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L'Ue svolta sui rider: le piattaforme spiazzate, i sindacati sperano

·4 minuto per la lettura
LISBON, PORTUGAL - 2021/02/05: Uber Eats and Glovo couriers are seen riding their bicycles through a bicycle lane in Lisbon.
The pandemic has triggered a large increase in the number of couriers working in the food delivery service industry. In the center of Lisbon, many people choose to make deliveries on bicycles and electric scooters taking advantage of the network of bicycle lanes. (Photo by Hugo Amaral/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)
LISBON, PORTUGAL - 2021/02/05: Uber Eats and Glovo couriers are seen riding their bicycles through a bicycle lane in Lisbon. The pandemic has triggered a large increase in the number of couriers working in the food delivery service industry. In the center of Lisbon, many people choose to make deliveries on bicycles and electric scooters taking advantage of the network of bicycle lanes. (Photo by Hugo Amaral/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)

Da un lato le società del food delivery chiuse nel no comment in attesa di leggere la norma. Dall’altra parte i sindacati dei lavoratori che plaudono al segnale arrivato da Bruxelles e ci sperano. Mercoledì, come anticipato oggi da Repubblica, arriverà la proposta di direttiva da parte della Commissione Ue sui diritti dei lavori delle piattaforme digitali (i rider) con la cosiddetta presunzione di subordinazione.

Secondo quanto trapelato, la proposta comunitaria sui rider prevede che saranno considerati lavoratori dipendenti (indipendentemente dalla durata del contratto) se non corrono rischio di impresa o se non decidono i prezzi dei prodotti trattati (consegnati). In caso di disputa sullo stato di un lavoratore, se autonomo o dipendente, la direttiva prevede l’inversione dell’onere della prova, che ricadrebbe in tal caso sul datore di lavoro, e quindi sulla piattaforma digitale, e non più sul lavoratore. E infine un passaggio sarà dedicato alla trasparenza dell’algoritmo, dovranno quindi essere divulgate tutte le informazioni che consentono di comprendere come la App del food delivery assegna un ranking ai rider, anche nell’intento di evitare qualsiasi comportamento discriminatorio nei confronti dei lavoratori. Le stime più aggiornate dicono che al momento in Europa i ‘rider’ sono almeno un milione e mezzo.

La direttiva mira prima di tutto a inquadrare i fattorini in bicicletta, scooter e monopattini come lavoratori subordinati, con tutte le garanzie e tutele annesse dal contratto di lavoro. “Se saranno questi i termini, e lo vedremo mercoledì quando la Commissione presenterà la sua Direttiva, sicuramente si andrebbe nella giusta direzione, che è quella che noi abbiamo sempre sostenuto”, dice all’HuffPost Danilo Morini della Filt Cgil. “D’altronde è la linea che abbiamo adottato nella contrattazione con Just Eat”, prosegue il sindacalista. Just Eat è infatti l’unica piattaforma di food delivery ad aver deciso di riconoscere ai suoi rider lo status di dipendenti: a dicembre risultano circa settemila fattorini, tutti inquadrati con un contratto a tempo indeterminato. “Se l’Ue va avanti su questa strada non possiamo che esserne contenti, è da sempre stata la nostra posizione”.

“Dall’Europa arriva un segnale molto importante che accogliamo positivamente”, dice il segretario Generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi. “Ci siamo battuti tanto negli ultimi anni per il miglioramento delle condizioni lavorative e il riconoscimento dei diritti dei riders. Siamo riusciti a firmare, a marzo dell’anno scorso, un accordo con una delle maggiori piattaforme di delivery in Italia, per l’applicazione del CCNL della logistica, ma nonostante la crescita esponenziale del settore abbia portato il numero di questi lavoratori a superare il milione e mezzo, manca ancora nel nostro Paese una normativa specifica. La decisione europea va quindi nella giusta direzione, ma il lavoro da fare è ancora molto per assicurare regole chiare e vincolanti per tutti affinchè venga scongiurata ogni forma di sfruttamento, troppo spesso incentivato dall’assenza di regolamenti specifici”.

Di lavoro da fare ce n’è ancora tanto. Perché la Direttiva Ue è solo il primo passo di un percorso che si preannuncia lungo. Una volta presentata ufficialmente, dovrà essere approvata dal Parlamento Ue e dal Consiglio, per poi essere adottata dai Parlamenti nazionali degli Stati membri. Ma l’aspetto positivo sta tutto nel riconoscimento da parte della Commissione Europea dello status di lavoratore dipendente per i lavoratori di quelle piattaforme della Gig economy ma che di “gig” non hanno più tanto. Di certo, la presa di posizione di Bruxelles metterebbe fine a una lunga e stancante disputa sull’inquadramento contrattuale dei rider.

Su questo al momento i diretti interessati, le società del food delivery, non si esprimono. Nessun comunicato diramato. E alcune di esse, contattate da HuffPost, non hanno voluto commentare in attesa di leggere il testo ufficiale della Commissione. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha detto: “Non possiamo che essere soddisfatti di questa risposta tempestiva” e “integreremo con strumenti nazionali anche il percorso che si va definendo a livello europeo”. Nei giorni scorsi l’Italia aveva scritto una lettera a Bruxelles insieme ad altri Paesi Ue per sollecitare un’iniziativa comunitaria per disciplinare queste categorie di lavoratori. “L’Italia - ha aggiunto Orlando - è già intervenuta con un protocollo per contrastare il caporalato, che non riguarda purtroppo solo l’agricoltura ma anche settori tecnologicamente avanzati, ma questo non è sufficiente”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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