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"Luca, sarai giovane per sempre". L'addio del suo paese ad Attanasio

Manuela D'Alessandro
·2 minuto per la lettura

AGI -  “Perché ti volgi indietro, Luca, fratello mio?” “Perché considero quello che resta da fare, le promesse che avrei dovuto onorare, la missione che avrei dovuto compiere. Troppo breve la vita”. “Non volgerti indietro, Luca, fratello mio. Entra nella vita di Dio: tu sarai giovane per sempre!”.

Il dialogo immaginato dall'Arcivescovo di Milano Mario Delpini tra Luca Attanasio e Dio è uno dei momenti più intensi del saluto che Limbiate, la cittadina dov'è cresciuto riserva all'ambasciatore ucciso nella Repubblica Democratica del Congo lunedì scorso assieme al carabiniere Luca Iacovacci e all' autista Mustapha Milambo. 

"Fiore cresciuto in periferia"

Sono i funerali dell'uomo Luca, “fiore cresciuto in periferia”, lo definisce il sindaco, dopo quelli di Stato centrati sulla figura istituzionale del giovane ambasciatore.

In prima fila, in completo nero, il fazzoletto bianco che asciuga le lacrime soprattutto durante l'omelia, c'è la moglie Zakia Seddiki, mamma delle tre “splendide nipotine” per le quali, fanno sapere attraverso i messaggi letti dagli amici, i genitori promettono di trovare la forza per andare avanti.

“Da dove vieni Luca, fratello?”. “Vengo da una terra in cui la vita non conta niente; vengo da una terra dove si muore e non importa nessuno, dove si uccide e non importa a nessuno, dove si fa il bene e non importa a nessuno, Vengo da una terra in cui la vita di un uomo non conta niente e si può far soffrire senza motivo e senza chiedere scusa”.

Nell'intervento di Delpini intitolato 'Infine, solo alla presenza del Signore', c'è l'uomo che fremeva per aiutare gli altri, fin da quando organizzava gruppi di volontariato all'oratorio, lo studente a cui, intimava la professoressa di filosofia, “non bisogna tarpare le ali perché è uno spirito libero capace  di sognare grandi cose”.

Il suo messaggio, "Viva l'Italia sempre"

 “Testimone di bene sconfinato, l'eterno ragazzo che ha detto che fare l'ambasciatore significa non lasciare indietro nessuno”, nei ricordi del sindaco Antonio Romeo che si rivolge ai circa 300 concittadini seduti tra prato e tribune del centro sportivo indicandolo come esempio soprattutto per i giovani.

“Persona magica, ambasciatore esagerato, angelo costruttore”, alcune delle immagini consegnate dai familiari, mamma, papà, sorella, nei messaggi letti dagli amici. Alla fine, prima che il feretro avvolto dal tricolore si avvii verso il cimitero, è la voce squillante di Luca a rompere la mestizia. Viene diffuso un suo messaggio vocale, in cui, con tono entusiasta e qualche battuta, comunica di essere riuscito dopo molte fatiche a organizzare due voli per rimpatriare degli italiani spaventati per le violenza in Congo: “Viva l'Italia, sempre”, le sue ultime parole.