medie e popolari, deve fronteggiare una stagione di lacrime e sangue, senza pari. Lo dichiara a Yahoo! Finanza il presidente di Federmobilità e assessore ai Trasporti dell'Emilia Romagna, Alfredo Peri: "Dal 2012 se non dovessero essere reperite altre risorse come noi auspichiamo si prevede un taglio complessivo per il settore di 1.665 milioni di euro, di cui 1.211 per Trenitalia, circa il 65 per cento".

Il grido di dolore di Federmobilità, l'associazione che riunisce le amministrazioni responsabili del governo della mobilità a livello regionale, provinciale e comunale, si era levato in tutta la sua interezza al tavolo organizzato a Roma il 19 ottobre, dal tema "Manovra finanziaria e TPL". Già nel 2010, i tagli erano stati fronteggiati con aumenti tariffari significativi, anche del 20-25%. La decurtazione prevista, secondo Peri, "comporterà necessariamente un processo di revisione profonda del trasporto pubblico locale (tpl), con una serie di ipotesi in parte sovrapponibili e in parte alternative fra loro". Al vaglio ci sono "un ulteriore aumento delle tariffe, individuazione di fonti di finanziamento da internalizzazione dei costi esterni di altri modi di trasporto, riduzione di addetti per aumento della produttività, riduzione di addetti per ulteriore ridimensionamento dei servizi".

L'emergenza è generale e «sotto questo aspetto non esistono Regioni più fortunate delle altre». Come già emerso a Roma, in Lombardia, regione cruciale per molti segmenti dell'economia nazionale, una corsa su due potrebbe saltare, almeno mille su 2.200 in proporzione. Pur volendo aumentare il costo dei biglietti, non basterebbe raddoppiare per colmare la differenza. Citiamo l'esempio dell'assessore regionale alla Mobilità della Lombardia, Raffaele Cattaneo, alla tavola romana. Il biglietto del treno da Varese a Milano nel 2010 costava 4,60 euro; nel 2011 5,65 euro; con la manovra, dovrebbe salire a 12,50 euro. Allora meglio il mezzo privato, potrebbero pensare in molti.

Al Sud invece, la soppressione di corse a lunga percorrenza, come quelle tra Bari e Roma, sposta il 70% della mobilità sul settore aereo, che non tutti posso permettersi. In un vortice di conseguenze al negativo, che scarica i tagli sulle tariffe, a pagare sarebbero i ceti fragili e i pendolari. Come se non bastasse, biglietti e abbonamenti, in Italia, contribuiscono al finanziamento del servizio per circa il 30%, sotto la media europea ma, come specifica il presidente di Federmobilità "solo in alcune zone del Paese caratterizzate da una forte densità abitativa e con flussi turistici importanti mentre per gran parte dell'Italia rimane un indice tendenziale da conseguire".

L'incentivo comunque rimane quello a "usare di più il trasporto pubblico locale e certo anche pagare il biglietto. Su questo punto gli ultimi contratti sottoscritti contengono gli elementi per contrastare l'evasione tariffaria. Rimane comunque un obbiettivo difficile da conseguire soprattutto per le grandi città se si pensa alla tipologia dell'evasore, al di sotto dei trenta anni". Il nodo resta la volontà politica di garantire il supporto economico per favorire il rilancio, in primis quello della rete infrastrutturale, in cui l'Italia evidenzia, secondo un dossier della stessa federazione, una dotazione pro-capite inferiore rispetto a Francia e Germania sia per la rete ferroviaria (283 km per milione di abitanti, contro, rispettivamente, 481 e 412) che per quella autostradale (110 km per milione di abitanti, contro, rispettivamente, 176 e 153). Dopo, potrebbe anche crescere la quota del trasporto di passeggeri su rotaia in Italia, che risulta tra le più basse in Europa: si attesta intorno al 5,7%, minore della media Ue che è di 7,1% .

Ma cosa si potrebbe fare nell'immediato, quali correzioni apportare al quadro normativo già esistente, senza chiedere svolte utopiche, per renderlo più snello? Risponde Peri che "il tpl, dall'entrata in vigore del decreto legislativo 422 del 1997 che ha definito il sistema delle regole e delle competenze per il settore, è stato oggetto di continue modifiche normative che insieme alla storica insufficienza delle risorse hanno determinato un clima di incertezza organizzativa insostenibile per un settore vitale come quello dei trasporti. Dopo l'abrogazione referendaria dell'articolo 23 bis (che imponeva di fatto, la messa a gara dei servizi, svincolando l'Ente pubblico dall'imporre limiti sui criteri di scrittura dei bandi, ndr) e il ripristino di gran parte di quelle norme con la manovra finanziaria di agosto è auspicabile una tregua normativa almeno per qualche anno".

Malgrado, come è stato asserito a Roma, sia impossibile ripensando il trasporto pubblico senza fondi statali, il ricorso al privato non è da escludere, tanto più che "da un punto di vista delle regole, oggi, la gara 'a doppio oggetto' per l'affidamento dei servizi consente l'ingresso dei privati sia nel capitale sociale che nella gestione". E che rilancio sia, ma prima un'obbligata stagione di lacrime e sangue per i mesi a venire.