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I Maneskin hanno vinto il Festival di Sanremo 2021!

Di Carlotta Sisti
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images
Photo credit: Jacopo Raule / Daniele Venturelli - Getty Images

From ELLE

I Maneskin hanno vinto il Festival di Sanremo 2021, ed è una notizia pazzesca, dato che fino al momento della classifica i papabili erano Meta, Annalisa, Irama. Ed invece è la band di ventenni, che ha duettato con il loro mentore di X Factor Manuel Agnelli, ad aver sparigliato le carte e a prendersi il primo posto. Al secondo postoFranscesca Michielin e Fedez e al terzo Ermal Meta. Ci lasciamo alle spalle un'edizione faticosa, sia perché ci siamo arrivati martoriati e ancora lo siamo, sia perché Amedeo (ve l'ho detto che se lo chiama così l'Orietta per me è regola) e Fiorello ci hanno presi in ostaggio con un sadismo francamente fuori luogo. È stata, però, anche, più di altre volte un grande rito collettivo, che ci ha fatti parlare per ore, splittati tra Whatsapp, Telegram, Twitter, Instagram, dentro chat che ora chiuderemo, e sarà triste, così com'è triste pensare che finito il Festival, ci sarà di nuovo il silenzio. Per cinque serate abbiamo riassaporato la bellezza della musica dal vivo, ora ci riattaccheremo alle playlist, riguarderemo pezzi di concerti su YouTube (non conto le volte in cui l'ho fatto, manco serve dirvi che è insieme un'ottima ed una pessima idea), metteremo su un vinile, e rimarremo in attesa. Attività nella quale, ormai, siamo medaglia d'oro olimpionica, anche se la fatica di cui sopra ha un indice da zona rosso scuro. Abbassato il sipario sull'Ariston, sale quell'horror vacui da assenza di eventi, grandi, piccoli, piccolissimi, mentre i tour previsti per la primavera sono già stati spostati all'autunno, quando non direttamente al 2022. Ma gli strascichi, brevissimi, di Sanremo, ci fanno domandare che cosa rimarrà, di questa 71esima edizione, e la prima, la più ovvia delle risposte è ovviamente la queen Orietta Berti. L'usignolo di Cavriago, come fu ribattezzata negli anni 60, ci ha cantato, guardandolo anche lei negli occhi come i Coma Cose anche senza averlo davanti, dell'amore eterno per Osvaldo che per lei è "Come una musica mi scorri dentro/Un fiume in piena ormai fino allo schianto.".

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A dire il vero, ci rimarranno un sacco di donne, come Elodie, che doveva essere solo un'ospite ed invece s'è presa tutta la scena, suo malgrado. Sì, perché anche se ha dimostrato di saper fare tutto, cantare, ballare, presentare, raccontarsi, lo fa senza quella sindrome da prima della classe "hunzikeriana" devota all'assolutismo della perfezione, bensì con impicci, sbavature, dandoci l'idea che si stia impegnando per noi, e non per gloria personale. Fantasmagorica, Elodie, c'è chi ha invocato per te il Super Bowl e te lo porteresti sicuramente meglio di quei Maroon 5. Poi ci sono i La Rappresentante di Lista, che hanno fatto un Festival meraviglioso, in un mix perfetto di look Valentino da volare via, il suono compatto e felice di esplodere, la voce di Veronica Lucchese che non ci stancheremo di elogiare e la sua fisicità, la dolcezza di Dario Francesco Mangiaracina, sempre sorridente, sempre truccato da dio. Ci mancheranno immensamente.

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Di Madame vi abbiamo parlato dalla prima serata e arrivati alla quinta possiamo solo ribadire, confermare tutto, certe che diventerà gigantesca e tra, boh, vent'anni riguarderemo le immagini di questo festival, dicendo "guarda qui com'era giovane". Faremo, infine, fatica a trovare chi potrà sostituire i Coma_Cose con il loro effetto pet therapy, che ci ha fatti rilassare e sorridere e li avremmo guardati per ore, mentre si cantavano l'amore e California se lo ballava pure, ondeggiando le braccia in modo per me già iconico. "Fiamme negli occhi" è bella, ci aspettiamo un disco bellissimo.

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Ci rimane, infine, l'incognita di chi sarà a prendere il testimone di Amadeo/Amadeus, che pare deciso a mollare, almeno fino ai suoi 70, il ruolo di direttore artistico del Festival. C'è chi parla di Alessandro Cattelan, al momento il più chiacchierato, ma se posso avanzare una candidatura, e posso, ho solo un nome: Daria Bignardi. Sanremo è finito, viva Sanremo.