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Mandato esplorativo, cos'è e perché può risolvere la crisi

Primo Piano
·2 minuto per la lettura

Dopo tre giorni di consultazioni ed incontri con le forze politiche che, tra maggioranza e opposizione, compongono il governo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato, venerdì sera, il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico. Quest’ultimo, come preannunciato dal segretario generale Ugo Zampetti, sarà chiamato a riferire al presidente nella giornata di martedì.

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Ma cos’è il mandato esplorativo e perché potrebbe essere utile a risolvere la crisi di governo? Non esiste una vera e propria definizione di “mandato esplorativo” poiché Costituzione, leggi ordinarie e regolamenti non ne fanno mai esplicitamente riferimento. Sul sito del governo si legge che il mandato esplorativo “si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative”. E in effetti, affidato dal presidente della Repubblica al presidente della Camera dei deputati o del Senato, l’incarico è dato verbalmente e non per iscritto.

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La nomina, comunicata agli organi di stampa che ne danno notizia, si rende necessaria quando le consultazioni tra il presidente della Repubblica e i partiti di minoranza e maggioranza non hanno avuto l’esito sperato. Chi riceve l’incarico ha il compito di proseguire gli incontri con i partiti e provare a capire se è possibile individuare un nuovo premier e una nuova composizione del Consiglio dei ministri.

Il mandato esplorativo è spesso confuso col pre-incarico. Nel primo caso si tratta di una “semplice esplorazione” mirata alla ricerca di uno sbocco alla crisi di governo, ma senza che chi ha assunto l’impegno poi venga direttamente investito di un incarico per dare vita all’esecutivo. Nel secondo caso invece è lo stesso possibile futuro premier incaricato a sondare il terreno per poi riferire al Quirinale e ricevere, in caso di esito positivo, l’incarico formale.

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Nella storia della Repubblica sono stati affidati 12 incarichi esplorativi divisi in sette ai presidente del Senato (Merzagora, Fanfani (due volte), Spagnolli, Morlino, Spadolini, Marini e Casellati) e quattro della Camera (Leone, Pertini, Iotti e Fico per due volte).