Low cost: Wind Jet, l'Italia e l'Europa

Che la vicenda Wind Jet non sarebbe finita bene lo si poteva intuire dal primo botta e risposta fra Alitalia e la compagnia catanese quando è esplosa la bagarre e sono stati sospesi i primi voli.

E infatti, la trattativa che avrebbe dovuto portare all'acquisizione della low cost da parte di Alitalia è naufragata anche dopo il tavolo di concertazione voluto per il 14 agosto scorso dal Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera. Un bel nulla di fatto che porterà la Wind Jet a cercare altre vie e che potrebbe anche sfociare in un commissariamento.

Le polemiche, comunque, non sono finite. Perché secondo le associazioni dei consumatori, il programma di riprotezione dei passeggeri che ha voluto l'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile – contrattando, fra le altre, proprio con Alitalia, e poi con Meridiana e Livingston, Blu Panorama e Neos – prevederebbe delle cifre troppo alte per i passeggeri (si parte da una base di 80 euro).

D'altro canto, però, i voli per le compagnie non sono certo a costo zero, e quindi, non essendo enti di beneficenza, vogliono lucrare anche su questa "assistenza" ai passeggeri che non sono tenuti a dare. Se mai, si sarebbe potuti intervenire sulle tasse aeroportuali, per dire. Che non sono responsabilità diretta delle compagnie.

Le quali – Alitalia in testa – non mancano di far notare che la loro disponibilità ad avviare anche voli notturni (sono tutti pubblicati sul sito dell'Enac, i voli sostitutivi) a loro costa davvero troppo. Almeno, è quel che sostengono a gran voce tutti, in testa l'a.d. della compagnia di bandiera italiana, Andrea Ragnetti. Lo stesso che ha dichiarato lo stop alle trattative con Wind Jet, che ha fatto sapere che l'azienda è «fallita, o fallirà, per cattiva capacità gestionale» e che Alitalia ha smesso di interessarsi all'acquisizione perché la low cost era messa troppo male («l'abbiamo scoperto in questi mesi, al ritmo di una sorpresa al giorno», ha detto Ragnetti).

Sempre secondo Ragnetti, la riprotezione costa ad Alitalia 80mila euro al giorno. Ma questo costo aziendale è misurabile. Mentre il costo delle vicissitudini, dello stress, delle piccole grandi perdite che occorrono ai passeggeri non è quantificabile, ma è sicuramente da mettere in conto: storie di persone che comprano carnet e li vedono sfumare via e, per ogni biglietto del carnet, dovrebbero pagare il sovrapprezzo di riprotezione; storie di persone che vorrebbero il rimborso; storie di persone che aspettano negli aeroporti ore, magari anche un giorno, o che rifanno 2, 3, 4 volte lo stesso biglietto. Storie banalmente eccezionali e purtroppo normali, quando si verifica un problema del genere a una grossa azienda che offre un servizio al pubblico.

In tutta questa vicenda, non si può dimenticare che i casi di fallimenti di low cost nostrane sono davvero tanti, negli ultimi dieci anni (da Air Sicilia a My Air, da Alpi Eagles a Volare, un vero e proprio calvario). Secondo Gregory Alegi, intervistato da Italia Oggi, i motivi di questo flop tutto italiano sarebbero sostanzialmente due. Il primo: il fatto che in Italia il mercato, storicamente, è stato occupato da un solo vettore in maniera monopolistica per molto tempo (Alitalia).

Il secondo, probabilmente conseguenza diretta del primo, è il fatto che le low cost italiane si sono mosse molto tardi, e le finestre di mercato disponibili erano già state occupate con successo dalle compagnie straniere. Che non navigano necessariamente nell'oro.

Ne sono fallite anche all'estero (certo, l'incidenza in percentuale dei casi negativi nostrani è impressionante) e sembrerebbe che la Ryanair abbia qualche problemino. Sembra, infatti, che in Spagna un'associazione di consumatori abbia chiesto la sospensione della licenza alla Ryanair perché, dicono quelli del CEACCU (una specie di Codacons iberico) utilizzerebbe una politica di carburante a basso costo (in sostanza, bisognerebbe caricare il velivolo al minimo indispensabile) pericolosissima per la sicurezza dei passeggeri. Secondo quanto si dice, infatti, la Ryanair sarebbe stata costretta, nel solo mese di luglio, a tre atterraggi di emergenza dovuti a mancanza di carburante. In merito c'è anche una denuncia dei sindacati. Del resto, che le low cost siano soggette a segnalazioni, denunce e inchieste e che la loro gestione al risparmio generi dubbi non è un mistero: solamente a maggio si parlava dell'ipotesi di rifornimenti a motore acceso da parte dell'italianissima Air Italy, sempre per risparmiare. L'Enac aveva promesso di indagare.

Quel che è certo è che il mondo delle low cost sembrerebbe proprio essere in subbuglio. Almeno, in Italia e – solo un po', per ora – nel vecchio continente.