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M5S, la zampata di Beppe: "Non sono un coglione". Torna spettro rottura con Conte

·3 minuto per la lettura

La zampata arriva forte e chiara, durissima. Ed è quasi una sorpresa perché lo stesso Beppe Grillo, in mattinata, millantava un accordo sulla rifondazione del Movimento e sul neo statuto 5 Stelle. Ieri la telefonata chiarificatrice con Giuseppe Conte, poi altri contatti in giornata, anche con persone vicine all'ex premier. Condite da rassicurazioni. Poi arrivato a Montecitorio l'istrionico Grillo inverte il senso di marcia, "e mena", per dirla come commentano, tra lo sconforto e la sorpresa, i deputati pentastellati lasciando l'assemblea con il fondatore del Movimento.

Che non accenna a nessun passo di lato, non sembra affatto "stanchino", come si definì lui stesso quando, con Gianroberto Casaleggio, diede vita al direttorio, altra stagione finita nel peggiore dei modi. Da una parte rassicura, Grillo. Promette che lo statuto si chiuderà "entro 4-5 giorni, con Conte". E indica il futuro, presentando il nuovo logo del M5S, con la dicitura '2050' all'interno del simbolo. Ma poi puntella il suo ruolo, con parole che suonano durissime. "Io sono il garante, non sono un coglione", strepita, mostrando la rabbia verso chi ha osato arginare le sue ingerenze politiche: "Conte deve studiare e imparare cos'è il Movimento", "gli ho detto che io sono un visionario, lui non lo è" ed è "lui ad aver bisogno di me, non io di lui".

Dopo avergli affidato la rifondazione del Movimento a fine febbraio scorso, Grillo usa parole che non nascondono l'irritazione di chi si è sentito all'angolo: "Conte ha preso il nostro statuto e lo ha messo da parte. Mi ha portato una bozza del suo di 32 pagine". Poi concede: "Stiamo lavorando bene. Mando le mie osservazioni in giallo e lui mi risponde in rosso, io in verde e lui in nero". Ma torna lo spettro della rottura, perché chi conosce bene l'avvocato di Volturata Appula è convinto che non piegherà la testa. E quello di oggi suona come un affronto. Durissimo. Dunque, inaccettabile.

La voce che rimbalza tra i deputati, a fine riunione, è che Grillo "ha appena fondato una diarchia... Si è ripreso il Movimento, come sempre". Ma la diarchia, con un Movimento a 'due teste', non è quello che chiede Conte, non è il M5S che aveva progettato in questi quattro mesi in cui si è messo a lavoro sulla sua rifondazione. Ma anche il garante è un osso duro. E ci sono dei passaggi, del neo statuto, che proprio non gli vanno giù. In particolare, l'esser stato fatto fuori dalle scelte politiche.

Nel documento di 32 pagine, tuona con i deputati, "erano previste due comunicazioni diverse, ovvero che io non parlavo a nome del Movimento. Non esiste. Io c'entro eccome con la comunicazione. Rocco Casalino è bravissimo sulle tv, ma deve rapportarsi anche con me, non solo con il capo politico". E se i deputati annuiscono o fanno spallucce, il 'mood' cambia quando a Montecitorio arrivano i senatori.

A quanto apprende l'Adnkronos, il ministro Stefano Patuanelli e la vicepresidente del Senato Paola Taverna -entrambi considerati molti vicini a Conte- avrebbero messo in guardia Grillo da quanto rimbalzato sulla stampa, facendogli notare il rischio rottura. Tant'è che i virgolettati che escono dalle agenzie di stampa a riunione dei senatori in corso sono di gran lunga più concilianti. Del tipo: "Con Conte stiamo facendo un lavoro straordinario, questo statuto ci sopravvivrà"; "Questo è il momento di Giuseppe Conte, voglio rafforzarlo non indebolirlo". Basterà per evitare che le strade si dividano? Intanto il garante rimarrà a Roma e c'è chi spera in un incontro chiarificatore con Conte. (di Ileana Sciarra e Antonio Atte)

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