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Maltempo, Cia: le aree rurali ostaggio della neve

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 11 gen. (askanews) - Non si ferma l'ondata di maltempo "che sta investendo tutta Italia con piogge e neve anche a quote basse e soprattutto al Centro-sud, con ripercussioni assai preoccupanti soprattutto per le aree rurali e di montagna, dove copiose nevicate, frane e smottamenti stanno mettendo a dura prova centri abitati e aziende agricole". Lo afferma la Cia-Agricoltori Italiani che sta monitorando la situazione e "ricorda al governo l'urgenza di un piano nazionale di manutenzione del territorio con programmi che possano trovare spazio nel Recovery fund".

Strade chiuse e tralicci divelti "rischiano di tenere troppo a lungo in isolamento famiglie e attività produttive. Al momento la situazione è critica per la Garfagnana alle prese con una nevicata che non si ricordava da decenni e ora a rischio frane, in particolare in provincia di Lucca, nel territorio della valle del Serchio, nel comune di Gallicano e in quello di Fabbriche di Vergemoli". Già dalla scorsa settimana "è stato chiesto lo stato d'emergenza per le zone di montagna del pistoiese, tra cui Abetone Cutigliano, dove oltre due metri di neve stanno facendo emergere tutte le criticità infrastrutturali del territorio".

Gli oltre 50 centimetri di neve della notte scorsa "tengono in ostaggio l'Alto Maceratese e il territorio di Fermo, nelle Marche delle zone terremotate. Qui la situazione, già precaria dopo il terremoto, rischia di precipitare a causa di frane e strade chiuse, mettendo in difficoltà i piccoli centri e gli imprenditori agricoli della zona". In stato d'allerta anche la Liguria "con temperature sotto lo zero: fino a -7 nel savonese e raffiche di vento che arrivano a 102 chilometri orari".

Preoccupa anche la frana in Irpinia "che ha rotto la condotta del gas metano a Montefalcone in Val Fortone. Anche la Sardegna è sotto osservazione. Le ripetute piogge e la neve stanno mettendo in allarme gli agricoltori che fanno appello alle istituzioni. Allerta gialla sopra i 500-800 metri in Abruzzo, Molise, nelle zone orientali del Lazio, in Umbria, Emilia-Romagna e Toscana".

"Non smetteremo mai - sostiene il presidente Dino Scanavino - di segnalare la situazione di criticità estrema che sta vivendo il territorio italiano. Il problema non sono solo i danni al settore primario, è che ancora oggi quasi 7mila comuni e 150mila imprese agricole sono esposti a rischi ambientali. E ci sono più di sei milioni di cittadini che risiedono in aree soggette a frane e alluvioni. Non è più rinviabile un piano nazionale di manutenzione e di governo del territorio, che sia capace di far fronte alla drammatica questione del rischio idrogeologico legato a fenomeni climatici incontrollabili e sempre più frequenti".