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L'Ue può risparmiare mille miliardi l’anno e abbattere le emissioni (di M. Albrizio)

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
·3 minuto per la lettura
Smoking pipes and smog of an industrial zone (Photo: Hramovnick via Getty Images)
Smoking pipes and smog of an industrial zone (Photo: Hramovnick via Getty Images)

(di Mauro Albrizio, direttore Ufficio europeo di Legambiente)

Più di 10.000 miliardi di euro di danni ambientali e climatici evitati nei prossimi dieci anni, una forte riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, il 65% delle emissioni serra eliminato. Sono i numeri contenuti nel recente studio dell’Università di Berlino e dell’Istituto tedesco per la ricerca economica (DIW) sulle strategie per rispettare il target dell’accordo sul clima firmato a Parigi nel 2015.

L’analisi parte da una situazione preoccupante. L’Europa si trova a fronteggiare insieme all’emergenza pandemica anche l’emergenza climatica. Con un pericoloso impatto non solo ambientale, ma anche economico e sociale. L’ultimo Emissions Gap Report dell’UNEP ha evidenziato che l’attuale azione climatica ci porta verso un allarmante surriscaldamento del pianeta di oltre 3°C entro la fine del secolo. Scenario, secondo le recenti previsioni del Joint Research Center della Commissione, che può costare al benessere dei cittadini europei almeno 175 miliardi di euro l’anno.

Per evitare che ciò si avveri, secondo il rapporto dell’Unep, è cruciale che l’azione climatica dei governi consenta una riduzione media annua del 7.6% da qui al 2030, al fine di contenere l’aumento della temperatura media globale entro la soglia critica 1.5°C prevista dall’Accordo di Parigi. Per l’Unione europea questo significa una riduzione del 65% delle emissioni climalteranti entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, andando ben oltre il 55% proposto dalla Commissione e facendo un ulteriore passo in avanti rispetto al 60% chiesto dall’Europarlamento nel recente voto sulla Legge europea sul clima.

Obiettivo ambizioso, ma tecnicamente ed economicamente raggiungibile secondo lo studio tedesco. E un contributo importante può venire da Renovation Wave, la strategia proposta dalla Commissione europea per mettere in campo una vera e propria ondata di ristrutturazioni in tutta Europa per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici ed abbattere le emissioni. In Europa, infatti, gli edifici pubblici e privati consumano circa il 40% dell’energia ed emettono il 36% delle emissioni di CO2, mentre solo l’1% è sottoposto ogni anno a lavori di ristrutturazione per migliorarne l’efficienza energetica. La Commissione propone di raddoppiare l’attuale tasso di ristrutturazione.

Un importante passo in avanti, ma non ancora sufficiente. Per contribuire a ridurre le emissioni climalteranti del 65% entro il 2030, bisogna almeno triplicare il tasso di ristrutturazione mettendo in campo interventi che includano anche la sostituzione graduale del riscaldamento con combustibili fossili (circa l’80% degli edifici sono riscaldati essenzialmente a gas) con soluzioni pulite e rinnovabili, come il solare e le pompe di calore.

Gli investimenti necessari sono reperibili grazie a Next Generation EU, il programma di investimenti per la ripresa, che ha l’ambizione di superare l’emergenza pandemica e nello stesso tempo di tradurre in realtà il Green Deal Europeo. I Piani nazionali di ripresa e resilienza previsti da Next Generation EU devono servire a investire in una ripresa verde digitale e sostenibile che abbia al centro un’azione climatica ambiziosa e per la quale si prevede di destinare almeno il 37% delle risorse complessive.

Ai Paesi viene chiesto di mettere in campo piani capaci di dare gambe alla transizione verde e digitale dell’Europa, intervenendo sui loro storici ritardi attraverso politiche e riforme in grado di utilizzare al meglio le ingenti risorse messe a disposizione da Next Generation EU (che ammontano per il periodo 2021-2024 complessivamente a 750 miliardi, di cui 390 in sovvenzioni e 360 in prestiti) e dai fondi di coesione (che ammontano a circa 380 miliardi per il periodo 2021-2027) del bilancio europeo ordinario. Risorse che per l’Italia ammontano a 209 miliardi (85 di sovvenzioni e 124 di prestiti) per quanto riguarda Next Generation EU, a cui si aggiungono circa 40 miliardi per i fondi di coesione, incluso il Just Transition Fund. Investimenti cruciali per tradurre in realtà la transizione verde e digitale senza lasciare indietro nessun cittadino. Una sfida che l’Europa e l’Italia possono e devono vincere

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.