Italia markets closed
  • Dow Jones

    34.301,52
    +381,68 (+1,13%)
     
  • Nasdaq

    14.877,42
    +131,02 (+0,89%)
     
  • Nikkei 225

    29.639,40
    -200,31 (-0,67%)
     
  • EUR/USD

    1,1729
    -0,0001 (-0,01%)
     
  • BTC-EUR

    36.785,93
    +628,09 (+1,74%)
     
  • CMC Crypto 200

    1.079,64
    +39,16 (+3,76%)
     
  • HANG SENG

    24.221,54
    +122,40 (+0,51%)
     
  • S&P 500

    4.399,70
    +45,51 (+1,05%)
     

Luca Ricolfi: "Partito di Draghi? Quello che gli somiglia di più è Azione di Calenda"

·1 minuto per la lettura
ricolfi draghi (Photo: Getty Images)
ricolfi draghi (Photo: Getty Images)

“Riconoscersi nel piano di riforme, in concreto, credo significhi soprattutto mettersi in condizione di avere qualche voce in capitolo quando si tratterà di decidere in dettaglio a chi distribuire le risorse. Da questo punto di vista sarebbe strano che non ci fosse un partito di Draghi. Se invece per partito di Draghi intendiamo una formazione politica che si presenta al voto, tenderei a dire che già c’è, ed è il partito di Calenda che, a differenza di quello di Renzi, non è macchiato dal peccato originale”. Lo afferma il sociologo e politologo Luca Ricolfi, in un’intervista a “Il Giornale”, esplorando la possibilità che, il consenso che accompagna il lavoro del premier in carica, possa trasferirsi su un partito politico che faccia riferimento a Draghi.

Quale spazio elettorale potrebbe avere un ipotetico ‘partito-Draghi’?

“In teoria - risponde Ricolfi - il solito 10-15% del centro. In pratica potrebbe essere molto di meno se, come è verosimile, l’operazione venisse mal condotta (vedi il caso del partito di Monti)”.

Ci sono stati premier tecnici in passato che all’inizio sembravano dei salvatori della patria ma poi - domanda ‘Il Giornale’ - alla prova del consenso si sono sgonfiati. Pensa che anche Draghi rischi questa parabola?

“Sì, temo di sì. Perché anche Draghi, finora almeno, non ha salvato la patria, ci ha solo liberati da Conte (il che non è poco). La patria è tuttora in pericolo (...) Nel senso che Draghi non è stato in grado di evitare la quarta ondata (del resto, come avrebbe potuto, confermando Speranza?). Inoltre, nessuno sa se l’ulteriore ingente debito pubblico che l’Italia si appresta a fare ci costerà, oppure no, una nuova crisi finanziaria quando la politica della Bce sarà tornata alla normalità”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli