La beffa dei malati di Hiv ed epatite che non hanno diritto a un rimborso

Malati di Hiv ed epatite rischiano di non ricevere alcun risarcimento a causa dei termini di prescrizione

Sono moltissimi i pazienti emofilici, infettati dal virus dell'Hiv e da epatite C e B negli anni '80 e '90 a causa di trasfusioni di sangue o ad assunzione di emoderivati infetti, che rischiano di non ricevere nessun tipo di rimborso per il terribile danno subito, secondo una comunicazione ricevuta da parte del Ministero della Salute. In seguito alla legge 244 del 2007, i pazienti infettati avevano accettato un equo ristoro piuttosto che intentare causa al ministero.

Stesso discorso anche per coloro che avevano già deciso di adire le vie legali e quindi avevano già coinvolto il dicastero in un procedimento. Un "risarcimento collettivo" del valore di 180 milioni di euro annui per dieci anni. Ma che rischia di sfumare per coloro che hanno promosso la causa di risarcimento più di cinque anni dopo aver scoperto di aver contratto il virus dell’Hiv o l’epatite. Lo stabilisce infatti un comma dell’articolo 5 di un decreto del ministero della Salute che risale al 4 maggio 2012 ed è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale a luglio.

Tantissime persone non saranno quindi rimborsate. Una dramma, quello dei mancati controlli sul plasma e sui farmaci emoderivati prodotti o importati in Italia, che ha coinvolto, secondo le cifre che riporta l’Espresso, circa 120mila persone in trent'anni, causando 4.000 morti. Sono però diverse le sentenze della Cassazione che stabiliscono la responsabilità del dicastero della Salute per omesso controllo. La prescrizione rischia di abbattersi come una mannaia sulle speranze di coloro che desideravano almeno una parziale ricompensa a fronte dell’enorme danno ricevuto.

Per tutti gli altri, anche le tempistiche potrebbero non bastare, vista anche la difficoltà di ottenere i soldi senza dover affrontare altre lotte per l’ottemperanza del proprio diritto. La speranza degli emofilici, talassemici e trasfusi occasionali che si sono ammalati a causa delle cure ricevute è legata a doppio filo con l'inchiesta avviata dalla Procura di Roma a inizio 2012 che vede indagati per omicidio colposo e lesioni sette direttori generali del Ministero della Salute in trent’anni. Se l'ipotesi di reato diventasse quella di epidemia colposa anche i termini di prescrizione per le cause di risarcimento dovrebbero  allungarsi.

Già lo scorso settembre, con una lettera inviata al ministro della Salute Renato Balduzzi, il presidente di FedEmo, Gabriele Calizzani, sottolineava come i testi circolati attraverso i media non contenessero alcun riferimento a provvedimenti a vantaggio dei soggetti esclusi dal processo di transazione, tra cui la maggior parte dei 600 pazienti emofilici, o loro familiari, contagiati negli anni Ottanta da infezioni da Hiv ed epatite (B, C, D) a seguito di trasfusioni di sangue infetto. Il nodo erano appunti i termini di prescrizione, e nella lettera si auspicava che coloro che avessero fatto nei termini la domanda di accesso alla transazione, e che rischiavano di non avere alcun rimborso, a causa della trascrizione, avessero almeno diritto a un indennizzo anche rateizzato, anche con un importo di natura inferiore a quello riconosciuto agli altri malati.