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Long-Covid, studio: dopo 12 mesi crescono i sintomi psichici

Image from askanews web site
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Roma, 5 ott. (askanews) - Il Covid-19 fa aumentare di oltre il 10% i sintomi di disturbi psichiatrici nei dodici mesi successivi alla malattia. E del 20% altri segnali come mancanza di concentrazione e attenzione. E così, mentre tutti gli altri sintomi dell'infezione da Coronavirus diminuiscono a un anno dal contagio, aumentano invece depressione, ansia e insonnia. Sono alcuni dei risultati del primo studio prospettico condotto in Italia, che inducono gli scienziati a considerare un nuovo elemento sorprendente e preoccupante: a differenza degli altri sintomi che si sviluppano durante la fase acuta, quelli psichiatrici sembrano presentarsi dopo la malattia. E protrarsi a lungo. "Tutto questo in uno dei momenti storici più difficili per la psichiatria italiana, alle prese con un 'cedimento strutturale' di molte delle articolazioni territoriali e ospedaliere della salute mentale, un calo dei dipartimenti di salute mentale (da 183 a 141), una drammatica fuga del personale medico (nel 2025 mancheranno mille psichiatri e novemila professionisti sanitari) e risorse a disposizione di un terzo rispetto a quelle degli altri principali paesi europei (3% invece del 10). Insomma completamente dimenticata dal PNRR".

A parlarne la Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF) in occasione della pubblicazione internazionale sulla Rivista spagnola di Psichiatria e Salute Mentale del primo studio, tutto italiano, condotto all'ospedale universitario di Udine, dove ribadisce "la necessità di istituire una Agenzia Nazionale per la Salute Mentale che possa, a 44 anni dalla riforma, rivedere tutto il settore a 360 gradi".

Il lavoro, dal titolo Mental health symptoms one year after acute COVID-19 infection: Prevalence and risk factors, è stato condotto nell'ospedale universitario di Udine, tra marzo e maggio 2020. L'obiettivo era di esaminare in tutti i pazienti (ricoverati e ambulatoriali) i sintomi di salute mentale associati al Covid-19, con le relative cause, in un periodo di dodici mesi dall'esordio della malattia. Il campione di riferimento è stato di 479 individui, con una leggera prevalenza di donne (52,6%). Di questi, un anno dopo aver contratto l'infezione il 47,2% presentava ancora almeno un sintomo.

"L'aspetto più nuovo e sorprendente di questi dati - spiega Matteo Balestrieri, professore di Psichiatria presso l'università di Udine e direttore della Clinica psichiatrica dell'azienda ospedaliero-universitaria della città e co-presidente nazionale della Società Italiana di Neuro Psico Farmacologia - è che mentre la maggior parte dei sintomi (neurologici, respiratori, gastrointestinali e reumatologici) era diminuita rispetto all'esordio del Covid, quelli psichiatrici erano significativamente aumentati (+10%) così come la mancanza di concentrazione e attenzione (+20%). Da notare anche come coloro che presentavano al follow-up sintomi di tipo neurologico, reumatologico e gastrointestinale, avevano maggiori probabilità di soffrire anche di sintomi di disturbi psichiatrici un anno dopo l'infezione. Inoltre, lo studio ha potuto riscontrare un rischio maggiore di presentare mancanza di concentrazione e di attenzione in chi lamentava sintomi psichiatrici al momento dell'esordio del Covid-19".