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De Luise (Confesercenti): imprese stremate, servono più risorse

Red
·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 13 apr. (askanews) - Sostegni più rapidi e maggiori risorse per le imprese costrette a chiusure e restrizioni da ormai quattordici mesi. Proroga della moratoria creditizia e fiscale. Un piano chiaro per riaprire in sicurezza, sul modello inglese, e accelerazione del piano vaccini. Lotta alla concorrenza sleale con l'introduzione di una web tax. E' questa la strada da seguire per la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise, che, in un'intervista ad Askanews, condanna gli episodi di violenza avvenuti nelle recenti manifestazioni di piazza.

La pandemia da Covid-19 ha messo in ginocchio il tessuto produttivo del Paese. Qual è la situazione delle imprese da voi rappresentate?

"Le imprese di vicinato, quelle terziario, del turismo, la ristorazione, i servizi, i bar, sono le imprese che hanno pagato il prezzo più alto in questa pandemia. Sono state quelle imprese a cui è stato chiesto di chiudere per decreto, per garantire la salute di tutti noi, senza però avere dei contributi tali da poter riuscire a reggere. Tant'è vero che abbiamo già perso circa 269mila tra autonomi e partite Iva. Purtroppo stimiamo che ci siano delle altre imprese a rischio chiusura, circa 250mila in questi settori che rappresentiamo. La situazione è pesante: quattordici mesi di restrizioni o, addirittura, di chiusura totale, hanno inciso notevolmente".

Come giudicate le azioni a sostegno delle aziende messe in campo dal governo Draghi? Cosa chiedete per il futuro?

"Con il nuovo Dl Sostegni è stato messo da parte il criterio dei codici Ateco che era un criterio che noi contestavamo perchè escludeva una parte importante di attività. Questa è stata una misura importante ma, purtroppo, non è stata sufficiente perchè la platea dei soggetti che dovevano essere beneficiari di queste misure si è ampliata ma le risorse non erano sufficienti. E, proprio questa mattina, un operatore mi diceva che sta aspettando mille euro e non sono ancora arrivati. Dall'otto di aprile avrebbero dovuto iniziare ad arrivare sui conti correnti. Bisogna aumentare le risorse, considerando le spese fisse che comunque le aziende hanno, come affitti ed utenze. E bisogna anche velocizzare i tempi. E' necessaria, poi, una proroga della moratoria creditizia e fiscale, in scadenza a giugno, per dare respiro e ossigeno alle imprese. E poi ci vuole un piano per ripartire in sicurezza".

Come garantire riaperture all'insegna della sicurezza, quali le vostre richieste al Governo?

"Noi chiediamo un programma chiaro, non si tratta di una data. In Inghilterra hanno creato un calendario, diviso in fasi, con degli obiettivi precisi da raggiungere. Questo è un modo intelligente perchè si coinvolge tutta la popolazione per perseguire questi obiettivi di contenimento. Altrimenti gli sforzi delle imprese rimangono poco utili. Il piano, come diceva il presidente del Consiglio Draghi, nell'ultima conferenza fatta, va legato non solo al numero dei contagi ma anche al numero dei vaccinati. E' necessario, infine, che tutte le Regioni vaccinino con dei criteri".

Dopo la mobilitazione "Portiamo le imprese fuori dalla pandemia" avete in mente di organizzare nuove iniziative?

"La situazione, adesso, è molto difficile perchè le imprese sono stremate, sono al limite della sopportazione dopo quattordici mesi senza poter guadagnare uno stipendio, senza avere in cambio nulla. La situazione è preoccupante. Bisogna tener conto del fatto che molte di queste imprese sono a conduzione familiare, per cui il sostentamento della famiglia si basa tutto su quel lavoro. Le nostre posizioni, presentate a tutto l'arco parlamentare, sono state prese in considerazione. Adesso, infatti, si parla di questo decreto imprese, di poter ampliare lo scostamento di bilancio. Vediamo come saranno le risposte, altrimenti prenderemo delle misure, sempre nei limiti del rispetto delle regole. Non possiamo spingere le associazioni al non rispetto delle regole, non possiamo metterle nelle condizioni di una disobbedienza civile".

L'iniziativa di ieri "Io apro" è stata segnata da violenze e tensioni, come giudica questi episodi?

"Ieri è emersa l'esasperazione, la preoccupazione, il sentirsi non considerati, questa voglia di manifestare il proprio disagio. Non ci si può muovere però fuori dai limiti, gli episodi di violenza, oltretutto, hanno spostato l'attenzione dai problemi di queste imprese. Si deve lottare per i propri diritti ma nel rispetto delle regole".

La concorrenza del canale di vendite online sta sottraendo risorse al commercio tradizionale, ai negozi di vicinato. Cosa proponete per superare questo problema?

"E' un problema che viene da lontano e c'era anche prima della pandemia. La concorrenza è normale tra imprese, ma quando non è leale e si gioca con delle regole diverse allora fa male al tessuto imprenditoriale sano. Durante la pandemia questi canali hanno aumentato in modo esponenziale le loro vendite e i ricavati di queste vendite fanno male a tutti i cittadini perchè non rimangono sul nostro territorio. Al Paese non torna indietro niente, bisogna quindi metterci le mani e una web tax, di cui si parla tanto, sarebbe importante. Deve essere chiara ed equa perchè la concorrenza tra imprese è normale ma le regole devono essere uguali per tutti".

Mlp