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Lotteria scontrini rinviata? Commercianti chiedono proroga

webinfo@adnkronos.com
·2 minuto per la lettura

"Era così urgente ripartire con il cashback e con la lotteria degli scontrini?". E' l'interrogativo che si pone la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise nella sua relazione durante l'assemblea 2020. "Siamo purtroppo ancora, per molti versi, agli albori di un processo di digitalizzazione compiuto - sostiene - Il 50% dei registratori di cassa non è ancora adeguato alla lotteria dello scontrino e per il contactless. Abbiamo chiesto la proroga perché partire con il 50% della rete non pronta è una scelta sbagliata, intempestiva".

"Che dire della rincorsa ad ottenere il cashback che spinge i consumatori a pagare piccoli importi con carte di credito. Senza che per acquisti inferiori a 25 euro siano state azzerate le commissioni? E con la conseguenza che per alcune imprese la vendita si tradurrà in una perdita?", aggiunge.

Secondo le rilevazioni condotte da Swg per Confesercenti, il cashback ha convinto solo 1 consumatore uno su 2: il 54% dei consumatori ha dichiarato infatti di averlo usato o di avere intenzione di usarlo. L’interesse è più alto della media tra 55-64enni (il 69% dichiara di aver usato o voler usare lo strumento), tra i laureati (64%), e tra chi ha una buona condizione economica (62%).

Visto che il 70% di chi usa la moneta elettronica spende già più del plafond annuale di 3 mila euro fissato per il cashback, la Confesercenti ritiene che l’effetto del provvedimento sull’incremento delle transazioni elettroniche sarà modesto: secondo le stime dell'associazione, infatti, il sistema a regime potrebbe generare nel 2021 uno spostamento di appena il 4% della spesa dal contante ai mezzi di pagamento elettronici.

Sarebbe necessario introdurre per le pmi del commercio e del turismo che hanno registrato perdite del fatturato superiori o pari al 50% rispetto allo scorso anno, - suggerisce Confesercenti - un regime di fiscalità di vantaggio, che preveda detrazioni straordinarie per complessivi 3,5 miliardi di euro su ognuna delle dichiarazioni fiscali del 2021 e 2022. Alle imprese colpite dalla crisi sarebbe così implicitamente riconosciuto un ristoro “in divenire” che potrebbe arrivare fino a 10 mila euro annui.