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Le malattie sono brutte, i lockdown forzati sono peggio

Francesco Simoncelli
 

Per quanto possa salire il ​​tasso di mortalità del coronavirus COVID-19, la risposta dello stato a tale minaccia sarà sempre la più pericolosa. Se l'attuale blocco della vita economica continuerà, più persone moriranno per le contromisure che per il virus stesso. In breve tempo l'offerta di beni essenziali sarà a rischio. Interrompendo il trasporto globale e le catene di approvvigionamento, mancheranno importanti medicinali e le forniture alimentari saranno insufficienti. Ecco come funziona una strategia di contenimento: operazione riuscita, paziente morto.

La strategia principale dello stato: distruggere il commercio

La preoccupazione principale per i responsabili dell'assistenza sanitaria non è il numero assoluto di decessi, ma "l'appiattimento della curva", cioè la dilatazione della frequenza dei casi d'infezione.

Il modello può essere corretto, a parità di condizioni, ma ignora l'entità del danno che comportano le misure di controllo. Ne abbiamo già un assaggio. Oltre alle drastiche restrizioni al traffico aereo internazionale e alla parziale chiusura delle frontiere, esistono tutta una serie di misure che intervengono profondamente nella vita quotidiana dei cittadini e mirano ad isolarli il più possibile.

Le autorità ignorano gli effetti collaterali delle loro misure. Le agenzie statali sono ossessionate dall'appiattimento della curva e quindi ignorano il fatto che il perseguimento di questo obiettivo porterà esclusivamente danni collaterali rispetto al possibile costo dell'epidemia stessa.

Se le agenzie governative continuano ad agire come stanno facendo, presto le persone si troveranno di fronte al problema di non poter più acquistare le cose necessarie, in primo luogo perché gli scaffali saranno vuoti e in secondo luogo perché non avranno più entrate quando gli scaffali verranno nuovamente riforniti lentamente. Le società hanno chiuso e gli stipendi non verranno visualizzati nei conti bancari. Le scadenze degli affitti per case e aziende non saranno rispettate. Non è il coronavirus a fermare l'economia, ma il modo in cui la politica sta rispondendo alla malattia.

Un'altra strategia (praticata dalla Corea del Sud e da Taiwan) è quella di intervenire minimamente nella vita quotidiana della maggioranza della popolazione.

Se i policymaker comprendessero le reali minacce alla vita umana e al benessere, oltre alla mole di distruzione economica, adotterebbero politiche progettate per garantire che le imprese rimangano aperte. L'obiettivo sarebbe garantire che gli individui e le popolazioni più a rischio siano in grado di isolarsi volontariamente.

Invece in Europa e in gran parte del resto del mondo sono stati proclamati uno stato di emergenza e una serie di blocchi generali. Anche se l'incubo attuale dovesse finire e il coprifuoco ed i vari divieti non esistessero più, ci vorrebbe molto tempo prima che l'economia si riprenda, non dal virus, ma dalla risposta ad esso. Negli Stati Uniti e in molti Paesi europei, lo stato ha assunto il controllo nella convinzione che con le severe restrizioni alla vita privata e pubblica l'epidemia possa essere messa sotto controllo. L'atteggiamento che prevale è che non vi sia alternativa a chiudere praticamente l'economia ed imporre restrizioni alla vita quotidiana delle persone. Invece di sostenere gli immensi costi che scaturiscono da una scelta scellerata simile, la capacità potrebbe essere ampliata per prendersi meglio cura dei malati e dei moribondi.

Sebbene l'onere della prova debba ricadere su coloro che desiderano chiudere le imprese e arrestare l'economia, i sostenitori dell'ecatombe globale non hanno affatto ragione. Infatti in Europa, compresa l'Italia, il numero di morti fino ad ora rimane ben al di sotto di quello che ci si aspetterebbe dall'influenza. Il tasso di mortalità rimane sconosciuto a causa dei bias e delle difficoltà nella stima dei casi totali e nella raccolta di dati. Le statistiche sul numero di portatori del virus sono errate, poiché i tassi di errore dei test per i nuovi fenomeni patologici sono generalmente elevati e nel caso dei test COVID-19 sono ancora più elevati, poiché la domanda e l'uso sono aumentati rapidamente in breve tempo. Il fatto che un set di dati sia stato pubblicato dalle autorità non significa che i numeri riflettano i fatti. Anche i test standard hanno tassi di errore e di solito sono necessari diversi test per arrivare ad un giudizio affidabile.

Non solo il tasso di mortalità è problematico da calcolare, perché il numero effettivo di casi è completamente sconosciuto, ma è anche discutibile il bilancio ufficiale delle vittime attribuito al COVID-19. Non esiste un modo affidabile per dire se la presenza del virus in un cadavere ne abbia causato effettivamente la morte. La vita delle persone finisce a causa di innumerevoli fattori e gli anziani muoiono per ogni tipo di disturbo. L'Italia riferisce che il 99% delle vittime di COVID-19 aveva altre malattie al momento della morte. Se COVID-19 viene trovato in un cadavere, non prova che il virus sia stato la causa della morte. Potrebbe essere solo una delle innumerevoli possibili cause.

I virus mutano costantemente. Senza test specifici, le modifiche non vengono rilevate. Se fossero stati tutti scoperti, si sarebbe andati nel panico quasi ogni giorno. Si può essere certi che prima o poi apparirà un altro virus dopo la fine dell'epidemia di coronavirus. Immaginate se la politica dovesse reagire ogni volta di fronte al coronavirus: l'assurdità dell'attuale politica contro il virus diventa evidente.

Più dura il lockdown forzato, maggiore sarà la povertà risultante

Le autorità vogliono far credere alle persone che le numerose restrizioni già esistenti siano misure a breve termine. E se la strategia di contenimento impiegasse molto più tempo del previsto? Le conseguenze per l'economia sono già catastrofiche. Ogni giorno e ogni settimana il danno aumenta sempre di più. Anche quando le politiche raggiungono il contenimento della malattia virale, il danno economico persisterà per un tempo molto più lungo.

La vera minaccia non è il COVID-19, bensì l'ondata di bancarotte e disoccupazione che presto si diffonderà nelle economie come uno tsunami. Se gli stati rispettano i propri impegni di aiuto e versano indennizzi alle persone colpite, saranno necessarie somme così elevate che potrebbero scatenare un'inflazione di massa dei prezzi e aggravare l'effetto della recessione economica. Vedremo un impoverimento diffuso e, di conseguenza, un declino della salute generale e un aumento della morbilità.

Contro il terrorismo politico

Sì, c'è motivo di andare nel panico, ma non per il virus: per la politica di risposta al coronavirus. Il panico serve per stimare e capire capire fino a che punto si possono terrorizzare i cittadini e quanto essi siano disposti a rinunciare alle proprie libertà senza opporre resistenza. Come le pecore, le persone seguono gli ordini dei loro leader. I media stanno preparando gli agnelli ad andare al macello in silenzio.

Oltre al danno economico che è già stato causato dalla reazione politica alla malattia, c'è una tragedia ancora più grande: la perdita dei diritti umani fondamentali e della nostra libertà individuale. Dati i moderni metodi di sorveglianza, un nuovo tipo di totalitarismo sta superando tutti gli orrori conosciuti dei regimi dittatoriali del passato.

Di Antony P. Mueller

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online