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Manfredi si ritira, Pd e M5S vogliono un "Salvanapoli" per evitare il default

·Giornalista
·1 minuto per la lettura
MODENA, ITALY - AUGUST 29: Italian Govertnment Minister for research and university Gaetano Manfredi speaks during a public conference at Festa dell'Unità Nazionale of Democratic Party (PD) on August 29, 2020 in Modena, Italy. (Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images) (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)
MODENA, ITALY - AUGUST 29: Italian Govertnment Minister for research and university Gaetano Manfredi speaks during a public conference at Festa dell'Unità Nazionale of Democratic Party (PD) on August 29, 2020 in Modena, Italy. (Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images) (Photo: Roberto Serra - Iguana Press via Getty Images)

“Napoli di fatto è al dissesto, le passività superano i 5 miliardi di euro, in queste condizioni il sindaco diventa un commissario liquidatore. Servirebbe un nuovo patto per la città come è stato fatto per Roma”. Tutto per aria a Napoli. La coalizione c’è, il candidato non più e non ancora. Quello partenopeo per ora è l’unico capoluogo che andrà al voto autunnale ad aver ufficializzato l’alleanza giallorossa, scolpita ieri da un accordo tra i vertici locali di Pd e M5S, e benedetta da Luigi Di Maio in persona: “Abbiamo suggellato un patto ambizioso, correremo insieme”. Ma con un colpo di scena in extremis il candidato più accreditato e “trasversale”, l’ex rettore e ministro dell’Università del governo Conte Due, Gaetano Manfredi, si ritira. Con una lettera accorata che motiva la sua “riflessione” dopo giorni di silenzio.

“Napoli è la mia forza e il mio dolore, la città dove mi sono formato, che ha ispirato la mia vita e reso l’uomo che sono” scrive. Ma così è ingovernabile: debiti e crediti inesigibili per miliardi, partecipate “in piena crisi”, macchina amministrativa “povera di personale e competenze”. Solo un “intervento legislativo di riequilibro, un immediato incisivo e concreto privo di artifici contabili può salvarla”. In sostanza, servirebbe un patto istituzionale che vada oltre il “campo progressista”. E un decreto ad hoc come è stato per Roma nel 2019. “Nella Capitale c’è stato il “Salvaroma” - avrebbe confidato agli amici più stretti – A Napoli, senza una soluzione politica sarà difficile per il prossimo sindaco, chiunque sia, sfuggire al default”. La partita, insomma, si gioca tra governo e Parlamento. Appello subito raccolto da Roberto Fico: &ldq...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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